L’incendiario – Zagor n.651 (ottobre 2019)

Scritto da Francesco Benati

29 Ott, 2019

Siamo veramente sul filo di lana, ma ecco la recensione de L’incendiario, il nuovo albo mensile di Zagor edito, come sempre, dalla Sergio Bonelli Editore. Si tratta del primo numero di una trilogia che ci accompagnerà fino alle porte dell’inverno. Ai testi troviamo Mirko Perniola (su soggetto di Vittorio Sossi) e ai disegni il  veterano Alessandro Chiarolla.

 

 

L’incendiario – Zagor n.651

Soggetto: Vittorio Sossi

Sceneggiatura: Mirko Perniola

Disegni: Alessandro Chiarolla

Copertina: Alessandro Piccinelli

Sinossi: la miniera della città di Keating è vittima di un grave disastro in cui perdono la vita tanti lavoratori. La sicurezza della miniera faceva acqua da tutte le parti e questo ha causato l’incidente. Passano alcuni anni e un misterioso assassino mascherato inizia a mietere vittime utilizzando delle bombe incendiarie. La sua pista si incrocia con quella di Zagor, il quale si rende facilmente conto che la cittadina di Keating racchiude più di un segreto.

Ammettiamolo: se c’è un tema che davvero non passa mai di moda è quello della placida cittadina apparentemente tranquilla e senza problemi che, sotto la patina di perfezione, nasconde una quantità di marciume da far tremare i polsi. Un argomento visto e stravisto in tutte le salse e in tutti i fumetti: Tex ci ha costruito sopra la carriera, ma anche Dylan Dog e Nathan Never, tanto per citarne un paio che sulle indagini sanno il fatto loro, di nidi di serpenti ne hanno scoperchiati parecchi.

Anche Zagor non fa eccezione, visto il gran numero di storie presenti sulle varie collane che trattano questo argomento. Solitamente, però, trame del genere si prestano bene a racconti di lunghezza limitata: uno o due albi, oppure Speciali e altre uscite fuori serie. Dedicare ben tre numeri a questo canovaccio fa pensare che la storia si evolverà su binari decisamente differenti.

 

Di sicuro c’è solo che dopo un ciclo di storie davvero sui generis come Monument ValleyI servi di Cromm e I discepoli, con questa nuova avventura ritorniamo su binari che più classici non si può.

Perniola catapulta il lettore in una ridda di avvenimenti che si susseguono a buon ritmo e, con il piglio del buon narratore, spiazza subito il lettore rivelando all’istante l’identità del killer non-più-tanto misterioso, segno che in realtà ciò che gli interessa raccontare è ben altro e lo scopriremo con i prossimi numeri.

Finora avevamo visto Perniola attivo soprattutto nei fuori serie, come i Maxi e gli Speciali, mentre sulla serie regolare si era limitato ad una sola comparsata, per quanto significativa, ormai parecchi anni fa ai tempi della trasferta sudamericana in una bella storia, Alligator Bayou, disegnata da Marcello Mangiantini. Finalmente, dopo questa lunga militanza sulle serie parallele, ha il proprio posto sul mensile con una lunga storia che dovrebbe garantire, almeno in teoria, uno sviluppo ampio e senza accelerazioni concitate.

 

Ai disegni, il ritorno del maestro Alessandro Chiarolla sulla serie regolare a tre anni dalla sua ultima apparizione.

Sì, lo so che cosa state per dire: che quello di Chiarolla non è Zagor, che ha uno stile lontano da quello classico del personaggio, che non lo rispetta e bla bla bla…

Tutto verissimo, per carità, solo che a me Chiarolla piace da impazzire: è invecchiato, ma è invecchiato bene lo ritengo sempre uno dei migliori interpreti che lo Spirito con la Scure abbia mai avuto.

La prova espressa in questa storia è ben lontana da quella di un vecchio pronto per il ritiro a Villa arzilla, ma, al contrario, quella di un artista maturo che ha la piena consapevolezza dei propri mezzi e che realizza il proprio lavoro pensando solo al miglior risultato possibile senza farsi troppi problemi sul piacere o meno al grande pubblico.

Chiarolla, il cui stile estroverso e nervoso si adatta bene alle atmosfere di questa storia, fa ricorso a tutto il proprio repertorio di volti per tratteggiare i vari personaggi della vicenda, i quali vengono fatti recitare con la consueta maestria.

Insomma, l’ennesimo ottimo lavoro di un bravissimo artista che, per il solo fatto di non essere un emulo del sempre immenso Gallieno Ferri, creatore di Zagor, non viene celebrato abbastanza.

In conclusione, possiamo dire di trovarci di fronte ad una buona partenza per una storia che ha tutti i presupposti per crescere ulteriormente.

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