Dylan Dog & Martin Mystère – gli incontri del 1990 e 1992

Scritto da Paolo M.G. Maino

2 Nov, 2018

È uscito in anteprima a Lucca Comics&Games e sarà in tutte le edicole dal 28 novembre il terzo incontro tra Dylan Dog e Martin Mystère dal titolo L’abisso del male. Ma per tutti quelli che non sono andati/non andranno a Lucca, Fumetti Avventura ha deciso di presentarvi i primi due storici incontri tra l’indagatore dell’incubo e il detective dell’impossibile risalente ormai a tanti anni fa: 1990 e 1992. Nonostante la lunga attesa si realizza comunque quanto preannunciato nei pensieri conclusivi  condivisi da Dylan e Martin al termine del loro secondo incontro: «… in ogni caso sento che il nostro non è stato affatto un addio… chissà quando, chissà dove, ma un saluto tra Dylan Dog e Martin Mystère non può essere che un arrivederci!» [DD&MM La fine del mondo p.161].

 

Dylan Dog & Martin Mystère – gli incontri del 1990 e 1992

 

Cominciamo a descrivere i due albi del 1990 e del 1992: siamo nel bel mezzo dell’esplosione del fenomeno Dylan Dog (per intenderci in terza di copertina del numero del 1992 si preannuncia Il lungo addio…) quando Dylan viene stampato in oltre 400000 copie e anche Martin si difende più che ottimamente, i due deus ex machina Castelli e Sclavi vengono convinti dai lettori e dalla casa editrice ad imbastire il primo speciale e dopo due anni ritornano all’opera sul seguito: un successo dichiarato per 320 pagine disegnate splendidamente da Giovanni Freghieri e precedute da una copertina pittorica di Angelo Stano che si sviluppa sia sul fronte sia sul retro (e sulla costa) dell’albo.
I due incontri (e sarà così anche il terzo per come ho sentito che Recchioni lo presentava in una intervista fattagli da Adriano Barone nel live streaming della Bonelli TV  a Lucca) sono caratterizzati da scenari apocalittici scatenati tra l’altro proprio dall’incontro dei due protagonisti, catalizzatori  di forze oscure e devastanti.
I due fumetti del 1990 e del 1992 costituiscono inoltre una perfetta sintesi di come sia differente la scrittura di Castelli da quella di Sclavi (e viceversa). Di fatto la struttura della storia è la stessa a ben pensarci: una vicenda del passato (il primo incontro immaginato nel 1978 tra DYD e MM ne L’ultima fermata:l’incubo! e la storia Alfa e Omega [DYD 9] legata per i suoi aspetti paranormali e fantascientifici al mondo di Altrove di MM), l’incontro/scontro tra i due così diversi e così simili, l’esplosione del rapporto tra Dylan e Martin che è causa/riflesso della devastazione attorno, lo scioglimento finale con il raggiungimento di un accordo che è però sempre carico di una certa nostalgia. Eppure in questa struttura così semplice si inseriscono le diametrali differenze dei due fumetti: MM di Castelli è un fumetto ‘estroverso’ in cui tutto accade fuori dal protagonista e il compito di Martin è trovare la razionalità di quello che di impossibile succede; DD di Sclavi è un fumetto ‘introverso’ in cui tutto accade dentro al protagonista secondo la celebre massima ‘i mostri siamo noi’. Ovviamente la mia è una generalizzazione che non rende ragione della molteplicità e varietà delle due serie, ma direi che è una sintesi che funziona per i due speciali in questione.
Ultima fermata: l’incubo!, ovvero la storia di Castelli, pur nel gioco di memorie non sempre coincidenti tra il giovane Dylan ai suoi esordi a Scotland Yard nel 1978 e un Martin di poco più grande, è sostanzialmente lineare e pur nel delirio da quadro di Bosch la discesa agli inferi nelle gallerie delle metropolitane è tutta leggibile attraverso passaggi razionali fino allo scontro e scioglimento finale.

La fine del mondo, la storia di Sclavi, è un continuo partire per poi interrompersi in continui giochi da metanarrazione dove al centro c’è proprio l’atto creativo del cantastorie che crea e disfa infiniti mondi: un inno al multiverso che è elemento essenziale dell’immaginario Bonelli (fin dai tempi di Gianluigi Bonelli e di Guido Nolitta, ossia Sergio Bonelli). La narrazione si rompe e si ricompone e il lettore più volte è costretto a chiedersi quale sia la realtà (o se davvero ci sia una realtà).

 

Ultima fermata: l’incubo!

Soggetto: Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi

Sceneggiatura: Alfredo Castelli

Disegni: Giovanni Freghieri

Copertina: Angelo Stano

Una breve sinossi delle due storie. Ultima fermata: l’incubo! racconta di un tema molto mysteriano, gli infiniti fili che legano tra loro posti diversi della terra e aprono porte a infiniti universi. Ma questa volta le porte vogliono essere aperte da forze demoniache guidate dal perfido Mabus (un bel cattivone che manca invece nel secondo incontro). La ricerca di queste porte a mondi infernali ha delle origini antiche e si lega alla costruzione delle prime metropolitane a Londra e a New York. Martin e Dylan si trovano coinvolti nel passato, nel 1978, con le macchinazioni di Mabus e in particolare Martin che per la sua iniziazione con Kut Humi ha ricevuto il terzo occhio diventa una pedina inconsapevole nelle mani del maligno Mabus per dare accesso alle forze infernali. La sconfitta di Mabus è solo temporanea e il malvagio minaccia di tornare dopo 12 anni, ossia nel 1990. Ma la prima vittoria ha un sapore amaro perché carica di una dura sofferenza e sensi di colpa per Dylan e Martin (il tutto attorno alla bella Alison, fidanzata di Dylan dal destino infausto). La vicenda nel presente del 1990 è in realtà risolta più velocemente da Castelli che pare più attento a raccontarci le reazioni di Dylan e Martin che si incontrano di nuovo dopo 12 anni e a farci sorridere con i siparietti tra Groucho e Java. Il finale è aperto e non dobbiamo aspettare altri 12 anni per aver un seguito. Piccolo aneddoto: in questa storia si rivela il perché della esclamazione tipica di Martin Mystère: «Diavoli dell’inferno!» e il perché del vestiario di Dylan formato da camicia rossa, giacca nera, jeans e clarks.

 

La fine del mondo

Soggetto: Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi

Sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Giovanni Freghieri

Copertina: Angelo Stano

La fine del mondo, in realtà, pur ripartendo esattamente dalle ultime vignette dell’albo precedente segue un’altra strada e Mabus non c’entra niente. Amy la ragazza protagonista di Alfa e Omega (DYD 9) ha avuto un figlio che è di fatto un alieno dai poteri prodigiosi. Dopo anni di fuga i due vengono catturati dagli scienziati di Altrove e sottoposti a vari test e ovviamente pur critico dei modi utilizzati anche Martin viene coinvolto nell’osservazione dei due. Intanto però il computer-grammofono di Lance (così si chiama il figlio di Amy, ormai ragazzino) dialoga con il bambino raccontando mille storie che prendono forma davanti ai nostri occhi. Ancora una volta tutto sembra precipitare verso la catastrofe e ancora una volta l’esasperazione della situazione amplifica al parossismo le caratteristiche opposte di Dylan e Martin che non riescono a non litigare in continuazione. La conclusione è ovviamente surreale e assurda e ironica come ci aspettiamo da una sceneggiatura pienamente dylandoghiana e sclaviana.
Non si tratta, a mio avviso, delle migliori storie di Castelli e Sclavi ma questo più per la difficoltà non certo banale da superare di far interagire due pezzi da novanta come i due protagonisti delle due serie, ma si tratta di due buone storie che non pretendono di rifondare i personaggi o di stravolgerli e che hanno consentito ai lettori delle due serie di conoscere entrambi gli universi narrativi e che hanno avuto il merito di porre le basi del Bonelliverse: è da lì ufficiale che certi personaggi Bonelli si muovano nella stessa realtà e non semplicemente (come per altri) in realtà parallele (se pensiamo ad esempio agli incontri di Zagor con Dragonero e a breve con Brad Barron si tratta invece di realtà parallele nel multiverso).
Ed ora aspettiamo L’abisso del male (per noi poveri tapini che non siamo passati da Lucca) in attesa anche di una conferma (o rifondazione) del Bonelliverse visto che ad intervenire nel fumetto oltre a Giovanni Freghieri (che dà continuità dopo 26 anni alla trilogia) ci saranno anche Sergio Giardo (Nathan?), Giuseppe Matteoni (Draagonero?), Nicola Genzianella (Dampyr?), Luca Enoch (Gea o Lilyth???), Lucio Filippucci e Giancarlo Alessandrini , Giuseppe Palumbo e visto che sicuramente vederemo Titan e Hellingen dalle pagine di Zagor come possiamo ammirare dalla copertina di Stano (altro elemento di continuità) e dal preview dell’albo. A sul legame con Zagor in realtà ci aveva già pensato Sclavi (scrittore di tante stupende storie dello Spirito con la Scure del resto) visto che un elemento essenziale de La fine del mondo è il Pisum alatum…. vi dice niente, zagoriani????

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