Minaccia su New York – Tex 699 (gennaio 2019)

Scritto da Francesco Benati

8 Gen, 2019

Con un filo d’anticipo mi sono procurato, sotto la rassicurante ala della Sergio Bonelli Editore, il nuovo Tex mensile intitolato Minaccia su New York, ultimo capitolo di una mastodontica storia quadrupla iniziata addirittura con l’albo di ottobre L’ombra del Maestro. A tessere le fila di tutto il racconto è il curatore della serie Mauro Boselli, mentre ai disegni c’è il fido collaboratore, ormai ventennale, Maurizio Dotti.

 

Minaccia su New York – Tex 699

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Maurizio Dotti

Copertina: Claudio Villa
Un’enorme saga-monstre di ben quattro albi pieni come non se ne vedevano da quasi quindici anni (l’ultima pubblicazione di questo tipo è Athabaska Lake di Claudio Nizzi e Fernando Fusco uscita a cavallo fra il 2004 e il 2005) e che ha richiesto una lunga gestazione nonostante la nota velocità di Dotti, il quale ha disegnato le 440 tavole che la compongono nel giro di tre anni, aggiungendoci poi un paio di ulteriori storie brevi pubblicate sui Color Tex e sul recente Magazine.

Ovvio che una storia del genere fosse attesissima dai lettori, i quali negli ultimi due anni hanno visto solo comparire storie da due albi, o addirittura da uno solo, quindi il ritorno delle grandi storie lunghe centinaia e centinaia di pagine che hanno contribuito a fare la leggenda di Tex è stato sì gradito, ma c’era anche forte curiosità: sarebbe riuscito Boselli a realizzare una saga di quelle destinate a farsi ricordare negli anni?

 

 

Ovviamente è soggettivo: fidatevi che se leggete questa storia all’età di vent’anni è facile che ve la ricorderete a lungo, se ve la leggete a 60 abbondanti il rischio che la memoria vi tradisca è abbastanza alto.
Detto questo, passiamo al riassunto delle puntate precedenti.
Tex e Carson vengono invitati ad assistere all’esecuzione di Andrew Liddel, detto il Maestro, un supercriminale con cui avevano già avuto a che fare in passato (nelle storie La minaccia invisibile e Wild West Show, entrambe firmate da Mauro Boselli e Guglielmo Letteri). Il Maestro riesce a fuggire con la complicità di Nick Castle, anch’egli vecchia conoscenza di Tex, in quanto era stato alleato di El Supremo nell’omonima storia (sempre di Boselli e Dotti) ed era riuscito a fuggire all’ultimo secondo. I due si alleano per ricattare la città di New York: due milioni di dollari, altrimenti il Maestro avrebbe diffuso il veleno di cui è infettato negli acquedotti della città. Con l’aiuto di Buffalo Bill, dell’ispettore John Byrnes e delle tong cinesi guidate da Low Yet, Tex e Carson dovranno farsi largo nella grande metropoli per sgominare l’organizzazione del Maestro. In mezzo però, fa la sua comparsa anche un’altra vecchia conoscenza dei due ranger: il pugile irlandese Pat Mac Ryan.

Sinossi: Tex e Carson stanno per mettere alle strette il Maestro e Nick Castle, i quali però hanno ancora degli assi da sfoderare. Uno di questi è proprio Pat Mac Ryan, il quale viene utilizzato come esca per far uscire allo scoperto i due ranger e permettere ai criminali di ucciderli. Come faranno Tex e Carson a fiutare la trappola, a salvare Pat e ad arrestare i loro nemici?

Facciamo il punto. Mi è piaciuta questa lunga saga?

Sì, mi è piaciuta parecchio e per tanti motivi.

 

 

Il primo riguarda essenzialmente il lavoro svolto da Mauro Boselli: non ha realizzato il capolavoro della vita, ma ci è andato maledettamente vicino. Nonostante una trama molto intricata, fatta di un numero incredibile di personaggi da tenere a mente e di una girandola di alleanze e tradimenti che avrebbero facilmente fatto perdere la testa al lettore più distratto, Boselli è riuscito a sbrigliare tutta la narrazione in modo che ogni tassello finisse al proprio posto. Certo, alcune situazioni sono un po’ tirate per i capelli (per esempio il folle modo di Tex di introdursi nel covo del Maestro visto nel terzo episodio), ma esse rientrano nella tradizione di Tex, uno che negli anni ne ha combinate di cotte e di crude. Temevo anche che Boselli avesse inserito Pat Mac Ryan un po’ per caso, invece nell’ultimo albo gioca un ruolo fondamentale. Diversi aspetti della narrativa di Boselli trovano posto in questa lunga avventura: oltre alle precedenti storie con il Maestro e Nick Castle, c’è spazio pure per diversi omaggi a un’altra storia molto nota del curatore, ovvero Gli invincibili. Ci sono anche svariati rimandi a storie scritte da Gian Luigi Bonelli negli anni d’oro, come le lotte contro le triadi di Chinatown e Il laccio nero.

 

Boselli gestisce il ritmo della narrazione con precisione chirurgica, sapendo bene quando accelerare e quando rallentare fino al lungo atto finale fatto di scene breve e concitate che alternano Carson e Pat al Madison Square Garden e lo scontro fra Tex e il Maestro, un’alternanza che genera una suspance da togliere il fiato degna di un kolossal cinematografico.

Atri due motivi che mi hanno spinto ad amare questa storia sono l’umorismo e i frammenti di vita quotidiana, due aspetti che per molti lettori, me compreso, sono fondamentali nelle storie di Tex e che ultimamente hanno latitato un po’ per lasciare spazio a narrazioni più seriose e compresse. Qui, con ben quattro albi a disposizione, Boselli può lasciarsi andare a trovate umoristiche di sicuro effetto oltre a svariati passaggi che di narrativo hanno poco o niente, ma che permettono al lettore di rilassarsi e godersi il piacere della lettura.

 

Infine, i disegni: Maurizio Dotti ha fatto un lavoro eccelso di grande ricerca storica (nei limiti del possibile, visto che parliamo di Tex e non di un documentario) e non ha sbagliato un colpo, neppure nell’ultimo albo. Temevo che l’aver realizzato la breve Dinamite mentre era ancora al lavoro su queste pagine avesse compromesso la qualità del disegno, invece tutto si mantiene sui soliti ottimi standard. Tutti i personaggi sono centrati in pieno per quanto riguarda fisicità e recitazione, mai troppo marcata e il buon Maurizio, autentico clone di Carson in quanto anche lui preferisce le praterie e i deserti al posto delle grandi città, non mostra debolezze sull’alternanza delle varie scene, anche se si vede benissimo che è in quelle d’azione concitata che fornisce il meglio.

Riguardo al finale (niente spoiler, tranquilli) dico che sulle prime sono rimasto abbastanza perplesso per le sue possibili implicazioni, poi, dopo un’immediata rilettura, l’ho trovato soddisfacente, tranne che per un aspetto sul quale, alla luce delle 439 pagine precedenti (e seguenti), si può facilmente soprassedere.

 

 

Insomma, una gran bella storia, non un capolavoro a mio avviso, che di sicuro si farà ricordare per un bel po’ di tempo. La premiata coppia Boselli/Dotti è già al lavoro su un Texone che potrebbe uscire fra non molto, vista l’incredibile velocità del disegnatore lombardo.

Il mese prossimo ci sarà un altro importantissimo traguardo, quello con L’oro dei Pawnee, numero 700 di Tex, albo celebrativo tutto a colori, come vuole la tradizione, scritto dal padrone di casa Mauro Boselli e disegnato da un’autentica colonna portante della serie come Fabio Civitelli, al suo ritorno sulla serie  mensile dopo il triplete de Il segno di Yama uscito a cavallo tra il 2016 e il 2017.

 

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