La sindrome di Beelzebul – Zagor n.664 (novembre 2020)

Scritto da Francesco Benati

13 Nov, 2020

A stretto giro rispetto all’uscita della recensione del primo albo, ecco il commento a La sindrome di Beelzebul, il nuovo Zagor mensile edito, come sempre, dalla Sergio Bonelli Editore. Seconda parte di Zombi a Darkwood, vede sempre all’opera il collaudatissimo duo composto dallo sceneggiatore Samuel Marolla e dal disegnatore Paolo Bisi qui alla loro terza storia insieme.

 

 

La sindrome di Beelzebul – Zagor n.664

Soggetto e sceneggiatura: Samuel Marolla

Disegni: Paolo Bisi

Copertina: Alessandro Piccinelli

 

Riassunto dell’episodio precedente: la banda di Lizard è nei boschi intorno alla vallata di Red Hook quando si imbatte in una caverna dove è presente un essere mostruoso. Poco tempo dopo, l’omonima cittadina viene assalita da una banda di invasati composta da morti viventi che attaccano i viventi e in breve scatenano il caos. Zagor e Cico sono in città in compagnia di un paio di amici, fra i quali spicca l’energica e schietta Steamboat Patty, proprio con l’interno di organizzare le ricerche della banda Lizard, ma l’invasione dei morti viventi scombina i loro piani. Poco a poco, il gruppo è costretto a lottare strenuamente per sopravvivere. 

 

 

Riprendiamo da dove eravamo rimasti: Zagor cerca di farsi inseguire dai morti viventi fuori dalla città per consentire a Cico e Steamboat Patty di organizzare l’evacuazione di Red Hook, evacuazione che riesce, ma con perdite umane. Nel frattempo, i militari sono pronti a reprimere quella che, a loro avviso, è poco più che una sommossa.

La scorsa recensione abbiamo speso del tempo per dedicarci a fare il conto di tutte le principali opere che hanno ispirato questa doppia storia a tema zombie: tra i classici e robe più di nicchia, l’elenco si è rivelato essere vastissimo, ma non intendo ripercorrere lo stesso percorso, quindi a questo giro la butterò su una riflessione di altro tipo.

Questa storia si caratterizza per essere un pastiche di citazioni prese da una quantità di film, fumetti, serie televisive e persino videogiochi che non si finirebbe più l’elenco. L’aspetto curioso è che, leggendo i commenti apparsi finora, solo un ristrettissimo nugolo di appassionati ha colto i riferimenti presenti: qualcuno ha tirato in ballo The Walking Dead, fumetto (e serie televisiva) che con questa doppia storia non c’entra assolutamente nulla tranne per il fatto che c’è gente che risorge e brama carne umana. 

 

 

Il citazionismo sfrenato è sicuramente offerto in maniera bulimica, al punto che ho dovuto fare uno sforzo per non farmi venire l’orticaria e andare avanti, ma, allo stesso tempo, pesca da riferimenti talmente underground e misconosciuti che sono pochi, pochissimi i lettori in grado di coglierli. La maggior parte di loro annuserà qualcosa di strano, percepirà qualche richiamo qui e là, ma non ci farà caso. Una piccolissima parte del pubblico, invece, capirà.

Ecco, per quanto per alcuni lettori questo possa sembrare una bestemmia, per me era esattamente questo lo spirito (ehm…) dello Zagor di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli: lo Zagor di Nolitta era estremamente citazionista e prendeva spunto da decine di film, libri e fumetti apparsi in precedenza. Basti pensare all’uomo lupo, al vampiro Bela Rakosi (citazionismo a livello plurimo), a Molok e a tanti altri personaggi. Zagor stesso è una miscela fra Phantom e Tarzan. Il punto è che il grosso dei lettori dell’epoca, perlopiù bambini e adolescenti, non poteva conoscere il Dracula di Bela Lugosi, oppure Frankenstein con Boris Karloff. Erano tutti riferimenti ai B-movie degli anni 30-40 che solo Bonelli conosceva.

Il rapporto del lettore era quindi di subalternità rispetto all’autore.

Il lettore sapeva che il barone Rakosi era ispirato a Dracula. D’altronde, il buon conte Dracula è uno di quei personaggi talmente pervasivi della cultura popolare del ‘900 da venire assimilato sin da piccolissimi senza problemi. Per dire, tutti sappiamo che Dracula è un vampiro. Tutti sappiamo che abitava in Transilvania. E tutti sappiamo che i vampiri sono creature che bevono sangue umano. E sono cose che sappiamo, si badi bene, non perché ci siamo letti Stoker, ma perché la figura mitologica del vampiro e di Dracula sono così forti che tutti ne siamo a conoscenza, spesso inconsapevolmente. Sappiamo già senza rendercene conto.

Lo stesso ormai vale per gli zombie: se fermiamo una persona per strada, verosimilmente sotto i 70 anni, e gli chiediamo che cos’è uno zombie, avremo una risposta più o meno corretta.

Ed è questo che ha fatto Samuel Marolla: ha preso una figura comune e conosciuta, lo zombie (oh, io sarò antico, ma per me sono morti viventi, poche balle), ha recuperato alcuni degli elementi canonici del genere e ha ribaltato tutto in chiave zagoriana inserendo citazioni e riferimenti che solo un pubblico molto colto, o nerd a livelli imbarazzanti, può riconoscere. Un apprezzabile tentativo di fare contenti tutti.

D’accordo, proprio tutti contenti non direi, dopotutto il mondo è bello perché (a)vari(at)o, ma buona parte sì. 

Poi va bene: se ci fossero state giusto una manciata di pagine in più, o un paio di personaggi in meno, per decomprimere meglio il finale ci saremmo trovati di fronte a un capolavoro, ma per me è fuori discussione che ci troviamo di fronte a una bella storia.

 

 

Ottimi i disegni di Paolo Bisi, disegnatore dal tratto personale e riconoscibile che ha il pregio di realizzare uno Zagor moderno e al passo con i tempi. Il disegnatore, ormai con una militanza a Darkwood che supera i tre lustri, è autore di sequenze spettacolari e dinamiche, specialmente nel finale e non credo di sbagliare se dico che non molti disegnatori dell’attuale staff sarebbero stati adatti a questa storia meglio di lui. Non parlo di mera abilità, intendiamoci, perché quella ce l’hanno praticamente tutti, quanto di sentire questo racconto nelle proprie corde. E Bisi ha dato l’impressione di essersi divertito un mondo. La sua terza collaborazione con Marolla in cinque anni, dopotutto, non può essere casuale. 

Chiudiamo con la consapevolezza di esserci gustati una bella storia ricca di avventura e con una dose di splatter non eccessiva che tiene alta la bandiera di Zagor e, soprattutto, spalanca le porte ad una storia d’amore con un potenziale esplosivo. Mi auguro che sia Marolla che, soprattutto, il curatore Moreno Burattini abbiano il coraggio di portarla avanti.

 

Alla prossima recensione, ma intanto seguiteci anche nel gruppo facebook, L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor), sulla pagina Facebook FumettiAvventura – Le recensioni, sul canale YouTube FumettiAvventuraTV e iscrivetevi alla nostra newsletter per contenuti quindicinali esclusivi!

 

 

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