Sangue Kiowa – Zagor n.654 (gennaio 2020)

Scritto da Francesco Benati

3 Gen, 2020

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo sarà ottimo. Sì, perché Sangue Kiowa, testi di Jacopo Rauch e disegni di Joevito Nuccio, non solo apre il 2020 di Zagor (nei crediti è riportato gennaio 2020, ma in alcune zone d’Italia, tra cui nella città del sottoscritto era già in edicola il 31 o addirittura il 30 dicembre), ma il 2020 dell’intera Sergio Bonelli Editore. Un biglietto da visita importante, uno di quelli che è meglio non sbagliare.

Giusto qualche giorno fa è uscita, sempre per questo portale, la mia recensione di Tex l’Inesorabile e mi sono divertito a raccontarne le traversie produttive. Ebbene, Sangue Kiowa non raggiunge affatto tali livelli, però anche questa storia ha fatto parecchio penare sia gli autori che i lettori, i quali hanno dovuto attendere circa cinque anni, dal momento dell’annuncio, per vederla pubblicata.

 

 

Sangue Kiowa – Zagor n.654

Soggetto e sceneggiatura: Jacopo Rauch

Disegni: Joevito Nuccio

Copertina: Alessandro Piccinelli

La lavorazione è iniziata nel 2015, ma l’incredibile lentezza del disegnatore Nuccio ha portato la redazione a posticipare continuamente l’uscita in edicola. Fino a pochi mesi fa, questa storia doveva rientrare nella collana del Color Zagor, ovvero la serie semestrale che, in albi di 132 pagine a colori, mette in scena di volta in volta un personaggio diverso del microcosmo di Zagor. 

Questa volta l’onore, e l’onere, era toccato a Winter Snake, indubbiamente uno dei personaggi più famosi e carismatici della serie, il grande capo Kiowa antagonista di Zagor in una delle storie più amate, cioè La marcia della disperazione, scritta da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, e disegnata da Gallieno Ferri con il contributo, nelle pagine finali, di Franco Bignotti

In alcune storie successive, poi, Winter Snake è passato dall’essere un avversario di Zagor all’esserne un alleato, anche se l’indiano non ha mai fatto mistero del proprio scetticismo, per non parlare di odio, verso gli invasori bianchi.

A ridosso della pubblicazione, prevista per dicembre dell’anno appena concluso, Nuccio non era ancora riuscito a completare l’intero lavoro e quindi l’avventura è stata dirottata sulla serie regolare e il Color sostituito con quello su Doc Lester (tranquilli, a brevissimo parlerò anche di quello).

Già questo, in realtà, è il principale, e forse unico, difetto di questa storia, almeno finora.

Ma ne riparleremo più tardi.

 

Sinossi: Winter Snake penetra di notte a Fort Summer per uccidere il senatore Blake. L’attentato non riesce e il capo Kiowa viene arrestato. Zagor, interpellato dal comandante del forte, giunge alla cella dell’amico per ottenere spiegazioni, ma l’indiano riesce a liberarsi e a fuggire. Per capire il perché dell’attentato e del misterioso comportamento di Winter Snake, Zagor e Cico partono al suo inseguimento.

Partiamo subito dicendo che è vero che abbiamo dovuto attendere molto per vedere pubblicata questa storia, ma è altrettanto vero che l’attesa è stata ampiamente ripagata.

Jacopo Rauch si conferma lo sceneggiatore zagoriano più interessante da tenere d’occhio in questo momento e in questa avventura vive alcuni dei suoi momenti migliori. L’apertura, dall’impianto molto epico e teatrale, lascia poi il passo all’avventura più sfrenata fatta di sparatorie, scazzottate, inseguimenti e anche di qualche momento di riflessione. Il climax, grazie anche ai disegni di Nuccio, arriva più o meno a metà albo, quando assistiamo allo scontro corpo a corpo tra Zagor e il capo Kiowa, uno scontro che non mancherà di esaltare i lettori zagoriani.

E l’applauso spetta naturalmente anche a Joevito Nuccio. La sua lentezza è direttamente proporzionale alla sua bravura, anche se nel suo caso occorre specificare che non parliamo di un disegnatore di professione, bensì di un semplice appassionato che lavora alla storia nei ritagli di tempo che gli lascia il suo lavoro ufficiale.

Pur rifacendosi chiaramente al modello di Gallieno Ferri, Nuccio proietta Zagor nel nuovo millennio, offrendo una versione più moderna e dinamica dell’eroe di Darkwood e del suo mondo. Per quanto nessuno possa chiedere a Nuccio di prendersi un simile rischio, tutti noi vorremmo che si dedicasse a tempo pieno al disegno per poter essere molto più presente sulla serie regolare. 

Dettagliato e cinematografico, Nuccio spazia abilmente dalle scene in interni a quelle in esterni, da quelle statiche alle frenetiche scene d’azione.

E fin qui sembra che io abbia consacrato definitivamente l’albo.

Qual è, dunque, difetto di cui parlavo prima?

Semplice: il fatto che questa storia fosse originariamente pensata per il Color, ovvero un albo da 132 pagine, la rende parzialmente inadatta ai ritmi del mensile. La domanda del perché Winter Snake ce l’abbia tanto con il senatore Blake al punto da tentare di accopparlo nel sonno, trova già risposta nelle ultimissime pagine dell’albo, ammazzando la suspance e lasciando alla conclusione della vicenda soltanto le pagine iniziali dell’albo di febbraio. Il ritmo non è adatto al mensile, la scansione delle scene è tarata su un altro tipo di pubblicazione. 

Sono difetti cui la quasi totalità dei lettori non presterà la minima attenzione, oppure la ignorerà, ma ho ritenuto doveroso riportarla, viste anche le particolari traversie produttive.

Sia chiaro che, nell’economia del racconto, parliamo di un difetto tutt’altro che penalizzante che non va granché a danneggiare una storia che, almeno finora, ha tutte le carte in regola per essere un piccolo classico della serie.

Una nota per gli zagoriani più incalliti: per quanto Sangue Kiowa non possa essere considerato un seguito de La marcia della disperazione, lo sceneggiatore Jacopo Rauch ha, più o meno volontariamente, posto rimedio alla scena più incredibilmente no sense dell’intera saga quasi sessantennale di Zagor, scena presente proprio ne La marcia della disperazione.

Ai lettori il piacere di scoprire di cosa sto parlando.

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