Storie del West – Verso l’ignoto (aprile 2019 n.e)

Scritto da Francesco Benati

10 Apr, 2020

Storie del WestVerso l’ignoto. Sì, non avete letto male, questa rubrica non si intitola Storia del West, come la leggendaria saga a fumetti che comunque verrà ampiamente trattata in queste pagine, bensì Storie (al plurale) del West

Facciamo mente locale: da circa un anno è in edicola la nuova edizione di Storia del West, il capolavoro di Gino D’Antonio che ha debuttato in edicola nel lontanissimo 1967 e che nel corso dei decenni è stato riproposto numerose volte in vari formati diversi. Quello attuale è un grande formato, più o meno quello dei Texoni bonelliani, per intenderci, con le copertine originali ed è interamente a colori. 

Al timone dell’operazione c’è un’inedita alleanza composta da Sergio Bonelli Editore e If Edizioni.

Storia del West 1

La nuova edizione a colori

L’opera si presenta come estremamente lussuosa: innanzitutto, il formato le rende pienamente giustizia e, come se non bastasse, è interamente a colori come originariamente pensato da D’Antonio. Si badi bene che il colore non è il classico cielo blu ed erba verde (ormai ho sclerotizzato questa espressione, lo so) che spesso si riscontra negli albi speciali della Bonelli, ma è un colore vivo, vivace, che sa essere di accompagnamento nei momenti più calmi e rilassati ed avere una sua valenza narrativa e simbolica, perlopiù nelle concitate scene d’azione. In più, le tonalità vintage aiutano moltissimo ad immergersi nelle atmosfere avventurose della collana.

L’idea di lanciarmi in una serie di recensioni mensili, come già faccio per altre serie, mi ha stuzzicato parecchio, devo riconoscerlo, ma per varie ragioni ho preferito declinare, anche e soprattutto per questioni di tempistiche.

Con il passare del tempo, poi, gli albi si sono accumulati e io stesso ho faticato a reggere la lettura mensile, arrivando spesso ad accumulare due o tre albi prima di dedicarmi ad una completa full immersion nell’arco di un sabato mattina. Ergo, l’idea di mettermi a fare delle recensioni mi sembrava un’ipotesi ormai remota.

Finché non ho avuto l’illuminazione (incalzato anche da vari colleghi del blog che mi hanno tirato in ballo in più occasioni): invece che realizzare delle normali recensioni, peraltro quasi del tutto superflue visto che su Storia del West è stato detto letteralmente di tutto, ho deciso di proporre una sorta di scheda di lettura che approfondisse di più le varie tematiche trattate nei singoli albi, con riferimenti bibliografici e cinematografici, mettendo in relazioni le storie raccontate in Storia del West con quanto abbiamo appreso leggendo altre collane. Un commento all’albo, certo, ma anche una rubrica di approfondimento.

Un progetto stimolante che, paradossalmente, si rivela anche più impegnativo delle recensioni mensili, ma per il quale mi riservo una discreta flessibilità nei tempi, tempi che all’inizio saranno un pochino più serrati per cercare di avvicinarmi quanto più possibile alla serie regolare. 

Verso l’ignoto – Storia del West n.1

Soggetto e Sceneggiatura: Gino D’Antonio

Disegni: Gino D’Antonio, Renzo Calegari, Renato Polese

Colori: Flavio e Francesco Chiumento

Orsù, dopo questo lungo e indispensabile preambolo per introdurre la rubrica, andiamo a mettere in pratica quanto scritto, partendo dal primo, leggendario numero di Storia del West uscito nel giugno del 1967, Verso l’ignoto, scritto da Gino D’Antonio, il quale realizzò anche i disegni con il supporto di Renzo Calegari e Renato Polese.

Siamo nel 1804 e il giovane Brett MacDonald sbarca negli Stati Uniti e finisce subito col mettersi nei guai, salvando Meriwether Lewis dall’assalto di alcuni banditi. Brett è un giovane pittore ricco di ideali, ma Lewis lo avverte subito: nei neonati Stati Uniti d’America non c’è posto per gli artisti con la testa fra le nuvole. Servono invece uomini concreti che sappiano maneggiare le armi e con il gusto dell’avventura. Tuttavia, Lewis, ormai in debito verso il ragazzo, gli offre di far parte come cartografo alla spedizione che sta preparando e che lo avrebbe condotto verso le coste del Pacifico.

Polese

La famosa spedizione di Lewis e Clarke è letteralmente passata alla storia come la prima spedizione che avrebbe percorso l’America settentrionale e avrebbe spalancato le porte alla colonizzazione dell’ovest. In pratica, tutta la mitologia western parte da qui. La serie fa partire la spedizione direttamente nel 1804 e per certi aspetti fu così, anche se bisogna ammettere che Lewis iniziò il viaggio già l’anno precedente discendendo il fiume Ohio e reclutando vari uomini lungo il tragitto. La data ufficiale della partenza è comunque il 14 maggio 1804. 

Diversamente da quanto raccontato nella prima metà dell’albo, non vi fu una vera e propria battaglia tra gli indiani e gli esploratori, anzi, i rapporti fra i membri della spedizione e i nativi si dimostrarono tutto sommato cordiali, eccetto uno scontro con i Piedi Neri avvenuto però sul finire del viaggio.

In parte storicamente accurata è la figura dell’indiana Sicaweja, nel fumetto ritratta come un’adolescente, compagna di Brett MacDonald e padre di Pat, il futuro protagonista principale della serie. 

Il suo vero nome fu Sacajawea ed era veramente una ragazzina quando incontro gli esploratori, ma era già sposata a una mercante francese di nome Tuissant Charbonneau, il quale l’aveva comprata dagli Shoshoni quando aveva solo 13 anni. Corretto è il fatto che l’indiana accompagnò gli esploratori ed è anche vero che fu quasi per caso che loro scoprirono che lei era la sorella di un capo indiano.

La vera Sacajawea, purtroppo, non superò i venticinque anni, in quanto morì intorno al 1812 per una malattia sconosciuta, almeno stando alle fonti ufficiali. Il mito vuole che abbia lasciato il marito per tornare nella propria terra natìa dove sarebbe morta in età avanzatissima nel 1884, alla veneranda età di 96 anni.

La figura della Sicaweja fumettistica, però, è centrale per tutto l’albo, in barba alle convinzioni che nei fumetti d’avventura non ci sia posto per le donne, ed è tutta sua una delle scene più rocambolesche di Verso l’ignoto, vale a dire il salvataggio di Brett, finito prigioniero degli indiani. La scena può idealmente ricordare il celeberrimo salvataggio della principessa indiana di Pocahontas nei confronti dell’inglese John Smith, anche se le modalità sono del tutto diverse.

Nel finale dell’albo, ovviamente, prevale il mito: Brett non ritorna con la spedizione, la quale sarebbe arrivata al porto di St. Louis nel luglio del 1806, bensì decide di rimanere all’ovest con Sicaweja, la quale, nel frattempo, ha dato alla luce il piccolo Pat.

Sicajewa e Brett

Questo aspetto complica un po’ le cose, visto che, se davvero dobbiamo dare credito a queste date, Pat MacDonald sarebbe davvero molto anziano nel finale della serie, ambientata nel 1891 e inoltre il suo aspetto adolescenziale stride molto con il quinto albo della serie che si svolge ai tempi della battaglia di Alamo del 1836.

Fra i film riguardanti la spedizione di Lewis e Clarke, il più noto è I due capitani del 1955, solido western in cui si accenna ad una possibile liaison tra Sacajawea e Lewis, messa in dubbio dalle fonti ufficiali.

Un volume imprescindibile che ci accompagnerà per tutto il viaggio è di sicuro La grande storia degli indiani d’America di Jean Pictet, vera e propria Bibbia per gli amanti del genere.

Una curiosità: nel recente libro Io sono Zagor, edito dalla Sergio Bonelli Editore, scritto da Moreno Burattini, è lo stesso Zagor ad affermare di essere nato circa all’epoca della spedizione di Lewis e Clarke.

Michele Benevento

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