Le riletture: Dampyr 121 La casa di Faust (aprile 2010)

Scritto da Paolo M.G. Maino

11 Apr, 2018

Seconda puntata della rubrica Le riletture. Dopo Mercurio Loi 4, questa volta passiamo sotto i riflettori Dampyr 121 La casa di Faust pubblicato nell’Aprile 2010 e tornato passaggio decisivo per approfondire la lettura di Dampyr 217 Yossele il muto, ora in edicola.

La casa di Faust (Dampyr 121) è un albo che, pur senza il technicolor che spesso segna simili eventi in Bonelli, voleva celebrare degnamente i 10 anni di pubblicazione dell’ammazavampiri Harlan Draka. Boselli unisce nella stessa storia alcuni dei principali nodi chiave della serie: Praga, la sfida con Nergal, la lotta tra le forze del bene (gli Amesha) e quelle del male (le potenze della dimensione infernale), l’attrazione fatale tra Samael e Tesla, i demoni della Dimensione Nera, Nikolaus con i suoi spok e il Golem. Quest’ultimo di fatto è il fil rouge di una trilogia lunga quasi vent’anni che dal numero 5 Sotto il ponte di pietra, passa per il 121 e si conclude (così pare…) nell’ultimo numero ora in edicola.

 

 

Le riletture: Dampyr 121 La casa di Faust 

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Fabiano Ambu

La storia in sintesi: Samael vuole ottenere per sé un importante strumento magico: uno specchio che è di fatto un portale per la Dimensione Nera. Suo obiettivo non è conquistare tale luogo (cosa che vuole fare Nergal per acquistare più potere contro gli Amesha rompendo di fatto la legge dell’equilibrio, ma facendolo su un piano dimensionale non soggetto a tale legge), ma riuscire con astuzia a recuperare le posizioni perse nell’organizzazione infernale quando di fatto ha aiutato suo fratello Camael/Caleb contro Nergal stesso. Per recuperare tale oggetto ricatta Harlan e Caleb mostrando loro come potrebbe far passare Tesla dalla sua parte.

Harlan e Caleb con l’aiuto di Nikolaus (sempre più un ‘buon’ diavolo) ricompongono i pezzi di un puzzle che ruota attorno agli alchimisti e spie inglesi a Praga Dee e Kelley nel XVI secolo. I due di fatto per colpa di Nikolaus hanno usato lo specchio nero e in particolare l’apparentemente ingenuo Dee se ne è appropriato e, dopo che il rabbino Mahral ha risolto con il Golem Yossele e con Caleb il contatto creato dallo specchio nero con i demoni della dimensione nera, lo ha portato con sé in Inghilterra dove è riuscito a sottomettere al suo volere il demone Ryakar che ha usato per ottenere fama e ricchezza nel regno della regina Elisabetta I.

Harlan manda Dean Barrymore alla ricerca di tracce dello specchio e lo scrittore avventuriero si fa aiutare dalla veggente Maud nella pericolosa missione a Mortlake, ultimo luogo di vita di Dee.
Nel Pub che ricorda il dottor Dee, Dean e Maud vengono trascinati in una visione della dimensione nera creata da John Ryker, l’oste delle locanda che non è altri che il demone Ryakar stesso rimasto nella nostra dimensione e abituatosi a vivere da uomo.
John decide di aiutare i due e di portare con loro lo specchio a Harlan.
Nel concitato finale Harlan, Caleb e Ryakar agiscono di fatto un accordo con Samael e attirano in una trappola mortale Nox, il più potente agente infernale al seguito di Nergal che subisce così una dura battuta di arresto. John Ryker resta custode dello specchio e promette di tornare in nuove avventure (cosa che puntualmente è accaduta nel corso degli anni).
Quali gli elementi di interesse della storia?
Molti perché siamo davvero al livello delle altre due storie praghesi legate al Golem. Partiamo subito dal fronte disegni che vede l’esordio nella serie di Fabiano Ambu che dimostra subito di essere a suo agio con la chiaroscurale Praga (come già lo fu nel numero 5 lo straordinario Luca Rossi e come lo è l’altrettanto bravo Fabrizio Longo nel numero appena uscito): un esordio che ha subito fatto affezionare i lettori.

 

 

E poi (e in primis) è la sceneggiatura a guidare il lettore nel ricomporre le vicende che dal passato della Praga magica arrivano al presente di Harlan e soci. Il tutto però un modo coerente e plausibile. Questa è la ricetta che contraddistingue fin dal suo esordio la serie Dampyr. Ho sentito più volte Giorgio Giusfredi, che ora collabora strettamente nel lavoro redazionale con Boselli, spiegare che in Dampyr agiscono due livelli di verità e realismo: c’è il realismo della realtà ‘reale’ (scusate il gioco di annominazione), ovvero chi sono Dee e Kelley, come era Praga nel XVI secolo, chi era l’imperatore Rodolfo e come vivevano gli ebrei  nel ghetto, che relazioni intercorrevano tra gli Stati nella politica europea del Cinquecento; c’è il realismo della realtà dampyriana ovvero Samael può fare alcune cose ma non tutte, passare tra i piani temporali o tra i mondi del Multiverso non è come prendere un treno, se Caleb compie un’azione contro qualcuno nel numero 60 non può essere poi come se niente fosse nel numero 110, se i poteri di Harlan sono alcuni non possono essere altri. E così che rispettando un percorso che ovviamente si fa sempre più complesso che si crea que meccanismo di profondamente razional  ‘sospensione dell’incredulità’ che ha nel realismo di Dampyr la sua dimostrazione più compiuta (e anche rigida sé vogliamo) all’interno delle serie Bonelli.

Quello che più impressiona è la capacità da parte di Boselli e di chi lavora alla cura redazionale di tenere le fila di vicende così complesse non solo andando a incrociare le trame principali che convogliano ogni tot in passaggi nevralgici ma anche recuperando accenni presenti in storie solo apparentemente secondarie e magari scritte né da Boselli né da Colombo.
Certo tutto questo può essere un deterrente per il neofita che si trova di fronte una struttura architettonica non banale da ripercorrere, ma questa difficoltà è risolta con commenti ad hoc nelle introduzioni o attraverso albi che riassumono e consentono di ripartire.

Il trittico di storie che è iniziato con Yossele il muto (D217) pare essere proprio una di queste occasioni! Per cui per chi volesse è un ottimo momento per iniziare a leggere Dampyr!

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