Odessa ha superato la metà del suo previsto percorso costituito da 4 stagioni di 6 numeri ciascuna per un totale di 24 numeri. A fine maggio è infatti arrivato in edicola il primo numero della terza stagione che ha come sottolititolo ‘Evoluzione’, mentre il sottotitolo della seconda stagione è ‘Rivelazioni’.

Abbiamo seguito le uscite di Odessa numero per numero, ma negli ultimi tre mesi il lavoro e tante altre letture hanno ridotto il tempo a disposizione, ma ho comunque continuato la lettura e mi è sembrato sensato proporre qualche considerazione (e magari riprenderne qualcuna) a metà del cammino della serie.

 

 

Odessa: il punto a metà serie

 

La storia base per chi non la conoscesse ruota attorno ad un evento catastrofico e imprevedibile che coinvolge la città di Odessa: una gigantesca astronave, la Serraglio 457 è uscita dal suo viaggio iperspaziale e si è letteralmente fusa con la città creando un mondo dove umani e alieni sopravvissuti hanno imparato a convivere o almeno a coesistere. 

Ma – perché ovviamente c’è sempre un ‘ma’ – l’astronave è scappata grazie a  Mozok , un alieno la cui potente mente costituiva il computer di bordo dal controllo dei terribili e vagamente lovecraftiani Ignoti, e la fusione con Odessa ha congelato il tempo all’esterno mentre all’interno della città come in in una sorta di bolla cronostatica la vita ad Odessa ha continuato a scorrere. Il tempo di questa stasi sta per scadere e Odessa sta per rientrare nel flusso del tempo dove tornerà visibile agli Ignoti e al loro attacco che porterà probabilmente la fine della Terra e la schiavitù anche della razza umana.

C’è qualcuno che può bloccare questo disastro? Il gruppetto dei nostri eroi guidati dal giovane Yakiv Yurakin, simbolo stesso della fusione essendosi fisicamente unito a Mozok, e costituito dagli umani Goraz e Tori, e fino all’ultimo numero della seconda stagione da Zhiras, la malmuutiana a cui Yakiv era legato sentimentalmente fin da tenera età (il primo bacio adolescenziale lo vediamo proprio nel numero ora in edicola).

 

L’impianto narrativo

 

Personaggi e mondo immaginato sono sicuramente il plus della serie  e sono da mettere nell’elenco degli esiti ottimi raggiunti dallo sceneggiatore Davide Rigamonti che è l’ideatore della serie e ha anche il compito di mantenerne l’unita narrativa (coadiuvata dal lavoro di supervisore di Antonio Serra che ha suggerito in Odessa suoi pallini tipici di certa fantascienza ricca di elementi fantasy come già aveva fatto con Gregory Hunter). A questi elementi positivi si deve unire anche la scelta di disegnatori molto validi e spesso esordienti (e anche questo è un altro merito) supportati da coloristi davvero bravi guidati da Mariano De Biase che di Odessa oltre che copertinista è anche ideatore grafico.

Si respira nella lettura un’aria ben mixata tra Star Wars e Star Trek e il tutto è condito da alcuni classici elementi della tradizione bonelliana: albi di fatto autoconclusivi, azione e mistero, difesa dei diritti dei più deboli, momenti intimi e a volte drammatici (più spesso) a volte più leggeri nella relazione trai personaggi principali.

 

 

Disegnatori e coloristi

 

Perché continuo a prendere Odessa? Per questi suoi aspetti inguaribilmente bonelliani e perché voglio vedere come va a finire e un po’ mi sono affezionati ad alcuni personaggi e in particolare a Yakiv Yurakin e poi soprattutto perché i disegni e colori meritano davvero. Chi mi ha colpito in modo particolare? Tra gli esordienti in Bonelli eccovi Simone Ragazzoni dal tratto molto giovanile, con qualcosa di manga e dal pieno uso dei colori (eh sì perché Simone disegna e colora) all’opera su Odessa 2 e su Evoluzione 1 e anche con qualche tavola fondamentale in Rivelazioni 1; Riccardo Chiereghin immaginifico e pronto a far esplodere la gabbia Bonelli all’opera in Odessa 4 (ad oggi il mio numero preferito per la carica di azione); Elena Cesana dal tratto deciso e drammatico e a cui è stato affidato un altrettanto drammatico numero conclusivo della stagione Rivelazioni e Michela Da Sacco che ha chiuso con la elegiaca storia di chiusura della prima stagione. Ma poi ci sono i navigati e affermati tra cui Patrizia Mandanici, Elisabetta Barletta, Lucia Arduini, Antonella Vicari (W le donne in Odessa!), Luciano Regazzoni, Pier Nicola Gallo, Matteo Resinanti e Italo Mattone abili a mostrare tutte le corde della loro arte. Un plauso particolare a Patrizia Mandanici e Elisabetta Barletta perché in contemporanea sono stati al lavoro su Tex e Cani Sciolti (Mandanici) e su Cassidy (Barletta): che dire? Chapeau! C’è una estensione del tratto e una duttilità nelle loro matite e chine che è propria solo di grandi artisti.

Bravissimi, infine, tutti i coloristi che mostrano quanta strada la Bonelli ha fatto su questa strada.

 

Qualche punto più dolente…

 

Che cosa non funziona in Odessa o meglio che cosa mi sembra poco coraggioso in Odessa?

Una miniserie ancorché di 24 numeri (non pochi) non può essere timida rispetto allo sviluppo della trama principale che, al netto della necessità di offrire albi autoconclusivi al lettore saltuario, deve comunque far sentire il suo peso. Il countdown per la fine è per ora poco sentito e in me lettore non si percepisce l’angoscia di una tragedia annunciata (per fare un paragone lo scorrere del tempo e il suo ridursi al lumicino è un filo rosso ben presente nella miniserie di Cassidy e se vogliamo anche nel modo in cui è stato poi pensato il percorso ridotto di Adam Wild che pure doveva essere una serie senza fine prestabilita).

L’altro elemento che spezza la narrazione e la rallenta è la serie di flashback per raccontare il passato dei vari personaggi: di fatto 5/6 numeri su 13 ad oggi sono dedicati a spiegare il passato dei personaggi. Alcuni episodi (come ad esempio questo nuovo numero uno che descrive in modo anche commovente un momento ) sono belli e una buona lettura singola, ma mi resta la perplessità per un coraggio maggiore che si sarebbe potuto avere in questa prima metà. Ovviamente il giudizio resta sospeso visto che siamo a metà del cammino e nella seconda parte i vari pezzi del mosaico potrebbero andare a posto e farmi rivalutare pienamente anche i primi numeri.

Lo vedremo e ne parleremo!

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