Sessantotto – Cani Sciolti (edizione da Libreria)

Scritto da Paolo M.G. Maino

7 Ago, 2018

Dopo l’uscita a Lucca Comics del volume Senzanima legato al rocambolesco e crudo quadro della vita di Ian Aranill (alias Dragonero) da adolescente, la linea Audace ha continuato le sue uscite in libreria con il volume Sessantotto di Manfredi e Casalanguida. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una anticipazione in grande formato e da libreria di una serie che uscirà in edicola nel nuovo formato a 64 pagine brossurato (alla Morgan Lost e Deadwood Dick per intenderci) a partire dal prossimo autunno. L’occasione dell’uscita a maggio era proprio la ricorrenza dei 50 anni degli inizi delle agitazioni studentesche nel maggio del 1968 in Francia.

 

Sessantotto – Cani Sciolti (edizione da Libreria)

 

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni: Luca Casalanguida

Il volume di grande formato (22×30 cm il formato più grande di quelli da libreria per la Bonelli) raccoglie in 128 pagine quelli che saranno i primi due numeri della serie ed è poi corredato da due lunghe interviste a Manfredi e Casalanguida che raccontano molti particolari della genesi della serie e di quei due numeri in particolare.

Tra l’altro nell’intervista Manfredi ci aiuta anche a definire il genere di questa innovativa serie a fumetti (innovativa almeno per i canoni della Sergio Bonelli Editore): si tratta di una dramedy ovvero di un racconto dal tono da commedia che descrive la vita, i sentimenti, i contrasti, le scelte, le vittorie e le sconfitte personali e sociali di sei ragazzi (4 uomini e due donne: sono i sei personaggi colorati nella copertina di Casalanguida del volume da libreria) tra gli anni del ’68 e la fine degli anni ottanta quando a 20 anni di distanza si incontrano di nuovo (ma in realtà sono rimasti molto in contatto negli anni) e riflettono su quanto loro accaduto. Dramma e commedia, umorismo e tensioni, scene di azione e momenti più riflessivi si alterneranno nelle tavole di questa serie.
Presentiamo una breve sinossi di quanto accade in questi primi due numeri riuniti nel volume da libreria.
Il primo capitolo è ambientato esclusivamente nella Milano del 1968 tra l’università Statale (che è rappresentata nella copertina), l’università Cattolica e piazza Duomo che sarà teatro di una grande manifestazione studentesca.

Nel corso delle prime sessanta pagine facciamo la conoscenza dei sei ragazzi: prima incontriamo Deb, Pablo, Lina e Milo nella Statale occupata e poi sgombrata dalle forze dell’ordine e poi in zona Cattolica a loro si aggiungono Turi, amico di Milo, e Marghe, figlia dell’alta borghesia industriale e liceale del Parini legata all’importante esperienza del giornale studentesca La Zanzara che nel 1966 aveva cominciato a raccontare il desiderio di cambiamento dei giovani e a farsi di esso portavoce. I sei personaggi hanno delle caratterizzazioni forti che sembrano all’inizio rappresentare dei tipi umani (il figlio di immigrati, il giovane in rotta con i genitori, il ragazzo della sinistra più intellettuale, la ragazza che dalle valli alpine scende nella città a studiare…), ma già in queste prime pagine si intuisce come Manfredi voglia dare uno spessore psicologico importante senza cadere in facili stereotipi (con cui magari può giocare soprattutto nei veloci scambi di battute tra i ragazzi e nell’ironia che è presente nelle attente scelte linguistiche: milanese, piemontese, italiano standard, latino macaronico sono compresenti e complementari).
Proprio sull’immagine della manifestazione di Piazza Duomo si chiude il primo capitolo e proprio mentre entra in scena un settimo personaggio molto importante per lo sviluppo della storia: un fotoreporter più grande di almeno 10 anni rispetto ai 6 che hanno tra i 18 e i 20 anni.
Nel secondo capitolo infatti ci troviamo nel 1988 e ad una mostra del fotoreporter in questione, la bella e ricca Marghe si riconosce nella foto insieme ai suoi cinque compagni. La foto si intitola semplicemente Dove siete? ed è un invito del fotografo nella speranza di conoscere ora dopo 20 anni i sei ragazzi della foto. E senza aggiungere altro con qualche flashback al 1968, la vicenda scritta da Manfredi ci farà incontrare di nuovo i sei protagonisti ora ormai quarantenni.

La storia di Manfredi è molto piacevole da leggere, il lavoro di ricostruzione di ambienti sia esterni sia interni è di altissimo livello (ma del resto questo è un pallino da sempre per il creatore di Magico Vento, Volto Nascosto, Shangai Devil e Adam Wild) e qui oltretutto si aggiunge l’esperienza personale di chi come lui ha vissuto quelle vicende. Ma il cuore del fumetto non è lo sfondo storico e politico (ma non si tratta di un fumetto schierato pur conoscendo bene gli orientamenti ideologici dello scrittore), bensì le relazioni tra i giovani e questa è la forza di questa dramedy che punta sui sentimenti, sugli ideali, sugli amori, sulle speranze e sulle delusioni, che prova a descrivere il rapporto tra le generazioni nel dialogo spesso difficile o a volte inesistente tra genitori e figli (quando e se i genitori ci sono…). Due figure in questo senso emergono tra i comprimari: la madre di Milo che è una citazione evidente della Mrs. Robinson de Il Laureato (e del resto anche Turi che un po’ pare giocare con la mamma di Milo mi pare abbia le fattezze di Dustin Hoffman) e soprattutto il bellissimo dialogo ambientato nel 1988 tra Pablo e il padre partigiano che racconta su insistenza del figlio le scelte drammatiche durante la guerra civile contro la Repubblica di Salò e i fascisti.
I disegni di Casalanguida sono pregevoli e la scelta del bianco e nero li esalta ancora di più: ottime le figure umane, sensuali particolarmente quelle femminili (Lina!) e perfette le ricostruzioni degli ambienti in cui il giovane Casalanguida ha seguito in modo preciso le indicazioni di Manfredi (e i lavoro è iniziato con un giro milanese tra Via Festa del Perdono e Largo Gemelli). Casalanguida aveva collaborato con Manfredi già per alcune tavole del numero 14 di Adam Wild e anche in quel caso erano state ottimamente rappresentate le figure femminili di Gertrude Winter e di Amina come anche gli ambienti della Londra vittoriana.
Quello che qui si aggiunge è la decisamente maggiore libertà nell’usare la tavole rompendo spesso la tavola Bonelli per una narrazione che si fa più veloce ma non per questo meno chiara e meno ricca di vicende e particolari.
Insomma il giudizio complessivo è davvero ottimo: la Sergio Bonelli Editore ha fatto una scelta non banale e non scontata (Manfredi stesso racconta come sia rimasto stupito alla proposta fattagli da Masiero) e vedremo come al banco di prova delle edicole la serie (della quale Manfredi ha già scritto almeno 20 episodi) si muoverà e se saprà conquistarsi uno spazio.
Quello che resta è che il volume da libreria è un ottimo prodotto con due interviste ricche di sketch, model sheets e storyboard ed è un volume che consente di godere in pieno del disegno (un po’ come avviene per i volumi da libreria de Il Commissario Ricciardi e come penso potrà avvenire anche per i volume da libreria di Deadwood Dick).

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