E la chiamano estate – Cani Sciolti n.3 (gennaio 2019)

Scritto da Paolo M.G. Maino

17 Gen, 2019

Dopo la storia d’esordio a cavallo tra 1968 e 1988, la serie Cani Sciolti, da poco in edicola per la linea Audace della Sergio Bonelli Editore, continua il suo cammino con il numero 3 E la chiamano estate. Al timone del soggetto e della sceneggiatura c’è il creatore della serie ovvero Gianfranco Manfredi che dopo gli scenari di avventura classica per serie come Magico Vento, Volto Nascosto, Shangai Devil e Adam Wild, percorre insieme con la casa editrice milanese la nuova via (nuova per il fumetto seriale italiano) di un ‘dramedy’, il racconto di momenti di vita di sei ragazzi che si conoscono in mezzo alle agitazioni di piazza del 1968 e continuano a rimanere legati negli anni a venire quanto meno fino al 1988. Ad accompagnare Manfredi in questo numero 3 (e nel prossimo numero 4) sono le matite e le chine del disegnatore brasiliano Pedro Mauro che con Manfredi ha già lavorato per due numeri di Adam Wild e per l’albo Mugiko uscito nella collana Le Storie.

 

E la chiamano estate – Cani Sciolti n.3

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni e copertina: Pedro Mauro

In questo numero 3 i riflettori sono puntati sul racconto di una doppia vacanza: quella dei sei ragazzi che da Milano vanno in gita al Sud (a Scilla in particolare) e quella della annoiata madre di Marghe, ricca donna dell’alta borghesia milanese, che passa la sua estate a Nizza in cerca di avventure amorose con vari amanti.
Una brevissima sinossi: la vacanza dei sei ragazzi a Scilla si trasforma nella scoperta di un ambiente pieno di omertà e di violenze subite ma non conclamate e le decisioni che i sei prenderanno li porteranno ad accogliere nel gruppo anche una ragazza olandese loro coetanea. La madre di Marghe in un crescendo di scene che ricordano i film sulla costa azzurra di fine anni sessanta si troverà in mezzo a presunti amanti e a reali investigatori privati pagati dal marito per scoprire i segreti della consorte.

Cani sciolti si conferma una serie particolare rispetto agli standard classici del fumetto Bonelli in cui l’elemento Avventura è posto in primissimo piano sostanzialmente sempre ed è difficilmente paragonabile anche ad una serie intimistica e più riflessiva come Julia (che è tornata – per altro – con una ristampa di cui prima o poi noi di FumettiAvventura vi parleremo). I fattori che la rendono particolare sono vari e qui rispetto all’episodio che stiamo recensendo mi interessa sottolinearne alcuni: la sceneggiatura di Manfredi è asciutta, senza fronzoli, senza i tanto discussi ‘spiegoni’ e questo rende il fumetto veloce da leggere e anche da rileggere; questa è un’altra caratteristica di Cani sciolti: invita a farsi rileggere per cogliere qualche sguardo o passaggio in più; infine l’attenzione ai fenomeni culturali e sociali legati ad un periodo storico così importante non è motivo sullo sfondo ma è nel focus principale della narrazione.

Questo aspetto (unito alla scelta di questa sceneggiatura asciutta e in presa diretta come un film girato secondo i dettami del movimento Dogma creato anni fa da Lars Von Trier) è anche quello che sta rendendo – a mio avviso – necessariamente più lenta la fase di caratterizzazione dei protagonisti. Mi spiego: in questo numero dovendo presentare nuovi contesti geografici e culturali (Scilla e il Sud o la Costa Azzurra e le vacanze dei ricconi), lo spazio dedicato all’approfondimento delle relazioni tra i ragazzi non aggiunge molto a quello che già abbiamo conosciuto dalla prima storia milanese vissuta a cavallo tra 1968 e 1988 (di fatto la persona su cui scopriamo di più è la mamma di Marghe). Il giudizio però non è definitivo sulla storia che è stata pensata sulle 128 pagine e quindi sui due numeri e non sul singolo numero che potrebbe avere una forte natura proemiale. Lo capiremo ovviamente tra meno di un mese quando si concluderà la vicenda legata all’estate del 1968.

I disegni di Pedro Mauro accompagnano con chiarezza la narrazione anche se funzionano per me meglio nella sezione notturna legata alla Costa Azzurra (la scena finale con il giro in macchina). Ma anche in questo caso il giudizio non può che essere parziale e dobbiamo aspettare il numero 4 per poterne esprimere uno in modo più completo (e ripeto ho riletto il fumetto 3 o 4 volte e quindi i disegni mi sono complessivamente piaciuti!).

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