Il saluto a Universo Alfa: ESP Files (maggio 2018)

Scritto da Manuel Enrico

6 Giu, 2018

Ogni volta che chiude una testata rimane sempre quel pizzico di amarezza. Col tempo ci si affeziona, si inizia ad attendere con ansia la possibilità di veder nuovamente alcuni personaggi in azione, e leggere la loro ultima avventura diventa un saluto che, spesso, mescola senso di completezza al più classico ‘datemene ancora’. Dopo Asteroide Argo, tocca a Universo Alfa chiudere i battenti, con l’ultimo numero, Figli dell’Eden, secondo capitolo degli ESP Files dopo Paradiso Perduto.

 

 

ESP Files

 

Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni e Davide Rigamonti

Disegni: Ivan Fiorelli

Copertina: Max Bertolini

Ma può una chiusura venire vista anche come qualcosa di positivo? Credo di sì. Personalmente sono un affezionato lettore di Nathan Never, ed ho sempre ritenuto che gli universi espansi, quei racconti che approfondiscono l’ambientazione in cui si muove un personaggio, siano una ricchezza, da valorizzare ed impiegare al meglio per dare ancora maggiore consistenza all’universo ‘principale’. Ma è un’operazione infida. Può capitare che per dare corpo a questi spin off ci si ritrovi, al contrario, a perdere di concretezza all’interno della serie principale, ad esempio. La sovraesposizione dell’universo di Nathan Never in diverse testate parallele, a mio avviso, ha condotto a periodi in cui, costretti ad avere una produzione costante e continua su più linee editoriali, ci siamo ritrovati a leggere storie non proprio all’altezza del mito di Nathan. Per quanto anche attualmente ci siano offerte storie che ad alcuni possono non sembrare in linea con il personaggio (e qui si entra nel campo del gusto personale, ogni giudizio ha la sua validità), è innegabile che abbiano comunque una loro caratura, un telaio narrativo solido su cui viene sviluppata la storia. E se questo rinnovato vigore può essere frutto di una progressiva chiusura di alcune testate parallele, preferisco vedere la scomparsa di volumi come Dipartimento 51 o Sezione Eurasia come un male necessario (sperando ovviamente di rivedere alcuni personaggi in altre occasioni!).

 

 

I figli dell’Eden, in quest’ottica, sembra chiudere questo cerchio. Il presunto protagonista (di questo ne parliamo dopo) Herbert Loomis arriva dalla serie regolare, viene richiamato in servizio per questa indagine in due parti sulla Deep Eden, stazione spaziale d’elite, una sorta di paradiso per ricchi isolato, sotto ogni aspetto, dal resto della società umana.

Loomis e la sua compagna d’indagine, Marla Reyes, sono spinti a gettare luce sulle ombre che si annidano nella stazione, svelando, con questo ultimo albo, un progetto incredibilmente complesso e potenzialmente in grado di rivoluzionare il corso della società umana.

La storia ideata da Gualdoni e Rigamonti attinge ad alcune suggestioni già apprezzate nella narrazione fantascientifica, ma rielabora il concetto inserendolo in un contesto narrativo più particolareggiato, in cui si intrecciano giochi di potere e vecchie ruggini che trovano finalmente una risoluzione.
Quello che ho maggiormente apprezzato è però il modo in cui vengono utilizzati i personaggi. Sarebbe facile, leggendo il primo volume, pensare che Loomis e Marla siano i protagonisti, visto che son loro a rischiare in prima persona. Ma dopo l’ingresso di nuove figure e averne visto le complicate trame, diventa chiaro come il vero protagonista sia una nostra vecchia conoscenza: Solomon Darver.

 

 

Nella seconda parte di questo albo l’importanza della machiavellica mente di Darver diventa ancora più apprezzabile, affascinante. L’ex direttore dell’Agenzia Alfa appare poco, per mio dispiacere, ma ogni volta che fa la sua comparsa è in concomitanza con eventi che, in modo manifesto o meno, hanno una ripercussione profonda sul mondo di Nathan Never. A costo di sembrare blasfemo, Darver è il terzo componente della trinità, affiancato da Skotos e Mr. Alfa, che ha condizionato la vita di Nathan agendo sul suo mondo.

Il finale di questo albo, oltre a lasciarci sperare di vedere nuovamente in azione Loomis e Reyes, indica come il tramare nelle ombre di Darver abbia una pianificazione attenta e che potrebbe presto mostrarci dei colpi di scena non da poco.

Ma non pensiamo che ESP Files sia basato solo sul dare a Darver ancora più fascino. L’indagine di Loomis e Reyes è ben ragionata, con qualche attimo di rallentamento e due punti in cui si chiede troppo alla sospensione dell’incredulità, ma resta comunque un buon racconto che unisce elementi fantascientifici ad una narrazione poliziesca cupa e cinica. A farla da padrona è la caratterizzazione di Loomis, che si ritrova ironicamente a dover esser la bussola morale di una comunità in cui l’etica è un concetto completamente stravolto, quando non addirittura calpestato.
Rigamonti e Gualdoni, da questo punto di vista, sono stati chirurgici. LE personalità dei personaggi sono rese al meglio, valorizzate nei momenti giusti e spinte al limite, in grado di emergere, specialmente nelle loro negatività, all’occorrenza.

 

 

Pollice alzato anche per i disegni di Ivan Fiorelli, che consentono di godere di una struttura urbana futuristica credibile, ma soprattutto tirano fuori il vero spirito dei personaggi con dei ritratti dei voli mai piatti. In una tavola, la perdita di controllo di Loomis è prorompente, furiosa, spettacolare.

Max Bertolini firma invece una copertina ingannevolmente semplice ma che racchiude invece uno dei punti essenziali della storia di Figli dell’Eden. Le tensioni delle pose dei personaggi ritratti, la loro rigida compostezza e la loro ‘omologazione’ sono una delle chiavi di letture della storia, specialmente nelle sue ultime battute.

Con I figli dell’Eden si chiude, quindi, l’avventura di Universo Alfa. Da lettore appassionato credo sia giusto ringraziare tutti gli artisti che, a diverso titolo, hanno contribuito a dare a questa collana corpo e sostanza, chi scrivendone le storie e chi dando loro visione sulla carta.

E speriamo che questo finale sia solo una dolorosa, ma necessaria tappa per dare sempre più carisma all’universo dell’Agente Alfa.

 

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