La città della speranza – Zagor 659 (giugno 2020)

Scritto da Francesco Benati

22 Giu, 2020

Da un po’ di giorni è uscito La città della speranza, il nuovo Zagor mensile che conclude la storia iniziata alla fine dell’albo La mente assassina di aprile e proseguita poi in quello di maggio. I testi sono di Roberto Altariva, di ritorno sul personaggio dopo alcuni anni di assenza, mentre i disegni sono di Fabrizio Russo, ormai giunto alla sua terza prova zagoriana.

 

Zagor 659

 

La città della speranza – Zagor 659

 

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Altariva

Disegni: Fabrizio Russo

Copertina: Alessandro Piccinelli

 

Riassunto degli episodi precedenti: Zagor e Cico arrivano alla comunità di Nova Spes, abitata da neri liberi, fuggiaschi e altre persone. Si tratta di un luogo di pacifica convivenza e di ricerca dell’armonia. Tuttavia, la comunità è in fermento per via dell’odio razziale proveniente dalla cittadina di Green Corner, odio fomentato dal potente ranchero Virgil Boyd. La tensione raggiunge il culmine quando Evelyn, la figlia di Boyd, viene trovata morta e il presunto assassino è Jerome, un ragazzo nero di Nova Spes che aveva una relazione con la ragazza. Il giovane però è innocente perché i veri colpevoli, anche se involontari, sono un gruppo di neri assoldati appositamente da Boyd per fomentare l’odio contro Nova Spes. In mezzo a questa situazione che rischia di degenerare, ci sono Zagor e Cico, i quali sono alla ricerca della verità e di un modo per ristabilire la pace e la giustizia.

 

Fabrizio Russo

 

Al termine della recensione dell’albo precedente, auspicavo che questa terza ed ultima parte raggiungesse alte vette di drammaticità ed epicità in modo da consegnare questa avventura fra i classici della saga.

Così non è stato, nel senso che il finale manca di quella apoteosi vissuta in altri tempi e con altri autori, ma ciò non significa che si tratti di una conclusione negativa: questo terzo e ultimo albo chiude in maniera dignitosa una bella storia in cui vengono toccate tematiche scottanti e tristemente attuali e in cui, seppur con le dovute differenze, si odono echi di storie del passato come Addio, fratello rosso.

La durata particolare, due albi e mezzo, ha reso difficile la collocazione di questa storia che è rimasta nel limbo per qualche anno prima di venire pubblicata. Il che, in fin dei conti, non è proprio un male perché è uscita in un periodo piuttosto positivo per la serie di Zagor e ha così contribuito ad innalzare ancora di più il livello medio della collana.

 

 

Così non è stato, dicevo, perché il finale manca di quella tensione e di quella drammaticità che avrei desiderato. Probabilmente, se la storia si fosse conclusa come avrei voluto io, si sarebbe andati contro i canoni della serie, perciò direi che può andare bene così. La conclusione, per quanto positiva, decreta un sostanziale pareggio che rende un po’ amare le ultime pagine e per questo richiama certe chiusure in puro stile Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, il creatore del personaggio. 

Magari non tutto è perfetto e di sicuro la durata inusuale ha penalizzato la scansione in più albi (meglio sarebbe stato poterla fruire tutta in un unico volume), con il risultato che il ritmo risulta un po’ scombinato, però nel complesso ci troviamo di fronte ad una storia molto buona che può essere tranquillamente annoverata come una delle migliori degli ultimi anni, diciamo dal numero 600 in poi.

 

Fabrizio Russo

 

Riguardo ai disegni di Fabrizio Russo, fa piacere vedere come nel corso della lavorazione sia migliorato sempre di più nella rappresentazione di Zagor e della sua fisicità. Non che prima disegnasse un altro personaggio, intendiamoci, ma se nei primi piani, soprattutto di profilo, era più che convincente, nelle scene a figura intera mostrava ancora qualche indecisione. Adesso tutti i dubbi sono stati abbandonati e Russo si può tranquillamente annoverare fra i disegnatori zagoriani del momento. 

Come è noto, è stato momentaneamente dirottato su Tex per un paio di storie previste per il Magazine, per cui si presume, perlomeno io lo spero, che sia tornato in pianta stabile su Zagor perché il suo stile classico e dinamico è ottimo per le atmosfere dello Spirito con la Scure. La figura del protagonista è centrata, così come quella di tutti i comprimari visti finora e le scene d’azione sono chiare e leggibili. Il classico disegnatore bonelliano dotato della capacità di raccontare per immagini, insomma, ma con quel tocco di personalità che gli permetterà di diventare un disegnatore classico della collana.

Per concludere, direi che ci troviamo di fronte ad una buonissima storia, senza dubbio fra le migliori degli ultimi anni, che tiene alta la bandiera dello Spirito con la Scure e che consacra Fabrizio Russo, uno degli acquisti più recenti dello staff, come un disegnatore di punta.

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