La notte della cometa – Magico Vento il Ritorno n.1 (luglio 2019)

Scritto da Paolo M.G. Maino

17 Lug, 2019

E dopo il ritorno di Mister No, a distanza di pochi giorni ecco il ritorno di Magico Vento, lo sciamano bianco dei Sioux al secolo Ned Ellis. Dopo il numero speciale che chiudeva la serie nel novembre 2010, ecco che torniamo a cavalcare insieme a Ned e Poe nel western creato da Gianfranco Manfredi, e lo facciamo in perfetta continuità con la chiusura: questa prima miniserie che ci accompagnerà per 4 mesi, infatti, racconta di vicende accadute nel 1881 esattamente l’anno dopo quel 1880 in cui avevamo lasciato Ned privato dei suoi poteri e deciso a ritirarsi a vita privata dopo la disfatta di Victorio insieme ad Estrella, la ribella figlia di un ricco proprietario terriero.
Ma il tempo del meritato ritiro non sembra concesso al tormentato protagonista della serie. E aggiungo anche per fortuna per noi  lettori!

 

 

La notte della cometa – Magico Vento il Ritorno n.1

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni: Darko Perovic

Copertina: Corrado Mastantuono

Voglio dividere la mia recensione in due fasi: la classica presentazione dell’albo appena uscito e una considerazione sulle caratteristiche e le scelte narrative di questo ritorno e anche del prossimo, perché già dalla seconda di copertina Manfredi ci informa (si tratta di una conferma di un rumor che girava da tempo) del fatto che è già in cantiere una seconda miniserie di tre episodi che racconterà vicende del 1882.
Sinossi della notte della cometa: Poe giunge in Messico per cercare di convincere Magico Vento ad unirsi a lui nell’affrontare una nuova fase di tensione tra bianchi e indiani. Tra gli apaches si sta diffondendo infatti il credo di un fantomatico sciamano soprannominato Il sognatore che mira ad unificare le varie tribù per una riscossa contro gli invasori: è stato il generale Crook a chiedere a Poe di interessarsi della questione e di scoprire cosa ci sia dietro a questo predicatore di discordia. Ned, che pur privo di poteri magici è ancora alla ricerca di una visione ed è ossessionato dall’immagine di un gigantesco serpente e dalla voce dal passato del suo mentore Cavallo zoppo, accetta di accompagnare l’amico lasciando alla sue spalle la relazione non certo felice e scoppiettante con la dura Estrella (si veda la secca risposta a Poe che la saluta ad inizio albo: «Risparmiati le smancerie, Poe. So che non sei venuto qui per me»). Da queste premesse scaturisce la vicenda che si lega, come è tipico delle trame di Manfredi, di importanti riferimenti storici: i fratelli Earp alla caccia della banda dei Cowboys (sono davvero le loro settimane vista la loro apparizione anche nel Texone di Boselli e Laura Zuccheri); l’incendio storico di un deposito di dinamite e polvere da sparo a Tucson (dove si volge tutta la parte finale della vicenda); l’apparizione nel cielo della cometa di Halley e il contemporaneo diffondersi delle profezie apocalittiche millenaristiche di Mother Shipton. Una trama che vede, come tante volte nella serie chiusa nel 2010, l’alternarsi di momenti in cui Poe e Ned agiscono insieme a momenti in cui ognuno segue la sua pista.

Soggetto e sceneggiatura hanno tutti gli elementi per funzionare benissimo per come si può capire da questa breve sinossi, ma oltre a questo si aggiunge l’intensità della figura di Magico Vento. È lui, è quello che ci ricordavamo, ma è più tormentato e senza mezze misure. Non c’è nulla di accomodante o di dolce in questo Ned, sempre più segnato dalla sua doppia natura di bianco legato alle tradizioni più ancestrali della nazione indiana. E Poe resta a fatica il suo aggancio con certi aspetti della realtà. Il western di Manfredi si conferma crudo e sporco, ricco di azione e sparatorie (Magico Vento è sempre spettacolare e ultra dinamico con le colt in mano) e interessato agli eventi storici che sono alla base dell’epopea West e hanno contribuito a fondare elementi importanti della coscienza del popolo americano.

Sul fronte dei disegni, Darko Perovic fa il suo lavoro con cura e rientra subito nella pelle dei personaggi e oltre tutto la miniserie (e anche la prossima) beneficerà del suo tratto interamente dando così una ulteriore impressione di forte unità stilistica (mi immagino già il balenottero di 400 o 700 pagine che potrebbe riunire in libreria la/le miniserie!).
Ed ora, come promesso, un mio parere sulle scelte narrative attuate e direi anche su quelle editoriali. Napoleone è tornato con una mini di tre episodi che raccontano una intensa vicenda anni dopo la fine della serie regolare; Mister No classico è ritornato con un flashback prima della lunga storia finale della prima serie regolare; Magico Vento riparte esattamente da dove lo avevamo lasciato con uno scarto temporale di pochissimi mesi se non settimane. È stato solo un arrivederci quello di Manfredi che era arrivato al punto di dare uno stop per passare su altri progetti (Volto Nascosto, Shangai Devil, Adam Wild…), ma poi il richiamo per lui e per la Bonelli è stato più forte date le insistenze dei lettori e con la libertà che contraddistingue solo i creatori delle serie a fumetti ha ripreso il cammino esattamente da dove lo aveva lasciato.

Da commentare anche questa nuova scelta editoriale che timidamente ma in modo sempre più chiaro si sta facendo strada nella produzione originale della casa editrice milanese: il ritorno degli eroi con miniserie curate e ben definite e con una cadenza fortemente aperiodica. Funzionerà? Non so se catturerà nuovi lettori (anche se chi ha letto solo i volumi da libreria potrebbe anche essere interessato ad un altro mini-investimento di 4 numeri: con poco meno di 16€ ci si porta a casa una storia unica di quasi 400 pagine!), ma sicuramente è accolta con grande curiosità dai lettori storici. Saranno loro i giudici realie (e Manfredi lo dichiara fin da subito) che decreteranno il futuro di questa nuova tipologia di narrazione che ricorda di più certe scelte del fumetto d’oltralpe.

Intanto se volete raggiungerci, parleremo insieme di questo e altro nel gruppo FB L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor)!

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2 Commenti

  1. ho la senszione che sia quasi come se in Bonelli pensino che funzionino meglio alcuni personaggi ormai 'storici' anche loro, a modo proprio, rispetto agli ultimi nuovissii. E quindi, sentono la opportunità e necessità di ridar loro lo spazio che merita(va)no

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  2. Un po' questo e un po' l'ascoltare le richieste dei lettori che nella maggior parte dei casi sono oltre i 30 anni!

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