Schiavi del Krokodil – Dampyr n.262 (gennaio 2022)

Scritto da Paolo M.G. Maino

9 Feb, 2022

È già uscito il numero di febbraio e quindi senza tema di spoiler possiamo buttarci nella recensione di Schiavi del Krokodil, Dampyr n.262, scritto da Davide Barzi e disegnato da Fabiano Ambu.

L’albo inaugura egregiamente l’annata 2022 dell’ammazzavampiri di casa Bonelli che dopo aver festeggiato i 20 anni nell’aprile del 2020 si appresta a vivere un altro anno memorabile per due motivi principali: il primo è – incrociando tutte le dita di mani e piedi – l’uscita del primo film del BCU (Bonelli Cinematographic Universe) mente il secondo (e invece abbiamo già dei preview sul sito) è una lunga storia in quattro albi del Ritorno a Yorvolak (aggiungo anche Charles Moore nello speciale estivo!).

 

 

Schiavi del Krokodil – Dampyr n.262

Soggetto e sceneggiatura: Davide Barzi

Disegni: Fabiano Ambu

Copertina: Enea Riboldi

 

Ma veniamo all’albo (di cui abbiamo anche parlato con gli autori in una puntata de nostro podcast)! Davide Barzi esordisce con convinzione su Dampyr con una storia che è classica nello schema (Harlan e co. devono rintracciare ed eliminare dei non-morti rimasti senza maestro della notte) e anche nel setting narrativo (zone di guerra o post-belliche) ma riesce a farlo aggiungendo delle varianti molto apprezzabili.

La vicenda ha come co-protagonisti (o protagonisti proprio!) un fratello e una sorella separati da ragazzi ma legati dal destino. Una struttura che mette al centro l’amore tra fratelli (siblings con termine riassuntivo inglese) in modo drammatico e non banale. Mi ha ricordato e fatto capire meglio uno degli elementi vincenti della recente serie TV di animazione Arcane che ruota attorno alle sorelle Vy e Powder. Per altro Barzi è molto bravo a depistarci nelle prime pagine in cui giriamo in vari stati dell’est Europa e del Caucaso. Non capiamo dove si vada a parare e quando ci arriviamo inizia la corsa avvincente verso la fine albo. L’avvio nella comunità che raccoglie orfani e ragazzi tolti ai genitori ha un carico emotivo significativo e ci ricorda lo spirito angosciante che aleggiava ne I figli di Pontemorto, l’albo di Dampyr dello scorso aprile.

 

 

La seconda intuizione felice (o meglio la seconda che ravviso tra le molte) è la scelta dello scenario che fa da sfondo alla scena finale: la ghost town della steppa asiatica, la città di Agdam nel Nagorno-Karabach. Un luogo reale perfetto per un gruppo di non-morti reietti. Barzi ce lo ha raccontato bene nel podcast (andate a sentirlo), ma quel che resta è l’impressione del climax ben studiato nei luoghi della narrazione. E del resto quando si chiude su scenari cittadini segnati da guerra e da abbandono si toccano le corde più tipiche e originali della saga dell’Ammazzavampiri di casa Bonelli che dalla guerra nella ex-Jugoslavia è partito!

 

 

E con la terza intuizione passiamo a parlare (anche) di Fabiano Ambu. La storia infatti presenta delle sezioni fiabesche/cartoonesche che raccontano le vicende di un orsetto e di una pecorella che sono figura del fratello e della sorella protagonisti della vicenda. Non sono poche pagine e costituiscono quindi una novità importante per il genere di tavole che siamo abituati a leggere su Dampyr. Ambu riesce a farci entrare in un cartone animato malinconico ed evocativo come era tipico di certe produzioni dell’est europeo di qualche anno fa (non proprio i rassicuranti Masha e Orso per intenderci). Su tutto l’albo poi il lavoro di Ambu è davvero notevole sia per i dettagli dei contesti sia per le inquadrature che ci fanno immergere in atmosfere cupe, oscure e piene di suspence. Una sceneggiatura vestita sulle matite e sulle chine del disegnatore di origine sarda con esiti davvero pregevoli.

Insomma se non lo avete letto, cercate il Dampyr di gennaio e recuperate!

 

 

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