L’antro della Sibilla – Dampyr n.291 (giugno 2024)

Scritto da Paolo M.G. Maino

10 Giu, 2024

Nicola Venanzetti e Giorgio Gualandris dopo La foresta dei suicidi tornano a lavorare insieme su Dampyr e dal Giappone si spostano nelle nostrane Marche, ma l’atmosfera onirica da twilight zone in cui ci eravamo immersi nella foresta giapponese torna nei borghi abbandonati e tra i declivi dei rilievi marchigiani. Insomma coppia che funziona non si cambia.

E questa storia ha inoltre un elemento fortissimo in più: Venanzetti è marchigiano e conosce molto bene il folklore e le leggende della sua terra. A partire proprio dalla tradizione delle Sibille della sua regione sviluppa una trama che si lega perfettamente con l’immaginario e la continuity dampyriana. 

Ma procediamo con ordine (e senza spoiler).

 

 

L’antro della sibilla – Dampyr 291

Soggetto e sceneggiatura: Nicola Venanzetti

Disegni: Giorgio Gualandris

Copertina: Enea Riboldi

Harlan si reca nell’entroterra delle Marche dove un mix di scomparse improvvise e di voci popolari indica la presenza (o meglio il ritorno) di un male atavico. Sotto le spoglie di docente di folklore dell’università di Friburgo partecipa ad una vivace conferenza (forse è la cosa più irreale del racconto: una partecipata conferenza universitaria!) dove anche persone del paese lamentano le scomparse e mostrano le loro paure alle forze dell’ordine che paiono brancolare nel buio. Ma oltre ad Harlan anche Padre Ruggero, un austero prete (le cui fattezze mi ricordano decisamente Don Zauker  di Emiliano Pagani e Daniele Caluri) partecipa alla conferenza e mostra di saperne parecchie sul conto delle mostruose Sibille e sull’antro dove erano rinchiuse. 

 

 

Da qui (e dopo un prologo ad effetto) si sviluppa la trama: i nemici sono ben identificati nelle sibille, ma sono tanti gli elementi di interesse che Venanzetti ci svela a poco a poco in una trama ricca di comprimari, di inaspettati alleati, di flashback tra Storia e miti sia popolari sia dampyriani. Da fine conoscitore della saga di Harlan e soci, infatti, Venanzetti ci offre un bel approfondimento sostanziale sulla sottotrama dei principi infernali e sulle varie lotte attorno al trono di Iblis, principe dell’Inferno, dimostrando di possedere la materia dampyriana come pochi e del resto ha ormai una più che decennale collaborazione con la serie dell’ammazzavampiri di casa Bonelli e ogni anno ci delizia con storie curate, gotiche, da sapore che già altre volte ho definito curesque (il riferimento è ai Cure guidati dall’iconico Robert Smith), ma che ormai definirei venanzettiano!

 

 

Giorgio Gualandris si diverte e ci fa divertire rappresentando borghi medievali e antri oscuri con dovizia di particolari e non lesinando su scene splatter che riportano in vita i sacrifici umani e i riti delle pratiche degli aruspici della tradizione romano-osco-umbra (del resto anche la copertina di Enea Riboldi è tra le più splatter della serie). Fegato, occhi strappati, intestini e interiora varie sono elementi della narrazione necessari e al disegno di Gualandris manca solo l’odore acre del sangue!

Per chi segue le pagine social di Gualandris ci sono poi alcune comparse che richiamano studi di vari personaggi dal sapore manga. Ottime le sibille sia nella versione suadente sia in quella demoniaca.

 

 

Un albo che mi lascia un bel sapore (non per fegato e intestino eh?!) sia per quello che mostra sia per quello che nasconde e ci fa immaginare (e così deve fare qualsiasi narrazione thriller e horror). Venanzetti si toglie la soddisfazione di portare Harlan a casa sua (e noi lettori con lui) e Gualandris conferma la sua solida arte mostrandosi pronto a nuove avventure!

E per approfondire la storia doppia appena conclusa firmata da Claudio Falco e Michele Cropera potete ascoltare un episodio del podcast Il Fumetto e un episodio Only for supporters!

 

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