Vi presentiamo, in un’unica occasione, la recensione congiunta de L’uragano e Sulla costa del mistero, gli ultimi due Tex mensili editi dalla Sergio Bonelli Editore che vanno a completare la tripla storia iniziata con l’albo Shark Island uscito a luglio. La sceneggiatura è di Mauro Boselli, da circa un anno ex curatore della serie, ma ancora attivissimo come autore e, soprattutto, come curatore della testata sorella Tex Willer. Ai disegni troviamo Maurizio Dotti, collaboratore di lunga data di Boselli su Dampyr e Tex, nonché copertinista proprio della serie Tex Willer.
Un’altra recensione doppia? Era già successo qualche anno fa in occasione della lunga saga della Tigre Nera e ora le vacanze estive e intoppi vari ed eventuali hanno reso necessario ricorrere a questo stratagemma. Poco male, perché di carne al fuoco ce n’è parecchia.
Riassunto della puntata precedente: il criminale Frank Castle, rimasto sfigurato dopo l’ultimo scontro con Tex a New York (storia narrata ne L’ombra del maestro), è stato spedito al penitenziario di Shark Island, un isolotto in mezzo al mare circondato dagli squali. Assieme a lui finisce in carcere anche il potente boss della criminalità Napoleon Creeley, spedito dietro le sbarre proprio da Tex e Carson assieme all’agente Pinkerton Jacob. Proprio in carcere Napoleon e Castle stringono una malefica alleanza e il loro diabolico piano porta a un’evasione di massa. Nel frattempo, Tex e Carson, richiamati da Jacob, si dirigono verso il penitenziario mentre sta per scatenarsi un terribile uragano.
Il proseguo della storia è fortemente glbonelliano o, perlomeno, fortemente influenzato da quello stile narrativo e avventuroso tipico dei feuilleton ottocenteschi dove la trama si dipanava di capitolo in capitolo e la storia può prendere direzioni impreviste. Boselli, grande lettore non solo di GL Bonelli, ma anche della letteratura ottocentesca, è a proprio agio nel gestire le svolte di trama e i cambi di scenari senza che questi risultino mai forzati, ma, al contrario, perfettamente inseriti all’interno della storia narrata. Esattamente come accaduto in altre storie fiume di Boselli, la storia inizia in un determinato scenario, si sviluppa in un contesto differente e poi termina in un’altra direzione ancora.
A proposito di richiami alla narrativa ottocentesca: se la lunga saga de Alla ricerca delle navi perdute era influenzata dalla letteratura nordica di Jack London e Zane Grey e quella della saga della Tigre Nera si rifaceva alle atmosfere di Emilio Salgari, qui la fa da padrone lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, autore di almeno due capolavori della letteratura mondiale: L’isola del tesoro e Lo strano caso del dottor Jekyll e mr. Hyde. Se i richiami a L’isola del tesoro sono presenti soprattutto nel terzo albo, possiamo dire che qualche vaga influenza di Jekyll e Hyde risuona nel personaggio di Frank Castle, dalla faccia d’angelo, ma dall’animo nero. Naturalmente si tratta di suggestioni e ispirazioni, tutte inserite nel mondo riconoscibilissimo di Tex.
Sul versante disegni, Maurizio Dotti si conferma una granitica certezza: tutto il secondo albo, nonché la prima parte del terzo, rappresentano uno dei suoi migliori lavori. Il continuo alternarsi dei claustrofobici interni di Shark Island e dell’uragano che infuria all’esterno, sapientemente orchestrato dalla sceneggiatura di Boselli, ha imposto a Dotti di ricercare sia una coerenza grafica per rappresentare i singoli ambienti sia di differenziare le tavole al proprio interno con tanti piccoli dettagli. Il rischio di ambientare lunghe sezioni di una storia all’interno di un luogo chiuso, in effetti, è che le scene assumano una forte monotonia, mentre qui Dotti riesce abilmente a evitare questo effetto. Più tradizionale e ariosa la parte sull’isola, anche qui con svariati scenari (la spiaggia, la giungla, le case nascoste, i santuari antichi) che consentono sia al lettore di non annoiarsi che a Dotti di non fossilizzarsi sullo stesso ambiente.
Riguardo alla fisionomia dei personaggi, non poteva che essere Dotti a illustrare questa storia, dato che Frank Castle è un personaggio nato dalla propria penna, e da quella di Boselli, e da lui tratteggiato in ogni sua apparizione. Questa è la forza che assumono determinati personaggi quando sono nelle mani dei loro disegnatori prediletti: disegnato da un altro, Castle sarebbe stato un biondino qualsiasi, nelle mani di Dotti diventa il diabolico criminale Frank Castle.
Tutto promosso a pieni voti, quindi?
Quasi.
Sì, perché sebbene la storia sia decisamente buona sotto ogni aspetto e rappresenti una vicenda godibile e leggibile anche se non si hanno letto le apparizioni precedenti del personaggio, manca qualcosa, quel guizzo in più capace di renderla al livello dei due capitoli precedenti, El Supremo e la già citata L’ombra del Maestro. Poco male: pur dovendosi accontentare del terzo posto, Shark Island rimane una buonissima storia di Tex, magari poco western, ma molto avventurosa.









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