Attica 02 di Giacomo Keison Bevilacqua (dicembre 2019)

Scritto da Paolo M.G. Maino

28 Dic, 2019

Il secondo numero è sempre un test probante per una serie a fumetti (sia essa di lungo corso o sia invece una mini con fine definita) ed è probante per i fumetti che hanno una buona partenza e per quelli che invece hanno un primo numero più acerbo. Il discorso vale anche per Attica, la prima serie in formato manga della Sergio Bonelli Editore affidata all’estro artistico di Giacomo Keison Bevilacqua nel doppio ruolo di scrittore e di disegnatore.

 

 

Attica 02

 

Soggetto, sceneggiatura, disegni e copertina: Giacomo Keison Bevilacqua

Il primo numero mi aveva decisamente convinto (tanto da meritarsi anche la medaglia d’argento della nostra TopFA di novembre 2019) e l’attesa per il secondo aveva accresciuto ulteriormente la mia aspettativa. … e allora? Lo dico subito e in sintesi: Attica è destinata a rimanere una novità molto importante per la casa editrice milanese. Narrazione briosa, ritmo e azione, ironia di situazioni e di parole, personaggi destinati a crescere e a svelarsi ai lettori e a loro stessi episodio dopo episodio, protagonisti giovani o adolescenti in grado di raggiungere lettori di tante età… e disegni belli, curati e funzionali.

Ricordiamo quanto successo finora: Attica è una città-sogno dove tutto sembra funzionare perfettamente ma come ogni progetto ideologico ha i suoi scheletri nell’armadio: la città (dove si trova l’attuale Atene, culla della civiltà occidentale… scelta non a caso) vive di una contraddizione rappresentata dalle alte mura che impediscono a migliaia di persone di entrare in questo benessere e dalla suadente propaganda del presidente Ino che nasconde il suo volto da dittatore pronto a reprimere qualsiasi accenno di libertà. Ma ogni muro della storia ha bisogno di qualcuno che rischi tutte le sue carte per abbatterlo e la storia di questi primi numeri di Attica può essere così sintetizzata: la formazione di una improbabile squadra di eroi predestinati a combattere questa giusta battaglia (curiosamente è molto simile all’ossatura di fondo di un’altra serie Audace, ovvero Darwin che si sta concludendo nelle prossime settimane, ma il tono generale è diametralmente opposto).

 

 

In Attica 1 abbiamo conosciuto i primi due ragazzi: l’Occhio ovvero la detective Kay in grado tramite un’osservazione e un’intelligenza unica di arrivare in pochi istanti a corrette deduzioni e il Marchio ovvero  Aiden Birne, un atletico ragazzo gestore di una palestra che ha appena scoperto di potersi trasformare in un supereroe (Foxtail), rapidissimo e fortissimo, ma poco intelligente e con il vizio di parlare in terza persona: i due si sono scontrati con una specie di demone, Jimmy Jimmy, al servizio del presidente Ino e sono riusciti a fuggire e a restare in contatto con S (Storm), un adulto a metà tra il rivoluzionario e il saggio mentore che pare tirare le fila per la creazione del gruppo dei 5.
In Attica 2, Aiden e Kat incontrano il terzo del gruppo: il Dono, ovvero la maga Cilla Bleu che nel camp dell’Università sbarca il lunariocreando pozioni per passare gli esami con la sua bacchetta (ma Cilla è in realtà relativamente consapevole dei suoi poteri). Ovviamente le cose non son mai semplici e a complicare il tutto si aggiungono oltre a Jimmy Jimmy, anche un boss della malavita, papà della ragazza di Cilla, e  la preside della facoltà (manipolati da Jimmy Jimmy) e poi un nuovo affascinante personaggio, Humbert il Cacciatore, che pare essere un traditore della causa dei ‘buoni’ ora sostanzialmente al servizio di Ino. Ma non aggiungo altro per non togliere la giusta tensione alla lettura. 

 

 

Anche questo secondo numero gioca sul lento disvelarsi dei misteri (grazie anche ad un corposo flashback) e sull’espandersi pagina dopo pagina del quadro generale con l’inserimento (come visto) di nuovi personaggi e con una breve preview del quarto componente del gruppo (la Guida) che si preannuncia il più ironico e ben poco politically correct (concedetemi solo di riportare la sua battuta finale: «Nemmeno una paranoia e una cannetta in santa pace mi riesco a fare!»).

La forza della narrazione di Bevilacqua risiede in tanti elementi come già detto in introduzione, ma sicuramente quello che più mi colpisce è la capacità di lavorare sui personaggi, sui loro caratteri e sulle strane alchimie che si generano nel metterli insieme: come in un esperimento (vi ricordate l’introduzione al Romanzo Sperimentale di Bernard?) Bevilacqua prende i personaggi, li definisce in poche vignette (e sono immediatamente riconoscibili sia dal punto di vista grafico sia dal punto di vista del modo di agire e parlare), e poi li butta nella mischia e insieme a noi sta a vedere quello che succede.

Ci sono poi tanti piccoli particolari gustosi che una seconda o terza (o ‘ennesima’) lettura fanno notare. Io ad esempio vado subito a cercare la presenza del panda, marchio di Bevilacqua, e ho riso molto quando ho trovato la seconda citazione (che però non vi spoilero).Ed ora? Aspettiamo il terzo volume che si pone anche a metà strada e credo che se questo è già il ritmo dei primi due, ne vedremo delle belle e del resto il preview di Humbert con una spada simile a quella di Asta in Black Clover ci fa ben sperare!!! 

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