Review di Giustizia (da Color Tex 12) e qualche nota sulle storie brevi in Tex

Scritto da Paolo M.G. Maino

14 Gen, 2018

Passato del tempo dall’uscita del Color Tex 12 (Sparate sul pianista e altre storie) e provocato dall’introduzione alla recensione del Tex Magazine 2018 del collega Francesco Benati in merito alla sua congenialità per le storie breve (32 tavole o giù di lì) o per quelle che si sviluppano per almeno due albi (220 tavole) e ad una sua certa idiosincrasia per quelle ad albo singolo, ho riletto le storie del Color Tex suddetto e ho cercato di capire che cos’è una storia breve a fumetti per Tex.

 

 

Aggiungo come ultima premessa una mia predilezione per i racconti brevi e fulminanti (in particolare quelli di Poe, Lovecraft, Asimov… ma diciamolo in questa sede anche Boccaccio o le Operette morali di Leopardi o le novelle di Verga o Pirandello): che cosa mi piace di questi testi? Tempo di lettura, capacità di caratterizzare situazioni e personaggi in poche righe o magari con un solo aggettivo, finali con ribaltamenti di prospettiva a volte aperti, a volte tragici o argutamente ironici…

Come da titolo commenterò Giustizia (la storia centrale dell’albo) perché mi è piaciuta molto e mi consente alcune considerazioni generali.

Innanzitutto premetto che Cavaletto e Poli sembrano nati per fare western e per fare un western duro, senza fronzoli alla Peckinpah e per me è stata una vera sorpresa vederli in azione. Cavaletto ha ritmo, tiene avvinti alla vicenda con una narrazione che rispetta i canoni, ma ha il coraggio (come tante storie di questo bel Color e penso in particolare a Io ucciderò Tex Willer di Giusfredi e Soldi) di porre l’attenzione non solo (o non proprio) su Tex. Poli dal canto suo incanta con uno stile così ricco di espressività sia nei volti dei personaggi (il vecchio Conway di p.67; il ricercato Foley a p.69; lo sceriffo a p.93); sia nelle inquadrature (struggente la morte del giovane ragazzo a p.96) sia nell’ambiente naturale che sembra partecipare della storia (nel finale piovoso ad esempio).

 

 

La struttura narrativa gioca, come è normale in una storia breve, sul meccanismo dell’ellissi, ovvero si presuppongono fatti accaduti prima (chi è Foley? Quanti crimini ha commesso? Che uomo è il vecchio Conway?), arriviamo di fatto alla fine di una storia che si sta concludendo. E c’è uno scopo: il tema è la Giustizia. Ma chi la amministra? Chi è il giusto giudice? Tex svolge il suo compito di tutore della legge e non cede a facili scappatoie, ma chi fa così deve accettarne le conseguenze.

Seguiamo le scene:
– il vecchio Conway (che non dirà una battuta in tutta la storia) è pietrificato di fronte alla tomba del Beloved son;
– Tex arriva dallo sceriffo Bart con Foley il ricercato destinato alla forca. Gli rifila una classica lezione texiana e lo sbatte in gattabuia.
– Breve dialogo tra Bart e Tex sul rischio che Conway voglia farsi giustizia da sé assaltando la prigione o uccidendo Foley prima della forca. La scena si conclude con la decisione di partire presto anticipando i tempi per consegnare Foley al giudice.
– L’indomani Tex, Bart, suo figlio Jeff e due aiutanti dello sceriffo Redman e Hillbrook sono già quasi arrivati a destinazione ma manca da attraversare il classico guado perfetto per un’imboscata
– L’imboscata avviene con ferimento mortale di Jeff, la scoperta del tradimento di Hillbrook, il tentativo di guadagnare tempo per il figlio da parte di Jeff e la sparatoria finale con Tex che regola i conti.
– L’epilogo è triplice: il vecchio Conway è morto e anche se Foley fosse stato ucciso non lo avrebbe saputo; Jeff muore tra le braccia di Redman; Foley è consegnato alla giustizia.

 

L’ultima tavola chiude quella che si può definire una Ringkomposition (percorso ad anello): dalla tomba del giovane Conway alla tomba di Jeff. Ma è Tex che senza fare troppi giri di parole tira la morale «…è andata come Jeff avrebbe voluto, amigo! Ha vinto la Giustizia…»

Poche righe per raccontare di poche tavole che disegnano un quadro avvincente e malinconico al tempo stesso. Quello che convince in questo piccolo gioiello di ‘letteratura per immagini’ è il connubio perfetto tra la sceneggerò Cavaletto e l’intensità drammatica di Poli. Potrebbero fare lo stesso in una storia lunga? Mi auguro di poterlo scoprire, ma intanto gustatevi questa bella lettura e recuperatela se non l’avete ancora letta (il color ha davvero tante belle storie che valgono una rilettura attenta!).

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