Collana Darkwood – Zagor: le nuove strisce

Scritto da Francesco Benati

7 Ago, 2018

Si è conclusa la pubblicazione quindicinale della nuova serie di Zagor a striscia edita dalla Sergio Bonelli Editore. Il progetto riguarda la realizzazione di una breve serie di sei numeri di Zagor pubblicati nell’originale formato a striscia rimasto in voga fino alla fine degli anni ’60. I testi sono di Moreno Burattini, curatore della collana, mentre ai disegni troviamo il duo composto da Gianni Sedioli e Marco Verni, autori anche delle copertine.

Partiamo dalla base: nel 1961 Zagor debutta nelle edicole con una storia, La foresta degli agguati, firmata da Guido Nolitta e da Gallieno Ferri, i creatori del personaggio. Il formato è quello in voga all’epoca: strisce orizzontali da poche decine di pagine e che costano poche lire. Zagor ha continuato a uscire in questo formato fino alla fine degli anni ’60, quando poi tutta la produzione inedita si è spostata sulla collana Zenith, dove è rimasta tutt’ora.
Quindi sono passati circa cinquant’anni dall’ultima pubblicazione di Zagor nel formato a striscia e, per l’occasione, la Sergio Bonelli Editore ha deciso di rilanciare il formato con una breve serie di sei numeri denominata Collana Darkwood che, racchiusi insieme, vanno a formare una storia completa intitolata Il battello dei misteri.

 

Siamo chiaramente di fronte ad un progetto atto a soddisfare i vecchi lettori di Zagor: oltre al vecchio formato, ai testi troviamo Moreno Burattini, il più ferreo custode della tradizione zagoriana sin dai suoi esordi, mentre i disegni sono affidati a Gianni Sedioli e Marco Verni, i quali, insieme, sono autori di uno Zagor straordinariamente somigliante al modello di Gallieno Ferri.
C’erano quindi tutti i presupposti per fare contenti i lettori.
Sinossi: un battello finisce arenato sulle rive del Fulton River con tutto il suo misterioso carico. Sono in tanti coloro ad essere interessati ad impossessarsene: oltre ai militari, sulle tracce del battello vi sono anche dei fuorilegge accompagnati da un gruppo di Huron e Zagor sospetta che sotto vi sia qualcosa di losco e di pericoloso. Con il fido amico Cico, indagherà per scoprire il mistero e per impedire che il misterioso carico del battello finisca nelle mani sbagliate.
Nel momento di passare a parlare più approfonditamente della serie, però, devo necessariamente scorporarmi in due identità distinte: Francesco lo zagoriano e Francesco l’appassionato di fumetti.

 

Collana Darkwood – Zagor: le nuove strisce

 

Soggetto e sceneggiatura: Moreno Burattini

Disegni e copertine: Gianni Sedioli e Marco Verni

Recensione di Francesco lo zagoriano: Il battello dei misteri è una figata. La storia di Moreno Burattini, pur essendo rivolta al pubblico contemporaneo, pesca a piene mani dalla più classica tradizione zagoriana mostrandoci uno Spirito con la scure immerso nella sua foresta di Darkwood alle prese con indiani e militari. L’elemento soprannaturale praticamente non esiste e quella che salta fuori è un’avventura nel pieno stile di Guido Nolitta. Burattini è bravissimo a gestire l’economia del racconto nonostante la gabbia obbligata del formato e la narrazione procede senza intoppi, un rapido racconto d’avventura che scorre veloce come il fiume sul quale si è arenato il battello.
I disegni del duo Sedioli/Verni ricreano adeguatamente le atmosfere tipiche dei primi numeri della serie e il loro Zagor è l’emblema dell’ortodossia ferriana. Già amati nelle loro storie da solisti, quando lavorano in coppia realizzano sempre dei piccoli gioielli che entrano in un lampo nel cuore dei lettori. Classici fino al midollo, i due disegnatori romagnoli sono comprensibilmente i più amati fra gli zagoriani e la loro prova è più che buona. Nonostante i ristretti tempi di lavorazione, sono riusciti a realizzare un’opera di buon livello con disegni precisi e senza particolari sbavature. Li rivedremo sulla serie regolare già a settembre con una storia tripla scritta da Jacopo Rauch e che riporterà in scena la ciurma di Fishleg e della Golden Baby.

 

Recensione di Francesco l’appassionato di fumetti: le strisce di Zagor sono la morte del disegno.
D’accordo, forse esagero.
Dopotutto, come ho detto precedentemente, Sedioli e Verni hanno lavorato benissimo e infatti io non sto dicendo che il problema sono loro. Il problema è il tanto celebrato e osannato formato a striscia.
Io lo so che i vecchi lettori di Zagor mi pugnaleranno nel sonno per quello che sto per dire, ma tant’è: nel leggere certe storie pensate per il formato mensile, si percepisce chiaramente l’atmosfera e il respiro cinematografico di quelle opere. Non pensate all’assurda e odiosa definizione di film su carta, bensì a un certo disegno arioso, ampio, che respira. Nel leggere le strisce di Zagor, io ho visto un disegno soffocato, stretto in una gabbia rigidissima e con nessuna possibilità di variazione.
Per farla breve: lo Zagor già pensato per il mensile mi fa cinema; lo Zagor pensato per le strisce mi fa televisione. Una televisione molto bella, per carità, ma pur sempre televisione.
Da amante del disegno ampio, che rispetta la gabbia bonelliana, ma sa anche infrangerla all’occasione (e persino Ferri, che pure lavorava sulle strisce, lo ha fatto più volte), per me le strisce sono state una piccola sofferenza.
Molto probabilmente sono fuori target io: è chiaro come il sole che questa serie sia stata una sfacciata operazione nostalgia per i lettori più attempati, il problema è che io non lo sono. Le uniche storie a striscia che ho letto sono quelle già ristampate nel formato tradizionale Bonelli sia su Zagor che su Tex. Lo Zagor che io amo e conosco è quello del formato tradizionale in verticale e con dei disegni pensati e realizzati per quel formato lì.

 

Nulla toglie al lavoro comunque valido di Sedioli e Verni, sia chiaro.
Consideriamola con un’opinione prettamente personale derivante dal fatto che io sono totalmente fuori target per questo tipo di pubblicazioni.
Sicuramente il grande successo ottenuto (o così pare) farà sì che presto o tardi si farà il bis e quindi  nel giro di uno o due anni si replicherà con una nuova serie a striscia.

 

In definitiva, il mio giudizio su questa breve serie a striscia è tutto sommato positivo. Una storia, per quanto corta (sommando le pagine si raggiungerebbero le dimensioni di un Color Zagor), molto avvincente e ricca d’azione e con dei disegni che più classici non si può. Il caro, vecchio Zagor di una volta che torna a far capolino fra le pagine. E voi che ne pensate? Le avete lette? Vi piacerebbe rivederne di nuove? Parliamone nel gruppo Facebook L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor)!

 

 

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1 commento

  1. Spero tantissimo che continuerete con questa nuova serie a strisce di zagor collana darkwood come sempre siete favolosi

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