A proposito della guerra in Ucraina

Scritto da Paolo M.G. Maino

14 Mar, 2022

Care amiche e cari amici di FumettiAvventura,

vi scrivo queste pagine per spiegarvi il silenzio o quanto meno il rallentamento negli articoli di queste settimane.

Il motivo è uno di fatto: si può scrivere di fumetti mentre c’è una guerra? Una domanda secca che mi sento di condividere con voi, non perché io abbia una risposta, ma perché ho sempre pensato a FumettiAvventura come ad un luogo di dialogo e in cui si può non tacere di nulla.

Anche la guerra?

Si può far finta di niente mentre dei ragazzi invece di leggere Topolino o Superman o One Piece o Tex Willer  stanno scappando dalle loro case in rovina o si nascondono nelle cantine senza luce e riscaldamento?

Credo che leggere fumetti sia un’azione supremamente inutile e per questo segno di libertà come lo è la poesia (leggetevi cosa disse Montale quando ricevette il Nobel nel 1975) e quindi penso che si possa o anche si debba leggere fumetti mentre una guerra ci tocca così da vicino, ma insieme a questo c’è anche il dolore e lo strazio per chi è strappato in modo insensato alla sua vita e quel dolore mi ha fatto nascere questa domanda e la mia penna (e la mia voce per il podcast) è rimasta silente.

Riparto (senza fretta e senza esagerare) oggi, non perché sappia rispondere alla domanda ma perché sono convinto che è sempre e solo vivendo intensamente il reale che una risposta possa emergere.

Di fronte al dolore della seconda guerra mondiale anche i poeti si posero la stessa domanda e mi piace allora chiudere questo mio breve articolo (il più difficile che abbia scritto) con le parole di Salvatore Quasimodo:

 

E come potevano noi cantare

Con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

Ma dicendo che le cetre erano appese (e ricordando così la sofferenza ebraica nella cattività babilonese) Quasimodo alla fine scrive perché è poeta e offre la sua poesia all’uomo e alla donna di ogni tempo.

Buone letture a fumetti, piene di dolore magari, ma così inutili e vere. E se posso vi lascio anche un suggerimento.

Andate a guardare quello che la ONG AVSI fa per l’associazione Emmaus che a Kharkiv aiuta(va) giovani con disabilità per inserirsi con autonomia nel mondo del lavoro. Cosa è rimasto di Kharkiv? Sempre di meno, ma le persone ci sono e si possono aiutare a ricostruire un mondo migliore. Qui le info.

 

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