Il mio nome è Janet Horne

Scritto da Paolo M.G. Maino

15 Mar, 2026

Trovate in edicola da ormai un po’ di giorni Canto notturno, ossia l’esordio dampyriano di Luca Barbieri, ma vi sono debitore della recensione della seconda parte della storia doppia di Mauro Boselli e Luca Rossi ambientata in Scozia e intitolata Il mio nome è Janet Horne.

E quindi torniamo indietro a febbraio e chiudiamo il commento sul ritorno di Boselli su Dampyr post 300.

Il mio nome è Janet Horne

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Luca Rossi

Copertina: Michele Cropera

Come sapete, il passaggio alla curatela di Gianmaria Contro non è coinciso con la fine della scrittura di Dampyr da parte del suo (dei suoi) creatore che sicuramente in questo 2026 avrà almeno 4 albi da lui scritti a cui si aggiungono altri 2 albi scritti da Maurizio Colombo per almeno metà degli albi legati alle origini dell’ammazzavampiri di Casa Bonelli.

Problemi di coerenza interna quindi? Non direi. Semmai un gioco di varianti che da sempre caratterizza Dampyr e che forse in questo 2026 sarà un po’ più accentuato con storie legate alla nuova (e misurata) continuity e con storie che porteranno a termine antiche sottotrame di lunga data (nella storia di Colombo ad esempio vedremo in azione addirittura Gorka!).

E la sottotrama che Boselli ha sviluppato in questa doppia storia riguarda Marsden, la nemesi per eccellenza di Harlan, sconfitto nel numero 300 ma ancora ‘vivo’ in una sua versione del multiverso (l’ultima? Chi può dirlo con sicurezza?).

La storia immaginata da Boselli è vestita perfettamente sui chiaroscuri di Luca Rossi che sforna come al solito una prova monstre che spazia nei secoli, tra manieri antichi e rovine grottesche. I suoi non-morti sono creature allo stesso tempo letali e fragili: Luca Rossi è unico nel farci vedere il momento del loro bruciare ai primi raggi del sole e anche nel farci percepire la trasformazione in mostri assassini.

Nella prima parte di gennaio, Boselli ci ha apparecchiato la tavola mettendo come suo gusto tanti personaggi tra passato (l’ultima strega bruciata sul rogo nel 1727 in Gran Bretagna, James Boswell amante della stessa strega ma nel 1773, il castello di Slain Castel di branstokeriana memoria…) e presente (in particolare Jordan e Julia, marito e moglie nella odierna Edimburgo, studiosi ed eruditi anche loro). Julia è in particolare segnata da un lugubre destino: essere posseduta da Janet Horne come suo nuovo corpo.

E dietro a queste trame ci sono due Marsden, quello del passato, e ora questa sua copia (stinta?) del multiverso.

 

 

Inoltre, lo scontro con questo ennesimo Marsden è fatto in larga parte per interposta persona ossia attraverso le streghe non-morte create dal Marsden originale che si mostrano ancora fedeli a questa copia e buona parte di questo albo è occupato dal ripercorrere e scoprire i segni dell’astuto piano di Marsden per dare una vita innaturale alla strega Janet Horne: il suo seme maschile, materia organica, che diventa catalizzatore dell’anima della strega nella sventurata Mary nel 1727  fino al tentativo di rifare lo stesso percorso con Julia, l’amica di Harlan e soci con lo stesso metodo realizzato dal nuovo Marsden. Una vera detective story dal sapore gotico che aggiunge elementi di varietà alla malvagia genialità di Marsden. E su questo torno in conclusione della recensione.

Una doppia che funziona bene e che soddisfa tanti lettori dampyriani che si sentivano un poco orfani di Boselli e di certe sue trame (ma ad aprile si torna ancora da Boselli che porta Harlan in Giappone con i disegni nipponici di Giorgio Gualandris). 

 

 

Come ci sono tanti Marsden così ci sono tanti Dampyr e quanto meno ora convive il Dampyr di Boselli e il Dampyr che percorre nuove strade della curatela di Contro. Lo scrivo senza contrapposizione e anzi con il gusto di vedere i possibili sviluppi di un Dampyr e dell’altro (che poi sono lo stesso).

Anzi… paradossalmente la scelta, che Boselli per altro aveva pensato da tempo, di moltiplicare gli scontri finali con Marsden si inserisce in modo per me efficace nel nuovo corso dampyriano fatto proprio di innovazioni e varianti sull’albero maestro tracciato in 25 anni. Ne abbiamo scritto già altre volte in precedenti recensioni legate alle scelte di Contro e, pur non essendo voluto come progettazione, resta però per me questa impressione: i poteri di Janet Horne e questo nuovo Marsden del multiverso costituiscono varianti sensate e nuove nella narrazione dampyriana. 

Ovviamente vedremo alla fine del 2026 quale sarà l’effetto di queste alternanze alla narrazione, ma intanto non possiamo che essere contenti dei primi 11 (12 con il numero di marzo che ho già letto) di Dampyr post 300.

 

 

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