Strani giorni – Dylan Dog Color Fest 24 (febbraio 2018)

Scritto da Manuel Enrico

17 Feb, 2018

Dylan Dog è Dylan Dog, non riuscirei ad inserirlo in una categoria specifica. Il figlio di Tiziano Sclavi è incredibilmente reale, che sembra una contraddizione parlando dell’Indagatore dell’Incubo, ma ho sempre letto le sue storie percependo nel suo animo quella dimensione di vicinanza ad un amico. In lui ammiravo quella sua complessità, un dinamismo interiore che, pur mostrando diversi aspetti del suo animo e del mondo in cui si muove, riesce a creare.
Il Color Fest Strani Giorni ha il merito di racchiudere questa poliedrica identità di Dyd in tre racconti, ognuno capace di presentare un lato, o più di uno, dell’Indagatore dell’Incubo, diventano anche un’ideale prima lettura per chi si avvicini, con colpevole ritardo, al personaggio.

Strani giorni – Dylan Dog Color Fest 24

Di mostri, incubi e ragazze

Soggetto, sceneggiatura e disegni: Alessandro Baggi

Colori: Riccardo Riboldi

 

Di mostri, incubi e ragazze sarebbe il titolo perfetto per una biografia del personaggio. O meglio, di un’autobiografia, visto come Alessandro Baggi sceglie di raccontarci Dylan, partendo con una tavola in cui, come un pittore, ritrae Dyd, accogliendo il lettore con una frase che sembra preludere ad una conoscenza «Il mio nome è Dog. Dylan Dog».
Baggi nel suo racconto riesce a racchiudere tutta l’essenza del complesso animo di Dylan Dog, come una carrellata nella vita editoriale del personaggio, vissuta dal suo punto di vista. La sensazione è di esser a tu per tu con Dylan, una chiacchierata tra amici in cui, cuore sul tavolo, ci si mostra per come si è realmente. La visione della vita, del proprio ruolo nel mondo e di come vediamo il mondo intorno a noi, tutto viene presentato come lo vedrebbe Dylan, con la sua ironia, i suoi riferimenti culturali (dai Ghostbuster al Dracula di Coppola), sempre mostrando quella vena poetica che è imprescindibile parlando di Dylan Dog. Come immaginarsi il volto di Rupert Everett, che Baggi ritrae in modo perfetto in una tavola.

 

 

Non è solo la storia ad appassionare, ma anche lo stile pittorico di Baggi. Eccellente nelle tavole staticche, in cui l’immagine diventa tela su cui appoggiare le parole, ma vivo e fluida laddove l’autore vuol mostrarci Dylan all’opera. Baggi ha realizzato con Di mostri, incubi e ragazze un ritratto di Dyd suggestivo e intimo.

 

 

Spazio sotto sfratto

Soggetto e sceneggiatura: Dennis Casale

Disegni: Gianluca Acciarino

Colori: Andres Mossa

Spazio sotto sfratto è quel lato surreale che ha contraddistinto alcune delle più belle storie di Dylan Dog, come la bellissima Tre per Zero recentemente riproposta nella collana Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi.

 

 

Dennis Casale costruisce una narrazione divertente, giocando al meglio sul lato ironico di Dyd e la sua particolare relazione con l’universo. È una storia che si legge tutta d’un fiato, dinamica, leggera e con un ritmo che appassiona, grazie ai disegni di Gianluca Acciarino e ai colori di Andres Mossa.

 

E ora, non me ne vogliano gli altri autori, il pezzo forte dell’albo. Per presentare il lato più sensibile, romantico, quell’emotività epidermica di Dylan Dog serviva un qualcosa di improvvisamente diverso, quasi onirico. Trovare due autori che sapessero lavorare assieme per dar vita a questa sfaccettatura di Dyd non era facile, ma il duo Monteleone- Rincione ha estratto un coniglio dal cilindro.

 

L’isola dei morti

Soggetto e sceneggiatura: Michele Monteleone

Disegni e colori: Giulio Rincione

L’isola dei morti è un gioiello, lo dico subito, vedendo tempo fa una tavola di lavorazione mi ero innamorato subito di questa storia. Giulio Rincione non ha disegnato, ha preso le emozioni e la ha messe direttamente sulla carta, delicatamente per non privarle nemmeno di un briciolo della loro intensità. Il suo stile è un qualcosa che trascende la comunicazione empatica con il lettore, vedi un suo disegno e sei nella pagina, ne sei avvolto, grazie a quel tratto irreale ma che sembra incarnare al meglio la scena che ti viene narrata. E quei colori. Quelle sfumature, la colorazione… posso dire sublime?

 

 

In tutto questo tripudio visivo non va dimenticata la storia. Michele Monteleone è uno dei giovani talenti della narrazione a fumetti che sta mostrando la sua vena creativa negli ultimi tempi su serie come Orfani e Caput Mundi. Vederlo passare da una dimensione ipercinetica e dai toni forti come quella delle citate serie a questa delicatezza è stata una bella sorpresa. Michele ha costruito una fiaba moderna, con quel pizzico di dark appena accennato che dona a L’isola dei morti un tono onirico e caldo.

 

 

 

Strani Giorni, grazie a queste tre storie, è uno dei ritratti di Dylan Dog più appassionanti. Forse non il migliore, ma sicuramente il più emozionante.
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