Lettera aperta a Toni Servillo

Scritto da Manuel Enrico

31 Ago, 2019

Caro signor Servillo, lei non trova che il silenzio sia una cosa stupenda?

Il silenzio è un bene prezioso, così raro che oramai sembra sparito, nascosto chissà dove per proteggerlo da sguardi indiscreti. Invece dovremmo amarlo questo silenzio, magari usandolo per evitare di parlare a sproposito, tenendo la bocca chiusa invece di professare conoscenze ignote, che millantate per spocchia si traducono in una manifestazione di ignoranza, se non addirittura di offesa.

Ultimo esempio, proprio lei, mio caro Toni. Durante un’intervista per promuovere il suo film 5 è il numero perfetto si lancia in una personale disamina sull’importanza dei graphic novel, che ambiscono ad essere letteratura, rispetto al ben più riduttivo fumetto. Bocca spalancata dallo stupore, ma mancava il colpo di grazia: «detto con rispetto, nessuno di noi ha pensato di fare Topolino al cinema».

 

Ora, posso capire che per promuovere il proprio film ci si lanci in sperticate lodi e si voglia incensare il materiale originale. Posso capire che un attore impegnato come lei, signor Servillo, non abbia tempo da perdere con quegli scarabocchi che intasano le edicole, ma allora era proprio necessario parlarne? Se non si ha competenza di un argomento, si dovrebbe aprire la cassaforte segreta e tirare fuori il prezioso silenzio.

Perché, caro Servillo, le dichiarazioni fatte son un esempio perfetto di come il fumetto non sarà mai apprezzato veramente, visto che anche chi ne sta trovando giovamento come lei (5 è il numero perfetto è un graphic novel di Igort), non ha idea di che accidenti sia il fumetto o il graphic novel. Tralasciando il fatto che la complicità è anche di autori di fumetti che oggi, nella speranza di essere considerati artisti impegnati, si fanno grandi annunciando di aver realizzato un graphic novel anziché un fumetto, come se la qualifica derivasse dal formato di stampa e non dal contenuto. Ma questa è un’altra storia, ora è pura accademia.

La realtà è che Servillo ha mostrato ancora una volta la scarsa conoscenza di un media importante, visto ancora come un figlio minore della letteratura, perché apparentemente senza valore. Oltre a mancare di lucidità e competenza, questa affermazione è ancora più offensiva per chi, di fumetto, ci vive, di quei professionisti che contribuiscono a mantenere vivo un modo di narrare che la spocchia di ‘artisti impegnati’ può farsi beffe impunemente.

Caro Servillo, ho l’impressione che lei, di fumetto, di ciò che ci gira attorno, non abbia manco una minima idea. Non ha idea della fatica di un disegnatore, dell’impegno di uno sceneggiatore o di un letterista. La sua conoscenza si limita a Topolino, che usa come ultimo strumento di derisione del mondo del fumetto. Topolino e Paperino, mica son roba da film.

Ecco, io ora le vorrei fare un regalo, signor Servillo. Le vorrei regalare le perle di saggezza di Don Rosa ne La Saga di Paperon de Paperoni, che sarà pure un ‘fumettino’ con i paperi, ma racchiude tanta di quell’umanità che sfido anche lei a denigrarlo ancora. Guardi, crepi l’avarizia, le metto anche un fumetto popolare, La Lunga Marcia [n.d.r. della serie Nathan Never] di Boccanfuso e Pistoia (e lo so è roba da edicola, ma non si scandalizzi, non lo diciamo a nessuno, promesso), e mi dica se non le prende il magone nel leggere le parole di un uomo morto che cammina. E potrei andare avanti per ore, da Eisner a Spiegel, passando per Miller e Pratt.

 

Vede, signor Servillo, lei si è affidato ai luoghi comuni, senza pensare che le sue parole non avrebbero sminuito un prodotto, ma un’intera categoria di lavoratori, di gente che strenuamente lavora per regalare un’emozione e che, per colpa di persone come lei, vede la propria opera costantemente sminuita.

Dire che il graphic novel è una forma migliore del fumetto è puerile, un modo raffinato per dire che per un fumetto lei non presterebbe la sua arte, non si abbasserebbe a tanto, ma per un graphic novel non ci sono problemi, è quasi letteratura. Promozione comprensibile, ma che per sua sfortuna si è rivolta a gente che questo mondo lo conosce bene, lo ama e lo rispetta, e non accetta che nessuno lo denigri per ignoranza.

 

Oltretutto, lei che di cinema ha fatto la sua ragion di esistenza, dovrebbe conoscere due cortometraggi approdati lo scorso secolo al cinema. Glieli consiglio, sono vecchi ma hanno ancora il fascino: Steambot Willie (1928) e La gallinella saggia (1934). Protagonisti, un topo e un papero, Mickey Mouse e Donald Duck. Mi scusi, Topolino e Paperino. Pensi non solo sono un fumetto da lei deriso, ma nel cinema non ci sono arrivati, dal cinema, dai cortometraggi, sono addirittura nati. Non sto a citarle tutti gli altri film al cinema in cui sono comparsi (Fantasia, Saludos Amigos, I Tre Caballeros giusto per dire i primi che mi vengono in mente), o le candidature agli Oscar che hanno collezionato,  ma le consiglio di farsi un giro su Google, informarsi e poi dare un parere informato.

E in bocca al lupo per il suo film!

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