Il multiverso Bonelli: da Zagor a Nathan Never Generazioni passando per Dragonero e Brad Barron

Scritto da Paolo M.G. Maino

29 Mag, 2018

L’uscita del primo numero (anticipato dal numero zero di cui parliamo qui) della miniserie di Nathan Never: Generazioni è l’occasione per fare una carrellata a tema multiverse nel panorama delle serie della Sergio Bonelli Editore.
Il multiverso, per chi ne fosse a digiuno – ma so che tra chi ci legge è nozione ben nota -, è un’idea a metà tra la fisica e la fantascienza e di fatto è sintetizzabile in questa breve definizione: ‘universi paralleli o meglio infiniti universi paralleli che possono divergere per particolari minimi o in qualche caso per differenze macro’. In fisica i riferimenti essenziali sono Heisenberg, Einstein e la quantistica, in letteratura l’idea base è quella di Alice nel paese delle meraviglie: la porta verso un nuovo mondo, così vicino eppure così lontano. Mille autori, mille testi e mille film si basano su questo presupposto e sarebbe lungo farne un elenco sommario. Ci basti citare un racconto come Pickman’s model di Lovecraft o l’universo dello specchio nelle varie serie di Star Trek (ne parla qui bene Manuel Enrico su Justnerd).

 

E in Bonelli?
Facciamo in questo caso una carrellata per inquadrare l’uso del multiverso nei fumetti della casa editrice. Da quale personaggio inizia la tradizione del multiverso? Ovviamente da Zagor, il più poliedrico e vario dei personaggi Bonelli che ha aperto e sperimentato le mille vie dell’avventura: siamo nel 1981 e Tiziano Sclavi sta guidando un’importante (e dibattuta) fase di Zagor post-Nolitta, l’albo che introduce la vicenda è il numero 194 Il teschio di fuoco per i disegni di Donatelli e i testi di Sclavi appunto.
Zagor si trova catapultato nel regno di Golnor attraverso un libro magico (do you remember Alice?) e vive un’avventura dal gusto fortemente fantasy in questo mondo alternativo. Per inciso credo che sia stato proprio questo precedente a suggerire a Burattini, Vietti e Enoch l’idea di far incontrare Zagor e Ian Aranill, ossia Dragonero, nello speciale a colori numero 2 della fortunata serie fantasy intitolato Avventura a Darkwood pubblicato nell’estate del 2015. Un’avventura che lascia in eredità allo scout imperiale dell’Erondàr un prezioso dono: una scure di Zagor.

Aperta la porta all’avventura nel multiverso ad inizio anni ottanta, gli esempi aumentano in modo esponenziale. Se da Martin Mystère e Dylan Dog ci possiamo aspettare alcune scorribande in tal senso (penso proprio alla riproposizione ad esempio del racconto lovecraftiano sopra citato Pickman’s model con la stupenda storia La casa ai confini del mondo dell’agosto del 1982 o seppur in modo non così esplicito e in più circoscritto nello spazio alla Neverland delle storie legate a Peter Pan di Martin Mystère o alla Zona del crepuscolo nella saga di Dylan Dog), sono Nathan Never e Dampyr a rendere il riferimento al multiverso non più un’occasione saltuaria ma un elemento strutturale della serie.
Per l’Agente Alfa basta ricordare tutte le storie legate all’uomo quantico che trova il culmine nella recente saga di Omega dei numeri 301-303.

 

La mineserie Nathan Never: Generazioni sembra voler portare al massimo grado l’idea sottesa anche nel numero cento della testata di punta della fantascienza in Bonelli: se ci sono infiniti universi allora ci sono infinite versioni di Nathan Never, tutte però unite dallo stesso leitmotiv, Nathan è un elemento essenziale per l’ordine e il bilanciamento o in qualche caso la salvezza di ogni versione differente della Terra del futuro. Tra l’altro l’idea di base di queste saghe è legata allo stesso autore, Antonio Serra, che ha usato dichiaratamente l’idea del multiverso anche per altre due sue creazioni: il ranger dello spazio Gregory Hunter e il geniale e malefico inventore Greystorm.
«Attraverso il tempo e le dimensioni […] conoscerete finalmente Gregory Hunter», così recita una didascalia del primo numero. E il monaco errante ci spiegherà nel dettaglio che esistono varie Terre e che in quella e vari Universi e che in quello di Gregory la scoperta delle Pile Coleman ha aperto la grande stagione dei viaggi interstellari.

E il mondo di Robert Greystorm? È sia il nostro mondo sia un mondo alternativo dal sapore steampunk (come lo è anche quello de I pionieri dell’ignoto, recente romanzo Bonelli a firma Vietti e Bignamini). Ed è sicuramente questa sfasatura tra elementi della nostra realtà uniti a elementi di fantasia ad aumentare i fattori di interesse e curiosità nel lettore (ho personalmente preso la riedizione in grande formato della saga di Greystorm ed è stato un bel leggere!).

Ma oltre al prolifico e immaginifico Antonio Serra, bisogna citare altri quattro autori che hanno posto il multiverso come elemento cardine della loro narrazione: Mauro Boselli in Dampyr, Federico Memola con La stirpe di Elan in Zona X e soprattutto con Jonathan Steele, Claudio Chiaverotti con Brendon e Morgan Lost e Tito Faraci con Brad Barron.

La più complessa struttura del multiverso (paragonabile a quella di Nathan ma forse ancora più curata) è quella dell’universo dampyriano: l’idea stessa alla base nasce dalla teoria di diversi mondi più o meno comunicanti tra di loro. Harlan Draka si muove nella nostra realtà, ma è figlio del Maestro della Notte Draka, uno tra i più potenti alieni succhiasangue dagli incredibili poteri scappati da un mondo morente. E al fianco di questo perduto mondo dei maestri, sono tante le porte che si aprono nel multiverso di Dampyr (il luogo ‘altro’ per eccellenza è la dimensione nera da cui provengono demoni come il divoratore di carne Thorke).

Federico Memola  nella sua produzione tra anni novanta e inizio anni 2000 ci ha raccontato di mondi alternativi simili al nostro come quello di Jonathan Steele ma caratterizzati da novità importanti (i poteri magici diffusi) oppure di universi fantasy paralleli come nella bella saga de La stirpe di Elan pubblicata a puntate sul bimestrale Zona X: in quel caso è proprio il contatto tra il nostro mondo e il mondo di Elan a generare tutte le vicende. Si tratta di una serie che è stata molto amata dai suoi lettori (io sono stato tra questi) e che sarebbe bello rivedere in edicola!

Di Claudio Chiaverotti e dei suoi Brendon e Morgan Lost tanto si è scritto e tanto si è detto in loro lode. Mi aggiungo anch’io a questo coro ricordando che la conferma di questa realtà da ‘multiverso’ viene dallo speciale Brendon del 2016 che vede il fugace incontro dei due mondi distopici e discronici del cavaliere di ventura e del cacciatore di taglie e troverà ulteriore conferma nei primi due numeri della nuova serie di Dark Novels che vedranno il team-up  tra Morgan Lost e Dylan Dog (come ci ha comunicato Chiaverotti nell’ultimo numero di Morgan Lost).

E ancora si può ricordare, come anticipato, la saga fantascientifica di Brad Barron che è ambientata in un terra alternativa dove l’arrivo degli alieni Morb sconvolge la vita dell’umanità ridotta quasi completamente in schiavitù. La miniserie ha avuto un successo importante, è continuata con alcuni speciali, con la riedizione in grande formato da libreria e continuerà con un nuovo speciale in team-up con Zagor a riprova ancora delle porte girevoli del multiverso Bonelli.

Ma in un elenco così lungo non può mancare anche uno tra i miei autori preferiti: Gianfranco Manfredi con la sua penultima avventura fumettistica, ovvero l’avventuriero nemico degli schiavisti Adam Wild. Ma come un personaggio così immerso nella Storia tocca anche lui porte verso nuovi mondi? Ebbene sì, in quello straordinario numero che è stato La medusa immortale per gli splendidi disegni di Antonio Lucchi, Adam Wild viaggia nel tempo e nello spazio e alla fine abbiamo anche una fuggevole visione del mondo legato alla città scomparsa di Odwina. Ci sarà un seguito? Sarebbe davvero bello per noi orfani di Adam!

Insomma la miniserie Nathan Never: Generazioni ha tanti precedenti illustri e si inserisce in un multiverso molto dinamico in casa Bonelli, un multiverso che ha dato prodotti ottimi e altri risultati meno convincenti (lo speciale Brendon-Morgan Lost non mi ha soddisfatto devo ammetterlo e così non mi sono parse totalmente vincenti alcune scelte della saga di Omega in Nathan Never) e che ci offrirà ora ben sei versioni differenti di Nathan Never (e chissà che qualcuna di queste non continui… come successe per alcune serie mutanti dell’Era di Apocalisse della Marvel negli anni novanta!).

P.S. dimenticavo di almeno citare anche le miniserie Gea e Lilith di Luca Enoch e anche ovviamente tutto l’universo di Orfani di Roberto Recchioni…

Continuiamo a parlarne nel gruppo FacebookL’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

Ti potrebbero interessare

2 Commenti

  1. Beh, negli Orfani si cita esplicitamente il progetto Sky Painted di Caravan….

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *