Dampyr Index: Il segno di Alastor (D173-174)

Scritto da Paolo M.G. Maino

24 Lug, 2019

Sword&Sorcery è questa la sintesi che possiamo utilizzare per indicare il genere centrale di questa inconsueta storia di Dampyr. Mauro Boselli sfrutta qui le porte del multiverso per dare pieno sfogo alla sua passione per i dime-novels di genere fantasy della prima metà del novecento e in particolare per i racconti di Robert E. Howard, indimenticato creatore della saga di Conan. E per farlo si affida per due terzi abbandonati delle tavole alle matite e alle chine di un visionario disegnatore, Esteban Maroto, già noto in casa Bonelli per molte storie amate di Brendon, il cavaliere di ventura di un mondo fantasy post-apocalittico creato da Claudio Chiaverotti. Perché solo per due terzi? Perché per un improvviso incendio accaduto nelle casa del disegnatore con tutte le conseguenze annesse, la matita passa in mano a Maurizio Dotti che ormai già in forza  a Tex dopo una lunga militanza su Dampyr è chiamato da Boselli per completare le ultime 60 pagine.

Una storia che mostra la grande poliedricità della serie e che porta avanti il tema dei viaggi tra i mondi del multiverso e dopo la storia che aveva visto Kurjak perso in un mondo fantascientifico che ricorda le avventure di Flash Gordon (D101), ecco che Kurjak e Harlan si trovano catapultati in un mondo di magia e battaglie, separati e dimentichi l’uno dell’altro in mezzo a personaggi di lungo corso nella serie e ad altri destinati a tornare negli anni a venire.

Il segno di Alastor – Dampyr n.173

Data di pubblicazione: agosto – settembre 2014

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Esteban Maroto e Maurizio Dotti

Copertina: Enea Riboldi

Tavole: 188

Personaggi: Harlan, Kurjak, Xeethra (la principessa della Città del crepuscolo nel mondo in cui Kurjak è considerato un eroe salvatore con il nome di Kur-Jak [D101]), Granduca Darin (capo dell’esercito della città del crepuscolo e vincitore di fatto della Guerra Eterna, segretamente innamorato di Xeethra), Timothy O’Brien, Jack Kelsey (scrittore di libri fantasy e sci-fi che ha raccontato nei suoi libri del mondo di Xeethra come se lo avesse visto davvero), Linda Kelsey (moglie di Jack), Rhaleya (leader della ‘compagnia guerriera’ del mondo Sword&Sorcery), Dandy (guerriera di Rahleya), Ryakar (demone della dimensione nera, amico da tempo di Harlan e co.), Loryen (ladra della città di Vanderoog dove arriva Harlan tramite il varco), Savnok (allegro e simpatico demone dell’altra parte, ma in ottimi rapporti con Harlan e co.), Alastor (uno dei più violenti e duri principi dell’inferno).

Luogo: Praga, Inghilterra, Costa del Maine, Mondi del multiverso

Tempo: Presente (ma il tempo scorre in modo diverso nel multiverso)

Trama: [D173] Nel mondo della Città del crepuscolo l’estenuante guerra eterna contro i giganteschi insetti è giunta a conclusione grazie al primo intervento dell’eroe Kur-Jak [come raccontato in D101] e alla valorosa e accorta guida militare del Granduca Darin, ma la principessa Xeethra continua a struggersi per amore di Kurjak di cui porta nel grembo il figlio e che vorrebbe raggiungere tra le pieghe del multiverso. Quanto fin qui raccontato costituisce una visione che Kurjak stesso ha in sogno. I viaggi nel multiverso hanno infatti la caratteristica di far perdere la memoria a chi passa da un mondo all’altro e lasciano solo una vaga sensazione che a volte trova consistenza nelle pieghe dei sogni. Kurjak vuole però cercare di ricordare stimolato anche dalla lettura di romanzi del genere sword&sorcery scritti da Jack Kelsey e che descrivono proprio il mondo che Kurjak ricorda di aver visitato. Decide quindi di far visita all’amico Timothy O’Brien, esperto di letteratura fantasy, che gli racconta un’intervista avuta proprio con Kelsey: la nascita delle sue serie di romanzi è legata alla permanenza in una casa solitaria sulla costa del Maine. Qui infatti la moglie Linda ha cominciato ad avere delle visioni ed è poi misteriosamente scomparsa e lo stesso di fatto pare essere successo a Kelsey attirato come la moglie in un mondo parallelo: la casa ha infatti la caratteristica di essere una porta tra i mondi.

(p.38 il racconto di O’Brien a Kurjak)

Timothy lascia l’indirizzo della casa nel Maine a Kurjak che però decide di andare a ispezionarla senza informare Harlan. Su una parete della casa è impresso il segno di Alastor, il demone con il muso da iena tra i capi dei principi dell’Inferno [apparso la prima volta in D105], Kurjak si avvicina al segno con il risultato di venire catapultato nella melmosa palude di un altro mondo dove si trova subito a combattere contro degli energumeni scimmioni e contro dei demoni supportato da Dandy e Asa, due procaci e semivestite donne della terribile compagnia guerriera (quando Kurjak le vede, così esclama: «Questo mondo ha anche qualcosa di buono!… Quelle due guerriere scarsamente vestite sembrano il sogno sexy di un adolescente malato di fumetti!…» p.57) , il gruppo combattente di mercenarie guidate da Rhaleya. Le due prendono in consegna Kurjak (che di fatto diventa una sorta di schiavo di Dandy, la bella guerriera con l’occhio bendato) anche perché Rhaleya ripete spesso a loro che dal ‘varco’ arriverà prima o poi un eroe che cambierà la storia del loro mondo. Portato al campo della ‘compagnia guerriera’ Kurjak fa la conoscenza di Rhaleya e Melany, quest’ultima vuole mettere a morte il maschio, ma Dandy lo prende per sé e lo mette a fare lavori da servo insieme ad un’altra donna giunta anche lei tempo addietro dal varco: Linda Kelsey. In contemporanea anche Harlan con il supporto di Ryakar, demone della dimensione nera ben esperto di passaggi dimensionali, segue Kurjak nel suo viaggio portandosi dietro con sé un registratore portatile che ha il compito di fargli da memoria esterna così da contrastare la progressiva perdita della memoria derivata dal viaggio nel multiverso. Harlan non cade però nella palude dove è finito Kurjak, ma nella città portuale di Vanderoog (e senza Ryakar per altro) dove incontra la giovane ladra Loryen che immediatamente si invaghisce di Harlan.

(p.73 l’arrivo di Harlan a Vanderoog)

Loryen sembra apparentemente aiutare il Dampyr portandolo da un folle santone  in grado di svelare tramite oracolo dove si trova Kurjak ovvero prigioniero di un gruppo di predoni delle sabbie (la ‘compagnia guerriera’) sull’isola del mare occidentale. Loryen si offre di aiutare Harlan a procurarsi una nave, ma in realtà ruba la memoria esterna, lo stordisce e al suo risveglio sulla nave in mezzo al mare gli racconta che sono amanti da tempo e che si stanno dirigendo alla volta del tempio del Dio Oscuro per depredarlo delle sue gemme preziose.
La situazione già non particolarmente semplice si complica ulteriormente per l’arrivo al campo della compagnia guerriera di Savnok, il simpatico demone rivestito di una corazza e pieno di vermi, che si presenta come generale delle truppe Alastor al quale la compagnia guerriera si è venduta come mercenari. Alastor è sempre alla ricerca di mondi da sottomettere e si muove spesso in autonomia (eccessiva?) rispetto agli antri principi infernali.

Il trono del Dio Oscuro – Dampyr n.174

[D174] Kurjak combatte con Savnok che ha chiesto di affrontare un uomo della compagnia per mostrare il suo valore, ma il demone riconosce l’umano e alla fine dopo aver combattuto per tutto il giorno si dichiara soddisfatto (tra un ‘oh!oh! e un altro ‘oh!oh!’) e non lo uccide. Kurjak ha mostrato il suo valore e da questo momento, completamente dimentico di Tesla e della sua ricerca di Xeethra, diventa l’uomo della bella Dandy. Non è meno difficile la situazione di Harlan che giunge tramite un avventuroso viaggio per mare all’isola di Mellesand e entra con Loryen nel tempio del Dio Oscuro superando le classiche trappole da manuale fantasy.

(p.29 l’avanzata di Harlan e Loryen tra le trappole)

Qui si arrampica sulla statua, spronato dalla ladra, per rubare il rubino conficcato nell’occhio sinistro del simulacro della divinità. Ma la scalata rivela il doppiogioco di Loryen: Harlan è vittima del veleno che colpisce chiunque si arrampichi sulla statua, veleno per il quale è morto il padre di Loryen. Harlan sviene, ma grazie ai suoi poteri di Dampyr sopravvive all’avvelenamento [da qui a p.38 iniziano – per inciso – i disegni di Dotti con l’eccezione di due vignette di p.30] per trovarsi prigioniero di un’altra donna discinta, la crudele Fiana, regina di Mellesand. La situazione pare disperata, ma ora con un nuovo colpo di scena, è Loryen a ritornare a salvare Harlan. Insieme con un altro ladro che era imprigionato, Sefriz, inizia una rocambolesca fuga che si chiude grazie alla pietra rubata al Dio Oscuro. Prima è Loryen a mettersela sugli occhi ma ottiene solo di impazzire, poi è Harlan a usarla e evoca tramite quella delle forme aliene a lui grate per una oscura vicenda vissuta a Gand in Belgio [D25]. I simbionti alieni si scagliano contro l’esercito di Mellesand e lo sbaragliano dando agio a Harlan, Sefriz e alla ormai folle Loryen di scappare su una barchetta.

(p. 54 la fuga di Harlan e Sefriz con la ormai folle Loryen)

In mezzo al mare settentrionale vengono raccolti da una nave di pirati dove però si trova anche Ryakar che libera Harlan (che ovviamente non ha memoria dell’amico demone) e conquista con lui la nave per tornare a Vanderoog. La città è stata saccheggiata è distrutta dalle truppe di Alastor e quindi anche dalla compagnia guerriera.
Arriviamo così alle convulse scene finali: Rhaleya ha visto la violenza maligna di Alastor in azione che ha annichilito realmente un verde territorio con la terribile macchina di terraformazione dell’ingegner Ukobach (chi non lo conosce, eh? ah ah!!) e decide così di ribellarsi insieme alle sue guerriere e ovviamente a Kurjak e a Savnok (che dichiara: «Ho un debole per gli eroi – pardon – le eroine! e le cause perse!» p.75). Nel rutilante finale pieno di squartamenti durante l’assedio della fortezza in cui sono arroccati anche Kurjak, Dandy e Savnok, Ryakar evoca con l’occhio del Dio Oscuro uno squadrone di sentinelle nere, ma anche loro non sono sufficienti a sconfiggere Alastor. A decidere la battaglia è Dandy che inserisce nell’orbita dell’occhio che ha perso il rubino e con l’aiuto di Kurjak recupera dal mondo della Città del crepuscolo (e il cerchio così parzialmente si chiude con l’inizio) gli Oscuri che stanno combattendo contro il generale Darin e li scaglia contro Alastor. La battaglia tra Oscuri e forze di Alastor si conclude con l’esplosione della macchina disgregatrice che crea una falla nello spazio tempo e spazza via Alastor (che sappiamo tornerà nel numero ora in edicola D232 legato fin dalla copertina dove si può apprezzare la B-side della prorompente Rhaleya in omaggio e legame evidente proprio con la copertina di D173)  e i suoi uomini. Rhyakar, Harlan e Kurjak tornano sul loro piano di realtà consapevoli dello strano legame che si è creato tra il mondo di Rhaleya, il loro (o nostro?) e quello di Xeethra e con un finale in macchina alla Blade Runner si conclude una delle più complesse storie doppie di Dampyr [e complessa per me che l’ho riassunta!!!].

Pagine da ricordare: nel turbinio sfolgorante di Maroto prima e di Dotti dopo tutte le pagine sono da ammirare, ne scelgo una per albo:

[D173] p.66: l’arrivo di Kurjak nel campo della compagnia guerriera è un tripudio in pieno stile Conan il cimmero, omaggio a Howard e ai disegni di Kubert.

[D174] p.95: l’esplosione del disgregatore che si porta via gli Oscuri e le truppe di Alastor è un ennesimo pezzo di bravura di Dotti, neo-copertinista di Tex Willer.

Le copertine: Enea Riboldi si diverte a giocare con gli archetipi del genere Sword&Sorcery e ci confeziona delle copertine che catapultano Harlan in mondi lontani e di avventura.

Cosa scopriamo su…

il multiverso: viaggiare nel multiverso ha i suoi effetti collaterali. La memoria del mondo d’origine si cancella in poco tempo ed è necessario tenerla viva con appunti e registrazioni varie (cosa che Harlan non può fare per il furto di Loryen).

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