Speranze di ghiaccio – Odessa n.3 (luglio 2019)

Scritto da Paolo M.G. Maino

15 Ago, 2019

Prosegue il conto alla rovescia di Odessa con il numero 3 Speranze di ghiaccio, scritto come i primi due da Rigamonti (ideatore della serie), disegnato da Lucia Arduini e colorato da Daria Cerchi.

Per chi non lo sapesse Odessa è una maxiserie di 24 numeri di genere science fantasy che racconta del mondo nato dalla fusione tra la città Ucraina di Odessa e l’astronave Serraglio 457 che trasportava centinaia di razze aliene differenti prigionare sotto il controllo dei cattivi alieni Ignoti. E l’espressione conto alla rovescia che ho usato all’inizio è determinata dal fatto che i 24 mesi di prevista vita editoriale del fumetto coincidono con i 24 mesi in cui Odessa resterà relagata in un limbo fuori dal tempo e dallo spazio prima di tornare nel flusso temporale consueto con effetti devestanti sulla Terra e soprattutto con l’arrivo dei malevoli Ignoti pronti a sottomettere ed annientare tutto e tutti.

Di questa lotta contro il tempo sono a conoscenza poiché persone ovvero il gruppetto di eroi capitanato da Yakiv, il simbolo vivente della fusione visto che lui stesso si è fisicamente e mentalmente fuso con la mente e il corpo alieno di un potente telepate prigioniero anche lui dell’astronave-prigione.

 

 

 

Speranze di ghiaccio – Odessa n.3

Soggetto e sceneggiatura: Davide Rigamonti

Disegni: Lucia Arduini

Colori: Daria Cerchi

Copertina: Mariano De Biase

Che cosa accade in Odessa n.3? Lo schema è semplice. Per completare la costruzione di un’arma che potrebbe sconfiggere gli Ignoti Yakiv e i suoi compagni (guidati dalla scienziata Tori) devono recuperare delle pietre preziose che sono in possesso delle varie razze aliene che le cedono ai nostri solo in cambio di un loro supporto in problemi interni. Questo meccanismo che si ripete è sempre legato ad un altro filo rosso ovvero il collegamento (e la scoperta) tra il passato di Odessa o delle specie pre-fusione e quello che è successo nei 20 anni di vita del mondo di Odessa post-fusione. Su questo i colori giocano un ruolo importante nel guidare il lettore tra passato e presente.

 

 

 

In Speranze di ghiaccio, Yakiv, Zhiras e Goraz devono aiutare i Nertekk, popolino di piccoli alieni che vive in un ambiente artico sottozero, a sconfiggere un misterioso essere che ha trucidato alcuni Nertekk andati in esplorazione alla ricerca di zone adatte per la riproduzione della loro specie.

La storia del passato è legata ad una storia infelice di un impiegato intelligente ma mingherlino e poco cool apparentemente rispetto ai canoni di bellezza e di prestanza della nostra spesso meschina società.

Le due vicende si andranno a fondere (termine proprio appropriato) nelle scene finali e si legheranno anche alla sottotrama (interessante e spero ricca di sviluppi) della relazione (amorosa?) tra Yakiv e Zhiras.

Non aggiungo di più ma provo a commentare. Ho letto due o tre volte il fumetto che alla prima impressione non mi aveva totalmente conquistato. Ben curato, intendiamoci, ma un po’ freddo come le speranze del titolo. Mi sembrava che l’assenza del grande nemico (come già indicato nel mio commento al numero 2) fosse un elemento di debolezza importante (e la cosa non mi pare risolta dalla visione cthulutiana degli Ignoti in una pur bella splash page).

 

 

Poi dalla rilettura ho trovato il filo rosso che mi ha convinto (anche a continuare l’acquisto). La struttura della trama è un omaggio ad una puntata-tipo di Star Trek (TOS o TNG): una trama principale vede un gruppo dei protagonisti scendere sul pianeta X e conoscere il popolo Y affrontando la minaccia Z; una sottotrama riguarda degli elementi secondari che servono a dare profondità e realismo; il tutto condito da precisi dettagli scientifici e dalla volontà di raccontare/immaginare l’incontro con gli alieni con una chiara volontà di conoscere e incontrare e non di prevaricare.

E del resto (ma non so se è così…) il nome del popolo dei Nertekk mi sembra porti dentro suoni di Star Trek e di The Next Generation!
Da buon amante della serie classica di Star Trek e anche di The next Generation devo dire che questa idea del microcosmo odessiano specchio di un grande macrocosmo dell’universo mi convince (e per altro mi ricorda anche la gigantesca Trantor del Ciclo della Fondazione di Asimov). Ora però datemi un cattivone che dia del reale filo da torcere a Yakiv e toglietemi quella faccia da ‘spentone’ a Goraz ogni volta che deve darle troppo forte a qualcuno!!!

Infine menzione speciale all’ottimo lavoro di Daria Cerchi ai colori che continua quell’attenzione tipica di questa serie alle scelte cromatiche. Buono anche il lavoro di Lucia Arduini che ci offre delle sicure interpretazioni di Yakiv e Zhiras in particolare.

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