Kurjak, il vampiro – Dampyr 229 (aprile 2019)

Scritto da Paolo M.G. Maino

7 Apr, 2019

L’uscita dell’albo di aprile di Dampyr è stata attesa dai fan storici con una certa trepidazione visto il titolo e visto il preview della copertina e di alcune tavole: Kurjak trasformato in vampiro? Possibile che dopo anni al fianco di Harlan Draka, l’ormai non più giovane Emil Kurjak (ha quasi 60 anni) sia dicventato un non-morto? I segnali di un malessere importante per il veterano di mille combattimenti ci sono da mesi sulla serie regolare (perché quella tosse insistita?) e per una serie che vede lo scorrere del tempo in modo pressoché naturale, ovvero 20 anni dal primo numero sono effettivamente 20 anni di vita dei personaggi, qualcosa all’unico ‘umano’ del terzetto deve pur accadere del resto…

Kurjak, il vampiro – Dampyr 229

 

Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio

Disegni: Fabio Bartolini

Copertina: Enea Riboldi

Ma come ci viene anticipato dal redazionale di apertura il fato di Kurjak si sta per compiere ma questo Dampyr 229 Kurjak, il vampiro costituisce solo l’antipasto o meglio l’aperitivo di quello che accadrà nei prossimi mesi!
L’albo di aprile è scritto da Giovanni Di Gregorio (che ha recentemente scritto l’ultimo speciale Le bestie del mondo di sotto), mentre torna a disegnare sulla serie regolare di Dampyr Fabio Bartolini (dove mancava addirittura dal 2012) che però aveva dalla sua lo speciale n.11 del 2015 ovvero Il libro del tempo perduto (storia che ha qualche legame come atmosfere con Dampyr 229).
L’albo è in edicola ormai da qualche giorno e la recensione che segue è per chi lo ha già letto o per chi non ha fastidio degli spoiler! Vi ho avvisato!

Partiamo dalla fine o meglio da quello che mi è rimasto al termine della prima lettura: in sintesi un sapore un po’ acre, perché in qualche modo mi sembrava di essere stato ingannato. Allora ho riletto con calma il fumetto e alla fine l’ho trovato convincente e soprattutto ho trovato la battuta chiave per l’interpretazione che mi pare più sensata. La battuta per me illuminante è pronunciata da Harlan (chi se no?) a p.84: «Kurjak non si esprimerebbe così!… neanchè da vampiro!». La serie Dampyr è infatti caratterizzata da un forte realismo che agisce sempre in una doppia direzione: realismo rispetto alle vicende storiche e contemporanee (ovvero il riferimento alla Storia con la ‘S’ maiuscola) e realismo all’interno della narrazione. I personaggi risultano sempre verisimili nelle loro scelte e questo vale per tutti. Kurjak potrà diventare un non-morto un domani? Chissà? Potrebbe anche essere e sicuramente la vicenda legata alla Pallida Maschera ha in serbo delle sorprese anche drammatiche per il nostro simpatico Emil, ma qualunque cosa accadrà  i cambiamenti anche se repentini dovranno essere narrativamente sensati e realistici. Così non accade in Dampyr 229 e per un semplice motivo: il Kurjak vampiro non può essere il vero Kurjak perché è troppo caricato in senso negativo e non ha alcun tipo di esitazione nell’abbracciare la sua nuova vita.

Letto così l’inganno della copertina e del preview diventa anch’esso artificio narrativo su cui la redazione di Dampyr gioca con i lettori. Anche noi come Harlan veniamo ingannati inizialmente, ma tutto il prologo (le prime 10 tavole) che riporta sulle pagine di Dampyr Alel, il Collezionista protagonista del Maxi Dampyr n.5 (vi ricordate? Quello con storia unica disegnata da Corrado Roi e scritta da Di Gregorio), va letto come indizio importante del fatto che i Maestri della Notte non saranno protagonisti e senza Maestri come si può diventare non-morti?
È bravo Di Gregorio in questo senso a depistarci e a rimandare sostanzialmente alla fine l’elemento risolutivo che spiega come stiano davvero le cose (solo a p.87 ovvero poco dopo al momento in cui anche Harlan capisce che non si tratta di Kurjak) e ovviamente sfrutta per tutto il tempo che può le occasioni di incontri-scontri tra Harlan e Tesla con Kurjak vampiro tratteggiando anche le reazioni emotive e i sentimenti del Dampyr e della fidanzata non-morta. Inoltre, esperto ormai di trame dampyriane Di Gregorio sviluppa apparentemente la classica storia in cui salta fuori il nuovo ennesimo Maestro della Notte che potrebbe prendere il posto dei ‘compianti’ Omulù e Vathek nell’Africa del Sud (ma perché non citare anche La Forge? Questa è una bonaria tiratina d’orecchi per Di Gregorio visto che anche La Forge aveva agito nell’Africa Subsahariana), ma del Maestro sentiamo solo un flebile odore…

Ultima considerazione che fa di questa una buona storia è il recupero di ben due personaggi già apparsi in passato: il primo è Alel e il secondo arriva dalla Sicilia e dalla Camera dello scirocco (D114), albo guardacaso sceneggiato da Di Gregorio. Insomma due sottotrame digregoriane (mi si passi il neologismo) giungono a conclusione in questo Dampyr 229 e servono da ipotetico antipasto per le storie che ci attendono da maggio quando Kurjak si recherà in Bretagna dal dottor Kergaz (l’amante di Araxe) per una dura diagnosi sulla sua tosse persistente…
Sul fronte dei disegni torna, come dicevo in apertura, il tratto di Fabio Bartolini che si conferma molto bravo nelle scene notturne (tra tutte la più bella è per me la scena di caccia al rinoceronte interrotta dall’arrivo dei non-morti: e tra i bracconieri e i vampiri si finisce per parteggiare per questi ultimi) o nella scena in cui Harlan ha una delle sue visioni (pp.32-33) come anche nel rappresentare mostri e non-morti con canini e artigli (si veda il volto di Tesla sofferente a p.81).

Insomma alla fine un numero che pare deludere perché ci aspettavamo di più da quella copertina… ma alla fine capire di essere stati ingannati come lo è stato Harlan rimette secondo me in chiaro gli intenti e consente di rileggere l’albo con più distacco e anche con più gusto.
Certo ora ci aspettiamo grossi sconvolgimenti per Kurjak nei mesi a venire e gli autori non potranno più giocarci scherzi come questi!!!

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