Possessione – Dampyr 240 (marzo 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

11 Mar, 2020

A meno uno dal ventennale (la cui attesa abbiamo raccontato qui), le avventure di Harlan Draka ci portano a Leopoli in Ucraina in una vicenda torbida che in qualche modo si lega ai tempi di epidemia che stiamo vivendo. A confezionare le classiche 94 pagine di bianco e nero sono Stefano Piani (che torna sull’ammazzavampiri di casa Bonelli dopo due anni esatti da Dampyr 216) e Vanessa Belardo (anche lei assente dalle pagine di Dampyr da un po’: era il numero 220 con il ritorno di Ah-Toy). 

 

Possessione – Dampyr 240 (marzo 2020)

Soggetto e sceneggiatura: Stefano Piani

Disegni: Vanessa Belardo

Copertina: Enea Riboldi

Partiamo con la sinossi: Harlan viene inviato da Caleb a Leopoli per fare luce sulla morte di un individuo che è stato trovato dissanguato. In realtà fin dal prologo precedente l’ingresso in scena del Dampyr il lettore sa che l’avversario di questo albo è l’avvenente Jadwiga, una donna che ha il potere di ammaliare gli uomini che incontra, sedurli, sottometterli e poi portarli alla follia. Una follia di cui Jadwiga gode per una sorta di legame psichico. 

Tutta la prima parte della vicenda è di fatto un giallo pieno di scene di violenti omicidi determinati dalla follia improvvisa di chi li commette (per intenderci un po’ alla Gli uccisori, numero 5 di Dylan Dog, ricordate?). Harlan, che è arrivato in Ucraina da solo senza Kurjak e Tesla, è supportato da Andreji Sorokin, un giovanissimo reporter coinvolto personalmente nella vicenda visto che una delle vittime è proprio suo fratello maggiore.

Nella seconda parte o meglio da pagina 77 lo scioglimento finale si carica di tinte più esplicitamente horror e soprattutto la spiegazione varca esplicitamente i confini del sovrannaturale. Ma non aggiungo altro a beneficio di chi non ha ancora letto.

 

 

La storia ha sicuramente degli elementi che funzionano bene ovvero due personaggi e le scene degli omicidi.

I due personaggi sono Jadwiga che è carica di una intensa forza magnetica e anche il giovane Andreji che è una buona spalla nella sua ingenuità e freschezza a fianco del ben navigato Harlan.

Le scene degli omicidi giocano su visioni orrorifiche che spaziano dalla tripofobia a deliri che portano a gesti inconsulti di violenza.

Più debole forse lo scioglimento finale che in realtà risolve la cosa introducendo un elemento la cui genesi poi resta molto in sospeso (e aggiungo anche che lo fa con un po’ di spiegoni di troppo). Ma questo elemento potrebbe discendere direttamente dai racconti del maestro dell’horror polacco, Stefan Grabinski, un autore poco noto a cui Piani si è rifatto per il soggetto di Possessione. Confesso la mia totale ignoranza delle opere di Grabinski e quindi almeno in parte devo sospendere il giudizio su un conclusione che non mi ha completamente soddisfatto.

Buona la prova di Vanessa Belardo che come al solito ci offre delle figure femminili molto convincenti, caratterizza bene il giovane Andreji (che essendo un reporter mi pare sia stato modellato sul Jimmy Olsen della saga di Superman) e ovviamente non si tira indietro dagli effetti splatter e dalla rappresentazione delle scene di follia degli assassini.

 

Un numero quindi che è sicuramente soddisfacente senza per questo raggiungere vette particolarmente alte, ma un numero che conferma comunque la cura che c’è dietro alla serie Dampyr.

Ma ora tutta la nostra attenzione di fan si rivolge al prossimo imperdibile numero che celebra i 20 anni in edicola di Dampyr con 110 pagine a colori firmate da Boselli e Majo!

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