Il libro delle ombre – Zagor Speciale n.31 (marzo 2019)

Scritto da Francesco Benati

24 Apr, 2019

A stretto giro del mensile, ecco la recensione del nuovo Speciale Zagor intitolato Il libro delle ombre, 160 pagine di avventura scritte da Mirko Perniola e disegnate da Fabrizio Russo.

Diciamocela tutta: in passato lo Speciale era un albo davvero… speciale! Zagor era solo mensile e questa uscita, un volume di 132 pagine (all’epoca, poi divenute 160 allo scoccare del terzo millennio) con una storia autoconclusiva, era una piacevole occasione extra per andare in edicola e acquistare un volume del nostro fumetto preferito.

Poi sono arrivati i Maxi, gli Almanacchi (oggi scomparsi), gli Zagoroni (idem) e i Color, tutte cose che hanno scalzato lo Speciale dal gradino del podio.

Negli ultimi anni è innegabile che lo Speciale abbia perso più di punto nelle personali classifiche degli zagoriani e sia finito col diventare un’uscita quasi secondaria.

 

Il libro delle ombre – Zagor Speciale n.31

Soggetto e sceneggiatura: Mirko Perniola

Disegni: Fabrizio Russo

Copertina: Alessandro Piccinelli

C’è da dire che Moreno Burattini, curatore della serie, sta tentando in tutti i modi di risollevare le sorti di una collana che rischia di passare in secondo piano per via delle numerose uscite collaterali degli ultimi anni. L’uscita di quest’anno si inserisce nel filone magico/demoniaco di Zagor e, a conti fatti, si è trattato di una lettura più che piacevole, anche se alcune ombre non sono mancate.

Sinossi: Zagor e Cico si risvegliano privi di memoria e solo l’incontro con un anziano indiano li aiuterà a ricordare gli avvenimenti degli ultimi giorni. Entrambi erano impegnati a indagare su alcuni misteriosi omicidi e la loro pista si è incrociata con quella del misterioso illusionista Castaldo, un uomo con più di un segreto da nascondere.

 

 

La trama ideata da Mirko Perniola, sceneggiatore di lungo corso sia su Zagor che su Nathan Never, ha più di uno spunto di interesse e sicuramente è meritevole di lettura, ma l’impressione finale è che abbia sofferto troppo la gabbia di 160 pagine dello Speciale. Alcune scene sono state risolte in maniera troppo facile e sbrigativa, scelta necessaria per poter stare nella foliazione prevista. Un peccato, perché la storia aveva tutte le carte in regola per diventare un piccolo gioiello, mentre invece dobbiamo accontentarci di un buon lavoro e niente di più.

A Perniola bisogna comunque dare il merito di essere stato bravissimo nel muovere Cico, un personaggio che per troppo tempo è stato relegato al mero ruolo di spalla comica e demenziale, quando invece il pancione messicano è sempre stato un vero e proprio coprotagonista delle avventure dello Spirito con la Scure.

 

 

Interessante anche la figura di Castaldo, la cui parabola è emblema della corruzione, al punto che sul finale il personaggio perde gran parte della propria umanità. Allegoria della condizione umana e dell’eterna sete di potere che da sempre la anima, Castaldo è personaggio tragico dalle forti tinte shakespeariane. Nelle poche pagine a disposizione riesce comunque a risaltare, ma non c’è dubbio che una storia in due albi completi, meglio ancora in due e mezzo, avrebbe permesso al mago di conquistare la platea.

Poco da dire sul lavoro di Fabrizio Russo: dopo una vita spesa a rappresentare le atmosfere demoniache di Dampyr, Russo è approdato su Zagor prima con una storia breve per la serie regolare uscita a cavallo tra 2015 e 2016 intitolata Il mostro di Philadelphia per i testi di Moreno Burattini per poi passare a questo Speciale.

La sua rappresentazione di Zagor è ottima, con alcuni primi piani ben centrati. La fisionomia del personaggio è rispettata in pieno, mentre su Cico deve ancora lavorare: il simpatico messicano non è un personaggio realistico, ma è una sorta di Paperino della Bonelli: la sua andatura ricorda quella del papero disneyano, la sua postura anche. A favore di Russo bisogna dire che questo è uno scoglio sul quale vanno a infrangersi infiniti disegnatori.

 

 

Occorre anche dire che il demone rappresentato da Russo è tutt’altro che mostruoso e pauroso, ma questa sembra essere una caratteristica tipica di Zagor: salvo rarissime eccezioni, i mostri comparsi sulla serie sono sempre stati spaventosi come quelli delle giostre.

Speciale con luci e ombre, insomma, anche se le prime vincono sulle seconde regalandoci una lettura tutto sommato piacevole, un’oretta di spensierata avventura nella più pura (o quasi) tradizione zagoriana. Se non vi creano problemi le storie con mostri e dimensioni parallele, fate vostro questo albo.

 

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