Il coraggio di cambiare – Odessa Rivelazione n.2 (gennaio 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

24 Gen, 2020

Dopo un inizio di stagione molto particolare alla scoperta del passato di Mozok, il Cervello con cui si è fuso da da ragazzino Yakiv Yurakin, il numero 2 di Odessa Rivelazioni rimette al centro la nostra squadra di eroi, intenti da un lato a cercare di facilitare la non sempre facile convivenza tra le tante specie aliene fuse con la città di Odessa e dall’altro a cercare di mettere in funzione l’arma che potrebbe opporsi all’arrivo degli Ignoti, i malefici e potentissimi alieni che schiavizzano le razze dell’universo e divorano i loro mondi e che sono per altro i legittimi proprietari dell’Astronave Serraglio 457 fusa con Odessa. Il conto alla rovescia è impietoso e ormai mancano solo 16 mesi al momento in cui Odessa rientrerà nel continuum temporale e potrà di nuovo essere individuata dagli Ignoti.

 

 

Il coraggio di cambiare – Odessa Rivelazioni n.2

Soggetto e sceneggiatura: Davide Rigamonti e Giuliano Ramella

Disegni: Pier Nicola Gallo

Colori: Edoardo Arzani

Copertina: Mariano De Biase

Il coraggio di cambiare è una ennesima metamorfosi di una serie che rifiuta di darsi una definizione univoca e che sfrutta tante sfaccettature del fantasy e della fantascienza: in questo caso siamo di fronte ad un fantapolitico ricco di azione, tradimenti e atti di coraggio (come già anticipa il titolo). Il modello ancora una volta per me è la tipica struttura narrativa di un episodio di Star Trek (TOS o TNG su tutti): una trama principale, una o due sottotrame che sviluppano temi affini visti da altri punti di vista e una conclusione che chiude in modo ordinato tutte le vicende.

A questo schema per così dire ‘verticale’ si aggiunge la continuità ‘orizzontale’ che porta avanti la trama principale del destino di Odessa che dovrà affrontare il ritorno dei terribili Ignoti. Il countdown è iniziato con il primo numero di Odessa e i giorni e i mesi stanno passando con grande velocità e sotto la guida di Tori, i nostri eroi stanno cercando di realizzare l’arma che Mozok ha ideato e che è conservata nella memoria di Yakiv da dopo la loro fusione.

 

 

La ricerca dei materiali necessari per realizzare la super-arma (la cui costruzione è tenuta nascosta all’opinione pubblica come del resto la notizia dell’imminente ritorno degli Ignoti) è di fatto il punto di partenza delle avventure di Yakiv, Goraz e Zhiras. Questa volta è il popolo dei Kualif a chiedere un aiuto offrendo in cambio un elemento fondamentale per il procedere dei lavori sull’arma.

Di fatto l’intreccio della vicenda è ormai ben noto nel suo schema: le peripezie che affrontano gli eroi hanno come ricompensa il minerale ricercato e hanno come elemento ulteriore per i lettori la scoperta di altri popoli e luoghi del variegato e multiforme mondo di Odessa.

Non sto qui a descrivere i dettagli, mi limito a sottolineare alcuni punti nodali. I Kualif sono un popolo segnato da una rigida struttura che di fatto limita la possibilità del libero arbitrio, i Dillnab (l’altro popolo posto i sotto i riflettori) sono segnati da un nome negativo che li identifica come esseri spregevoli, violenti, mercenari prezzolati al servizio del miglior offerente.

 

I personaggi dei due popoli che vedremo in azione si trovano proprio di fronte alla alternativa tra seguire quello che la loro natura apparentemente impone e la scelta di seguire un’altra strada ovvero Il coraggio di cambiare.

Rigamonti e Ramella sono bravi a porre questa alternativa continuamente di fronte a tanti personaggi e ovviamente non sfuggono davanti a questa scelta anche Yakiv e soci per il presente e per il passato. Del resto questo è quello che da sempre caratterizza un eroe, ovvero il coraggio di scegliere come e se compiere il proprio destino e soprattutto un eroe è tale quando ha la forza di staccarsi da quello che l’istinto gli imporrebbe e, in vista di un bene più grande, è invece in grado di seguire una nuova e inaspettata (per certi versi) strada.

Ma questa morale di fondo emerge attraverso la sana azione che sempre caratterizza le avventure ambientate nel presente di Odessa (che – lo ammetto – sono le mie preferite a partire dal quarto numero della prima stagione che resta il mio preferito).

 

 

 

 

Tra l’altro anche il personaggio del Custode (preso forse dalla tradizione degli Ent saggi di tolkienana memoria) è in qualche modo parte in causa di questo coraggio di cambiare, oltre che funzionale ad aggiungere un’altra tessera al mosaico del passato di Yakiv e Zhiras.

Ottimi i disegni di Pier Nicola Gallo e i colori di Edoardo Arzani. Sono in grande continuità con quanto finora visto e confermano la bontà del gruppo di disegnatori chiamati a realizzare questa maxi-serie di fantascienza mista a fantasy.

Un’ennesima prova buona per questa serie che non ha ancora forse espresso in pieno tutto il suo potenziale ma che finora non ha mai proposto numeri deludenti e poco convincenti. Mi aspetto ovviamente (e direi anche necessariamente) un crescendo… che probabilmente vedremo già nella seconda parte di questa seconda stagione. Lo vedremo insieme e intanto ormai aspettiamo a breve il terzo numero che dalla copertina pare affondare la sua attenzione (finalmente perché è un personaggio che può dare molto) su Zhiras. 

A proposito delle copertine: complimenti a Mariano De Biase per una copertina che ricorda alcuni manifesti cinematografici di Star Wars! 

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