I dimenticati – Tex n.777 (luglio 2025)

Scritto da Francesco Benati

28 Ago, 2025

Con qualche ritardo dovuto alle ferie estive, ecco la recensione de I dimenticati, Tex mensile di luglio edito dalla Sergio Bonelli Editore che chiude la storia iniziata nell’albo precedente. I testi sono di Gianfranco Manfredi, scomparso a inizio 2025, mentre i disegni sono di Carlos Gomez.

 

 

I dimenticati – Tex n.777

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni: Carlos Gomez

Copertina: Claudio Villa

 

Riassunto dell’episodio precedente: Tex e Carson si imbattono in Jackob, membro d una comunità mormone in cerca di aiuto. Il suo villaggio è vittima di una serie di incursioni di creature mostruose che lui ritiene essere demoniache. I due ranger accettano di indagare e ben presto si trovano a che fare con una realtà molto diversa da quella che si immaginavano.

Nell’albo conclusivo, Tex e Carson scoprono che le creature demoniache altro non sono che ex minatori sopravvissuti a un disastro minerario che sono rimasti sulle montagne e che cercano il proprio sostentamento tramite le razzie. A causa dell’incidente e dell’isolamento, molti di loro hanno sviluppato profonde malformazioni e per questo sono ritenuti esseri soprannaturali. In odio verso gli abitanti della comunità mormone, gli ex minatori si preparano a dare l’assalto al paese.

 

 

Nella sua carriera di sceneggiatore di fumetti (abbastanza tardiva: iniziata, invero, “nel mezzo del cammin di nostra vita”), Gianfranco Manfredi ha collaborato soprattutto per Bonelli dando vita a storie e serie memorabili: su tutte Magico Vento e Volto Nascosto, più tutte le altre, per non parlare della sua collaborazione su Tex. Saltuaria, ma con almeno un gioiello all’attivo, quel Texone Verso l’Oregon che è stata anche la prima prova di Carlos Gomez nel mondo Bonelli. 

I dimenticati, pubblicata appunto postuma, è senza dubbio una storia minore: pensata per il Color e poi dirottata sulla serie mensile per esigenze editoriali è un’avventura lontana, perlomeno sul piano della sceneggiatura, dai fasti precedenti. Tuttavia la maestria dell’autore si rivela anche e soprattutto in questo tipo di storie, più compresse e apparentemente meno ambiziose. A dominare su tutto è la comunità dei dimenticati del titolo, quegli ex minatori sui quali Manfredi si concentra. Pur evidenziando le loro azioni criminali, ciò che emerge è un’allegoria fortissima sulla classe operaia occidentale contemporanea. In seguito prima alla crisi e poi al crollo del sistema industriale novecentesco con l’avvento della globalizzazione, la classe operaia ha pian piano perduto la propria coscienza di classe spostandosi sempre più a destra dell’assetto politico e puntando il dito contro chi sta peggio sulla scala sociale, mentre la sinistra ha raccolto i voti di un ceto borghese vagamente perbenista e ipocrita, qui rappresentato dalla comunità di mormoni. I mormoni di Jackob, infatti, pur essendo quelli che Tex, ranger e tutore dell’ordine, deve proteggere, si rivelano tutt’altro che immacolati in quanto tengono prigioniero un bambino indiano riservandogli un trattamento degradante. Un’allegoria chiara ed evidente di quella che, secondo Manfredi, è la schizofrenia politica attuale in un’epoca in cui i riferimenti tradizionali sono andati a gambe all’aria.

 

Quanto detto sopra ha senza dubbio i suoi pregi, ma anche i suoi limiti: le motivazioni degli antagonisti sono sottotraccia e non vengono granché esplicitate, al punto che tocca al lettore fare il lavoro di comprensione del testo (e una volta tanto male non fa).

Considerazioni politiche e allegoriche a parte, Manfredi sa comunque cose si scrive un western e, soprattutto, sa come si scrive una storia di Tex: il suo Tex è strategico, intelligente, si muove in relazione alle mosse del nemico. E anche i nemici non sono una massa di pecoroni che si butta all’attacco senza pensare, ma elaborano strategie e piani d’attacco. Tutte cose molto glbonelliane che da diversi anni non sempre sono presenti.

 

 

Su Gomez sarebbe quasi inutile spendere parole: uno dei migliori disegnatori del mondo, pare essersi felicemente accasato in Bonelli e risulterebbe già al lavoro su nuove storie. Bravissimo a tratteggiare i minatori senza mai eccedere nella mostruosità o nella caricatura, Gomez svolge un lavoro magistrale nel mettere in scena una storia, sia pure minore, carica di umanità e di significato.

Non sappiamo esattamente quante altre storie di Manfredi rimangano da pubblicare: è recentemente uscita una storia per Dylan Dog e dovrebbero essercene altre in lavorazione, ma, leggendo questi due albi scarsi, scende un velo di tristezza al pensiero di quello che sarebbe potuto ancora uscire. 

 

 

 

 

Ti potrebbero interessare

Il mio nome è Janet Horne

Il mio nome è Janet Horne

Trovate in edicola da ormai un po’ di giorni Canto notturno, ossia l’esordio dampyriano di Luca Barbieri, ma vi sono...

0 commenti

Verificato da MonsterInsights