Il mistero del monte Rainier – Tex n. 762 (aprile 2024)

Scritto da Francesco Benati

7 Mag, 2024

Alla vigilia dell’uscita del nuovo numero, vi presentiamo la recensione de Il mistero del monte Rainier, ultimo Tex mensile pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore. Al timone della storia troviamo il curatore della serie Mauro Boselli al soggetto e alla sceneggiatura e Alessandro Bocci ai disegni, qui alla sua seconda prova sulla serie regolare.

Come annunciato dallo stesso Boselli nel video promozionale rilasciato in occasione dell’uscita dell’albo, la genesi di questa storia risale ai primi anni ’80, quando scrisse, assieme all’amico Giorgio Bonelli, figlio di Gian Luigi Bonelli, un soggetto per Tex che poi GL Bonelli rielaborò a proprio modo scrivendo la storia Un mondo perduto per i disegni di Erio Nicolò, il quale morì prima di completarla, compito che fu affidato al disegnatore Vincenzo Monti

A distanza di quarant’anni, Mauro Boselli torna sul luogo del delitto e scrive questa storia tripla destinata a terminare con l’albo di giugno e che funge da sequel dell’avventura targata GL Bonelli. 

 

 

Il mistero del monte Rainier – Tex n. 762

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Alessandro Bocci

Copertina: Claudio Villa

 

Sinossi: sono passati alcuni anni dall’avventura sul monte Rainier, ma i casi misteriosi relativi a quel luogo continuano. I minatori vengono misteriosamente uccisi da qualcosa e Gros-Jean chiama in soccorso Tex perché, nonostante i ripetuti delitti, si sta preparando una grossa spedizione per salire sul monte alla ricerca dell’oro. I quattro pards e Gros-Jean fanno la conoscenza di un geologo russo Leonid Michailovic Andreev fortunatamente sopravvissuto alla montagna e che sembra nascondere qualche segreto. 

 

 

Il primo albo, come di consueto per le produzioni di Mauro Boselli degli ultimi anni, si rivela molto dialogato e dai ritmi volutamente lenti dove alle sparatorie e all’azione si sostituiscono il mistero e l’atmosfera cupa e irreale dove i quattro pards, nonostante le loro innumerevoli avventure, appaiono scossi dalla situazione in cui si trovano. I tempi di lettura si rivelano quindi molto lunghi per la media di un albo di Tex.

Questo è un punto focale: a parere di chi scrive, viviamo in tempi talmente frenetici pieni di intrattenimento usa-e-getta che prendersi del tempo per leggere una storia diventa quasi una necessità. Tuttavia è vero che non tutti possono essere dello stesso avviso, perciò il lettore è avvisato che se si aspetta un albo pieno di azione vorticosa e di sparatorie fulminanti rischia di rimanere deluso.

 

 

Come di consueto, Boselli inserisce numerosi personaggi fra i quali, oltre a quelli citati, ritroviamo Mamie, la robusta taverniera già incontrata in Golden Pass, storia scritta a quattro mani con Guido Nolitta negli anni ’90 e la banda di Holt, infido individuo che tenta di impossessarsi della mandria guidata da Gros-Jean.

Questa pletora di personaggi si prende il giusto spazio e diverse pagine dell’albo sono destinate alla rievocazione dell’avventura precedente in modo da rinfrescare la memoria ai lettori. Pur trattandosi di una storia risalente al 1983, i flashback non sono abbondanti e si esauriscono in breve lasciando così spazio alla narrazione.

Lato disegni: qui il discorso si fa più complesso. I disegni di Bocci sono bellissimi, ricchissimi di dettagli e con la giusta dose di recitazione dei personaggi: è doveroso ricordare, infatti, che storicamente i quattro pards recitano pochissimo, l’unico che un po’ lo fa è Kit Carson, gli altri hanno un approccio molto minimalista. 

 

 

L’approccio fotorealistico di Bocci fa sì che parecchie vignette siano estremamente dense di dettagli, cosa che magari può rendere la lettura difficoltosa ad un lettore poco abituato a questo stile. Per fare un paragone, se vogliamo un po’ azzardato, chi non avesse ancora letto l’albo deve immaginarsi un lavoro sullo stile del Texone di Magnus, il quale operò un lavoro certosino di ricostruzione degli ambienti adottando uno stile minuzioso pur senza mai compromettere la leggibilità delle vignette.

Il lavoro di Bocci, pur con uno stile radicalmente diverso, si muove su quelle coordinate, ma non mancano vignette più ariose, dove risaltano unicamente i personaggi con lo sfondo ridotto al minimo, o addirittura assente.

Il primo albo della storia si rivela quindi più che buono. Manca quasi del tutto quell’azione che ci si aspetterebbe da un albo di Tex, ma il risultato finale ci fa sorvolare tranquillamente su questo aspetto.

 

 

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