Un capestro per Kit Willer – Color Tex n.15 (agosto 2019)

Scritto da Francesco Benati

3 Set, 2019

Un po’ ritardo sulla tabella di marcia, ecco la recensione de Un capestro per Kit Willer, il nuovo Color Tex estivo di agosto che ha contribuito ad infiammare la stagione con un bel po’ di piombo rovente. Un albo speciale per più di un motivo, un paio dei quali li sveliamo subito: ai testi troviamo Claudio Nizzi e ai disegni Rodolfo Torti.

Già questo sarebbe sufficiente a far balzare tutti i lettori sulla sedia.
Partiamo da Nizzi: stiamo parlando dell’autore di Tex più prolifico, con una carriera iniziata nel 1983 e proseguita con pochissime interruzioni fino al 2013, anno di pubblicazione della sua ultima storia, peraltro piuttosto buona. Seguono tre anni di silenzio assoluto fino a quando Mauro Boselli, curatore di Tex, in occasione di Lucca 2016 dà la notizia che Nizzi è tornato a scrivere Tex. Il tempo di un anno e nel Color Tex autunnale fa la sua comparsa Dal tramonto all’alba, breve storia di una trentina di pagine scritte da Nizzi e disegnate da Roberto Zaghi.

Ora, a quasi due anni di distanza, ecco una nuova storia realizzata dallo scrittore di Fiumalbo, piccolo centro dell’appenino modenese, questa volta di ben 160 pagine tutte a colori.

 

Un capestro per Kit Willer – Color Tex n.15

Soggetto e sceneggiatura: Claudio Nizzi

Disegni: Rodolfo Torti

Colori: Oscar Celestini

Copertina: Claudio Villa

Naturalmente più di un lettore ha espresso i propri dubbi: Claudio Nizzi ha vissuto, sostanzialmente, tre fasi della sua carriera texiana. La prima, grossomodo tra il 1983 e il 1993, dove realizza le sue storie migliori in assoluto, autentici capolavori entrati di diritto fra le migliori storie di Tex. Parlo di robe come Fuga da Anderville, La Tigre Nera, Fuga da Alcatraz, Furia Rossa, Le colline del vento e molte altre.

Poi, nel 1993, il patatrac! Nizzi, a causa del superlavoro e del fatto di aver dovuto abbandonare sul nascere il suo fumetto poliziesco Nick Raider, entra in una profonda depressione e per circa un anno fa fatica a scrivere due righe.

Dopo essersi ripreso, subentra una fase intermedia, dal 1994 al 2002 circa, durante la quale Nizzi riprende a inanellare una bella storia dopo l’altra, ma senza la verve e le vette toccate nel corso del decennio precedente. Fanno parte di questo periodo storie come L’uomo senza passato, I cavalieri del Wyoming, Le colline dei Sioux e Little Big Horn.
Grossomodo dal 2002 fino al 2013, invece, il tracollo, peraltro piuttosto repentino, dove le storie venivano realizzate con il pilota automatico, prive di guizzi o tocchi d’originalità.
Intendiamoci, io non sono mai stato un detrattore di Nizzi, anzi, credo che le mie parole dimostrino la stima che ho per lui. Però è innegabile che l’ultima parte della sua carriera sia pressoché indifendibile.
Come rapportarsi, di conseguenza, con questo suo ritorno su una storia lunga?

Ho aperto il volume e, dopo una manciata di pagine, mi sono trovato catapultato a fine anni ’90, quando Nizzi era ancora Nizzi e subito mi sono salite le lacrime agli occhi.

 

Avete presente quando andate a trovare quello zio che non sentite da un pezzo e vi accorgete che, pur essendo invecchiato, se la passa abbastanza bene?
Ecco, questa è stata la mia sensazione.
Vediamo di cosa tratta la storia: Kit Willer finisce in un brutto guaio dopo essersi difeso dall’aggressione di Billy Korrigan, figlio di Dan Korrigan, un proprietario terriero molto prepotente. Kit è costretto ad uccidere il suo avversario e lo sceriffo, per impedire che il ragazzo subisca la vendetta del boss. Tiger Jack avverte Tex e Carson dell’accaduto e, tutti insieme, i tre partono per liberare Kit, dimostrare la sua innocenza e porre fine, una volta per tutte, alle angherie di Korrigan.
Quanto è originale questa storia?
Zero.
Quanti colpi di scena ci sono?
Zero.
Quante trovate interessanti ci sono?
Zero.
Eppure sapete cosa c’è?
C’è che a me è piaciuta.
Un western solido, senza sbavature, errori di trama, soluzioni improbabili (non troppo, perlomeno) e, in soldoni, senza quei mille difetti che avevano le storie di Nizzi nell’ultima parte della sua carriera.
Quello che abbiamo fra le mani è il Claudio Nizzi dell’età di mezzo, quello che magari non stupiva, ma convinceva lo stesso.

Ecco, questo è il tipo di storia che abbiamo fra le mani.

 

Ai lettori l’ardua sentenza: vale la pena spendere la bellezza di 6,90 euro per leggere un fumetto come quello descritto sopra?
Facile: se cercate qualcosa di moderno e innovativo potete pure lasciar perdere. Se, al contrario, vi accontentate di una sana e leggera lettura estiva, senza troppe pretese se non quella di divertire e intrattenere, allora questo Color fa per voi.
Anche perché vede l’esordio su Tex di Rodolfo Torti, un disegnatore di lungo corso, sia bonelliano che non, già collaboratore di Nizzi nella vecchia serie Rosco & Sonny.

Torti lascia leggermente da parte lo stile stilizzato e spigoloso cui ha abituato i lettori di Martin Mystère per fare proprio lo stile del primo Giovanni Ticci, quello, per intenderci, degli anni ’70. I richiami all’artista senese ci sono praticamente tutti, però Torti riesce nell’impresa di non essere un mero clone, ma di metterci del proprio, ovviamente cercando di rispettare al massimo la fisionomia dei protagonisti.

 

Posso dire che il risultato è soddisfacente, anche se ora cresce la voglia di vedere Torti alle prese con la vera dimensione di Tex, ovvero il bianco e nero.
Un terzo ed ultimo motivo per cui questo albo è speciale è la presenza sotto i riflettori di Kit Willer. Pur non rubando la scena al padre, il giovanotto si rende coprotagonista della storia a tutti gli effetti. In anni recenti la figura del giovane Willer è stata ripescata più volte dai vari autori che si sono avvicendati su Tex, ma la figura di questo eterno diciottenne sembra sempre essere destinata a rimanere nell’ombra.
Ergo, è sempre bene sfruttare queste occasioni per portarlo alla ribalta.
Cosa dire, in definitiva, di questo Color Tex?
È un western piacevole, senza troppi fronzoli (d’altronde la gabbia limitata delle 160 pagine rende impraticabile uno sviluppo eccessivo della trama), ma, allo stesso tempo, senza difetti macroscopici. Il giusto passatempo per questi scampoli di fine estate.

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