Tutto per amore – Dampyr 219 (giugno 2018)

Scritto da Paolo M.G. Maino

11 Giu, 2018

Avevo promesso di fare una seconda recensione di Danse Macabre ma alla fine ho voluto aspettare l’uscita del Dampyr di giugno, Tutto per amore, che conclude la trilogia a firma Boselli iniziata con Yossele il Muto ad aprile.
Se Yossele il muto ci aveva trasportato tra la Praga del 500 e il presente e si era concluso con uno scontro quasi da supereroi tra due golem e con la morte di Nergal, Danse Macabre ci ha sconvolto con la morte di Tesla ed ora Tutto per amore porta a termine quanto è stato seminato.

 

 

Tutto per amore – Dampyr 219

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Corrado Roi

Copertina: Enea Riboldi

Ma come al solito il seminato non è mai solo quello che appare e accade nei tre numeri in questione, ma ha radici profonde per la gioia degli appassionati di lunga data della saga dampyriana (e con qualche difficoltà ad orientarsi in più per chi magari ha perso qualche passaggio o si è avvicinato da poco alla lettura dell’ammazzavampiri di casa Bonelli).
Come per Danse Macabre è molto difficile recensire senza rischiare lo spoiler anche perché sappiamo bene per cosa siamo in sospeso e allora parliamo del titolo, dei disegni e dell’eredità di questa trilogia boselliana.
Il titolo è la chiave di volta della vicenda: tutti i personaggi portanti della trama si muovono mossi dalla forza più potente ovvero l’amore. Harla, Kurjak, Samael, Neema, Meridiana sono protagonisti attivi di scelte forti e dalle conseguenze importanti (e dagli esiti anche differenti) tutte accomunate dallo stesso movente: l’amore che spinge a tradire, a rischiare, a dissimulare, a lasciare andare, a torturarsi l’animo, a cercare vendetta… per poter trovare (magari dopo mille anni) un momento di pace come una bella giornata di sole che illumina il cielo dopo una lunga e cupa notte.

 

I disegni di Roi sono perfettamente rispondenti alle nostre aspettative e completano una straordinaria trilogia di artisti del chiaroscuro (il promettente Longo e i veterani e bravissimi Rossi e Roi). Due elementi che mi hanno conquistato e una considerazione. Il primo elemento da lasciare a bocca aperta è una spettacolare doppia splash page che sembra uscita da una rassegna di arte surrealista; il secondo elemento è l’interpretazione struggente di Kurjak, mai così vecchio e stanco e provato. La considerazione è sull’eredità della miniserie UT che qui soprattutto negli spazi architettonici (le ‘case’ così essenziali in quella onirica miniserie) sembra aver lasciato tracce importanti nella matita e nella china del maestro Roi.

 

 

Ed ora, pur senza spoilerare (ma forse qui chi non ha letto è meglio se si ferma), qualche veloce considerazione sull’eredità di questa trilogia: qualcosa si chiude (Nergal?) e qualcun altro pare assumere uno spessore sempre maggiore nell’universo dampyriano (Henzig); il rapporto con le ‘schiere infernali’ pare aprire nuovi orizzonti di scontri per Harlan e ne attendiamo gli sviluppi; Kurjak ha una tosse che non promette nulla di buono…
Sul resto (su cui forse mi sarei aspettato uno scioglimento meno veloce) lascio passare ancora un po’ di tempo e poi ne riparleremo!
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