Senzanima: Fame – vol.2 (novembre 2018)

Scritto da Paolo M.G. Maino

17 Gen, 2019

Dopo l’esordio a novembre 2017 con il primo volume (che abbiamo recensito qui), è arrivato in libreria il secondo volume della miniserie Senzanima, spin-off della serie Dragonero che è ambientato negli anni passati dall’adolescente Ian Aranill presso la compagnia di ventura dei Senzanima. Un volume di grande formato a colori e ricco di bei redazionali. La miniserie è inserita nella linea Audace e presenta una narrazione più cruda con contenuti espliciti adatti ad un pubblico maturo ed è di fatto l’ideale contraltare di Dragonero Adventures pensato per i più piccoli. La serie Senzanima, immaginata per una uscita nelle edicole nel formato Audace (64 pagine a colori) e per ora progettata in un primo arco narrativo di 12 numeri, sembra destinata a detta degli autori di rimanere solo nel formato da libreria per una scelta che per le produzioni originali Bonelli è sostanzialmente una novità assoluta visto che finora in libreria uscivano ristampe o comunque fumetti destinati ad essere pubblicati in breve tempo anche in edicola (come è accaduto per il volume Sessantotto di Cani Sciolti o anche per Monolith, ma come non sembra accadrà per Chanbara di Recchioni e Accardi, anch’esso per ora destinato solo al mercato delle librerie). Una scelta che fa discutere ma che dalla sua valorizza in pieno i disegni, i colori e la stessa impaginazione delle tavole (che a volte nella serie regolare di Dragonero sembra un po’ soffrire del formato classico Bonelli).

 

 

Senzanima: Fame – vol.2

Soggetto e sceneggiatura: Stefano Vietti

Disegni: Ivan Calcaterra

Copertina: Mario Alberti

Colori: Andres Mossa

Veniamo ora a  Fame, secondo episodio della serie scritto da Stefano Vietti e disegnato  da Ivan Calcaterra coi colori di Andres Mossa.
Vietti ci racconta di un tema classico delle dure guerre sul tipo di quelle medievali o dell’inizio dell’era moderna: le battaglie prolungate si portano dietro carestia e la carestia ha come conseguenza la Fame. Ian insieme al Carogna e a Burba viene inviato dal capitano Greevo Senzanima a cercare luoghi da razziare per procurare cibo alla compagnia. Dopo una breve ma movimentata sosta in una locanda, è Ian a trovare le tracce per una fattoria che sembra offrire quello che i tre stanno cercando. Ma ovviamente niente è come sembra ed è l’inizio di una serie di eventi dal tono orrorifico e splatter che portano al gran finale.
Vietti si muove perfettamente a suo agio nel clima della dura campagna militare delle guerre mercenarie (è un grande appassionato di storia militare oltre che di modellini di soldatini e si è studiato con Enoch le guerre europee tra quattrocento e cinquecento) e scrive una sceneggiatura dura e tagliente. Ogni parola e ogni gesto servono a descrivere un pezzo di quei due anni che hanno contribuito a forgiare il carattere del futuro Dragonero. Ian ci appare già più duro rispetto al novellino della prima storia, ma questo non vuol dire che, al contrario della maggior parte dei personaggi che lo circondano, non sia privo di ‘anima’ (per giocare in modo contrastivo con il titolo della serie) e da una umanità che lo differenzia. Inoltre, come già nel primo episodio, anche qui vediamo in un flashback un altro tormentato ricordo di Ian degli anni vissuti nella tenuta paterna di Silverhide e raccontati nella serie Dragonero Adventures. In questo caso si tratta del ricordo del gigante Gheba (quello che sposta le vacche prendendole sotto le braccia) ed è – vi assicuro senza aggiungere altro  un colpo al cuore.

 

 

Pur in una serie che vuole descrivere in modo corale la vita di una compagnia di mercenari, mi è parsa corretta la scelta di concentrare l’attenzione solo su tre personaggi: il Carogna (che è tornato in una storia della serie regolare anche con un piccolo episodio a lui dedicato e disegnato da Emanuele Gizzi), Burba e appunto Ian. Difficile in una storia di 64 pagina pensare di mettere più carne al fuoco. Molto drammatiche e violente le scene alla fattoria che portano, come già detto, ad un finale forte e che non cede a nessun facile pietismo.
Se il primo numero aveva goduto dei disegni di Mario Alberti, questo secondo vede gli altrettanto splendidi disegni di Ivan Calcaterra (che per inciso è già al lavoro su una seconda storia di questa miniserie). Calcaterra prende possesso della libertà concessagli nell’impostare la pagina e ci delizia con pagine che allargano gli orizzonti su vasti paesaggi alternate ad altre di gran dinamismo, il tutto condito da una forte carica espressiva nei volti e nelle espressioni dei vari personaggi. Notevole il lavoro di continuità con quanto fatto da Alberti nel primo numero e che sia notevole lo dico anche perché non è facile lavorare su una serie che per ora ha previsto l’uscita di un numero all’anno. Ma per chi ha letto il primo episodio, leggere questo secondo è stato come ritrovarsi immediatamente in un contesto ben noto e famigliare.

 

Una facilità di lettura che è un altro merito da ascrivere agli autori nei quali vanno aggiunti il colorista Andres Mossa che contribuisce a dare questa impressione di continuità e la letterista Marina Sanfelice che in un periodo di grande sforzo creativo ha il merito di aver caratterizzato anche il lettering della serie con uno stile che lo distingue da altre produzioni Bonelli (anche da Deadwood Dick in cui la stessa Sanfelice compie altre scelte grafiche).
Che dire di più? Se non lo avete letto, procuratevelo e se volete e siete in zona, passate a conoscere Ivan Calcaterra alla Galleria Boragno (Bookstore Mondadori) questo sabato 19 gennaio alle ore 17 a Busto Arsizio in Via Milano! Noi di FumettiAvventura ci saremo!

 

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