I pirati del Borneo – Tex n.759 (gennaio 2024)

Scritto da Francesco Benati

29 Gen, 2024

Con I pirati del Borneo, giunge a conclusione la lunga saga che ha accompagnato i lettori di Tex sin da ottobre. Al timone dell’albo, così come dei tre precedenti, troviamo di nuovo lo sceneggiatore e curatore Mauro Boselli e il disegnatore Andrea Venturi.

Riassunto delle puntate precedenti: la Tigre Nera, uno dei più acerrimi nemici di Tex, è sopravvissuta e ha ripreso a colpire. Dopo aver reclutato nuovi seguaci, la Tigre ha rapito Kit Willer con l’ausilio del figlio Daniel ed è salpata per il Borneo dove conta di spodestare Van Gulik, governatore del regno di Tuamantung. La Tigre altri non è che Sumankan, vecchio sovrano di Tuamantung spodestato dagli olandesi molto tempo prima. Le sue imprese criminose servivano per finanziare la rivolta contro i colonizzatori. Tex, Carson e Tiger Jack, nel frattempo, si sono lanciati all’inseguimento di Daniel e di Kit e, una volta giunti nel Borneo, sono entrati in contatto con Van Gulik alla ricerca di un modo per liberare Kit, sconfiggere la Tigre Nera e, contemporaneamente, evitare che gli olandesi commettano una strage di innocenti.

 

 

I pirati del Borneo – Tex n.759

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Andrea Venturi

Copertina: Claudio Villa

 

Nel quarto e ultimo albo tutti i nodi vengono al pettine e ognuno dei personaggi in gioco dovrà scegliere da che parte stare e come regolarsi con la propria coscienza. In un contesto difficile in cui solo i civili sono gli unici innocenti, Tex e i suoi pards dovranno faticare per tenere dritta la loro barra morale.

Potremmo dire che con questa quadrilogia Boselli ha realizzato un piccolo gioiello e chiuderla qui, ma la realtà è ben più complessa.

Innanzitutto va detto che per questa storia, la quale pure si è rivelata più che buona, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per i due più recenti tour-de-force boselliani Alla ricerca delle navi perdute e Sierra Nevada: con qualche sforbiciata qui e là, perlopiù tra il secondo e terzo albo, ne sarebbe venuta fuori una storia maggiormente fruibile. Parliamo di questioni di lana caprina data la qualità complessiva dell’opera in questione e delle altre due citate, tuttavia ci è parso giusto sottolineare questa impressione comune a tutte le storie più recenti.

 

 

L’altro punto degno di interesse è il modo in cui Boselli ha, di fatto, portato a compimento il personaggio della Tigre Nera così come era stato concepito da Claudio Nizzi nei primi anni ’90. Nizzi ha sin da subito raccontato il fatto che la Tigre sia stata spodestata dai conquistatori europei, ma nella prima storia il suo scopo era quello di creare un nuovo regno direttamente negli USA e non di riconquistare quello perduto. Per vari motivi, Nizzi non ha mai scritto la storia finale, quella di Tex e la Tigre in Borneo, preferendo dare al suo personaggio più iconico un’altra conclusione, conclusione che poi Boselli ha ribaltato, rendendo la Tigre il personaggio che doveva essere in origine. 

Ed è proprio nelle pagine finali che egli smette di essere la Tigre Nera, ma ridiventa Sumankan, ritrovando nome e identità nel drammatico confronto finale con Tex.

 

 

Sul versante disegni, non ha molto senso ripetere quanto detto nelle recensioni degli albi precedenti: il lavoro di Andrea Venturi si è rivelato eccezionale, senza dubbio una delle sue prove migliori in carriera. L’impressione generale è che il disegnatore bolognese si sia divertito un mondo nel realizzare questa storia perché ha potuto contare su una grande vastità di scenari e situazioni. Tra battaglie, speronamenti, inseguimenti, lotte all’ultimo sangue nella giungla viaggi in mare, agguati nelle paludi, città esotiche e sontuosi palazzi, Venturi si è trovato fra le mani quello che per un disegnatore è equiparabile al paese dei balocchi. 

Venturi, l’unico fra i disegnatori che hanno messo le mani sulla Tigre Nera a poterne orchestrare il ritorno, ha confezionato un lavoro pressocché privo di sbavature significative e ha avuto il privilegio rarissimo di disegnare una storia di Tex ambientata molto lontano dai suoi luoghi canonici e la vivacità dei disegni testimonia sia il duro lavoro sia la passione profusa.

La conclusione ci porta a dire che abbiamo fra le mani un’ottima storia alla quale mancava qualcosa in meno (perdonate il gioco di parole) per essere annoverata fra le opere cult della saga di Tex. Poco male, l’alta qualità complessiva del lavoro parla da sola.

 

 

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