Zlatan di Paolo Castaldi

Scritto da Paolo M.G. Maino

27 Dic, 2018

Ho regalato a mio figlio per Natale Zlatan di Paolo Castaldi, il racconto a fumetti dell’infanzia, della famiglia, della vita nel quartiere ghetto di Rosengård a Malmö, dei primi successi (e insuccessi) di quella icona del calcio moderno che è Zlatan Ibrahimovic.

Dopo averci raccontato di Maradona, il fumettista a tutto tondo Paolo Castaldi vuole capire da dove sia venuto fuori un personaggio così particolare, uno svedese che apparentemente rappresenta l’integrazione di successo in un paese che per noi della povera Europa di serie B è un ideale di stabilità economica e welfare (e la cosa ci ha fatto ancora di più arrabbiare per la recente eliminazione dalla fase finale dei mondiali). Ma non tutto è oro quel che luccica e lo stesso essere fuori dalle righe di Ibrahimovic ha spinto evidentemente Castaldi a cercare di capire di più l’uomo dietro al calciatore. E quello che leggiamo è proprio la ricerca di Castaldi che è anche personaggio e protagonista del racconto nel ruolo di reporter in Svezia e in particolare a Rosengård. Il sottotitolo forse più indicato per capire il fumetto è ‘un italiano a Malmö’!

Zlatan

Soggetto, sceneggiatura e disegni: Paolo Castoldi

Castaldi alterna capitoli che raccontano della sua personale ricerca, capitoli ricchi di appunti mentali e grafici, di battute e acute osservazioni, di paragoni e di incontri reali e immaginari (è un’opera letteraria: la fantasia ha piena libertà e ci mancherebbe che non l’avesse); ad altri capitoli che hanno come protagonista il giovane Zlatan e la sua dura vita da ragazzo, scappato con la famiglia dalla guerra nella ex-Jugoslavia per ritrovarsi in un ambiente freddo meteorologicamente e soprattutto umanamente, un ambiente che non ha fiaccato ma potenziato paradossalmente la determinazione a compiere qualcosa di grande e da applaudire.
Non è semplicemente un racconto sul calcio, ma è un racconto che descrive un pezzo della nostra realtà europea degli ultimi venti anni attraverso uno sport così popolare come il calcio e ovviamente a scriverne è un appassionato che ama il gesto atletico, la coordinazione massima, il gusto per il colpo ad effetto e che per questo non può che apprezzare l’estro di Ibrahimovic e di altri come lui (Maradona, Ronaldo, Cassano, George Best, Meroni…).

 

È anche un racconto di formazione che descrive il rapporto dei giovani con gli adulti (il padre e gli allenatori in primis), con i coetanei (gli altri ragazzi di Rosengård e quelli dei quartieri ‘bene’ di Malmö), con il quartiere e la città. Bellissima e toccante in questo senso la figura del padre, ma anche quella coraggiosa e sincera dell’allenatore del Malmö.
Ed è infine un acuto reportage su una sfida – quella dell’integrazione tra i popoli – decisiva per il futuro dell’Europa: una sfida che si gioca solo in parte nelle aule dei potenti ma che si combatte e si può vincere in tutti i quartieri popolari delle grandi città, da Rosengård alle banlieu parigine, dal quartiere Zen di Palermo a Quarto Oggiaro a Milano.

È un fumetto che può essere letto e apprezzato da tutti, amanti del calcio o no, ed è particolarmente adatto ai più giovani perché non edulcora nulla della nostra realtà, ma invita a capire le proprie origini e a coltivare i propri desideri.
Sul fronte dei disegni lo stile scattante e dinamico di Castaldi riesce a far percepire il gesto atletico che raggiunge il suo apice nella rovesciata di Ibrahimovic all’Inghilterra (guardatevela qui!); bellissimi anche tutti gli studi preparatori presentati tra un capitolo e l’altro sotto forma di appunti che il personaggio-autore Castaldi segna sul suo diario di viaggio.
Se devo solo avanzare una osservazione critica, direi che il formato del classico volume di narrativa Feltrinelli è forse un po’ piccolo per dare pieno risalto ai disegni. Ottimi anche i colori che nel predominare del grigio contribuiscono a raccontare della fredda e difficile realtà di Rosengård.

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