Il gelo e la furia – Tex n.761 (marzo 2024)

Scritto da Francesco Benati

27 Mar, 2024

Vi presentiamo la recensione de Il gelo e la furia, il nuovo Tex mensile edito dalla Sergio Bonelli Editore. L’albo è la seconda e ultima parte di una storia iniziata il mese scorso ad opera dell’ormai consolidata coppia composta da Pasquale Ruju al soggetto e alla sceneggiatura e Alfonso Font ai disegni.

 

Il gelo e la furia - Tex n.761

 

Il gelo e la furia – Tex n.761

Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Alfonso Font

Copertina: Claudio Villa

 

Riassunto dell’albo precedente: Tex e Carson sotto all’opera per sgominare un traffico di liquore presso le tribù del nord e la loro pista procede in parallelo con quella di Lagarde, ultimo superstite di una pattuglia inviata sulle tracce di Pierre Boucher, lo spietato bandito a capo del gruppo di trafficanti di liquore. Lagarde, ossessionato dal fantasma di un commilitone che è stato costretto ad uccidere perché ferito troppo gravemente e da quello della fidanzata scomparsa, vede la propria sanità mentale vacillare sempre di più mentre si consumano i massacri degli indiani ad opera della banda di Boucher.

Nel nuovo albo vediamo le strade di Tex e Lagarde incrociarsi. Big Frank, sottoposto di Boucher catturato da Tex nel volume precedente, si rivela essere un elemento essenziale per condurre la vicenda verso il suo atto finale. In questa seconda parte emerge con decisione il personaggio di Nadie, giovane fanciulla Blackfoot che viaggia con Lagarde e che si innamora di lui.

 

Il gelo e la furia - Tex n.761

 

Al termine della recensione del primo albo avevamo profetizzato che i nodi irrisolti sul passato di Lagarde sarebbero stati sciolti nella seconda parte e in effetti ci abbiamo preso, ma solo in parte. Sì, perché lo sceneggiatore Pasquale Ruju coglie di sorpresa il lettore e la soluzione del mistero legato al fantasma della fidanzata viene sbrigato letteralmente in una vignetta e poi si passa a raccontare ciò che realmente conta, ovvero l’evoluzione di Lagarde, la sua elaborazione del doppio lutto e ciò che succede dopo. 

Alcuni passaggi paiono svolti con eccessiva rapidità, ma ciò è probabilmente dovuto alla necessità di chiudere la storia alla fine dell’albo senza possibilità di sforare.

 

Il gelo e la furia - Tex n.761

 

Ruju, da par suo, gestisce il personaggio di Lagarde con la consueta professionalità e riversando su di lui tutta la passione per il noir, per i traumi psicologici (che qui sfociano nei disturbi psichiatrici) e per le personalità tormentate. Ruju è abilissimo nell’elaborare la psicologia del personaggio e i suoi drammi irrisolti senza troppi giri di parole e lo fa senza dimenticarsi che quella che si sta raccontando è pur sempre una storia d’avventura.

Spazio quindi a scontri a fuoco, agguati, fughe e inseguimenti fino ad arrivare all’immancabile duello con il coltello, da anni marchio di fabbrica di Ruju che riesce nella mirabile impresa di infilarne uno quasi in ogni storia.

Riguardo al cuore della vicenda, però, sorge spontanea un’osservazione.

L’impressione pressocché totale è che Ruju abbia voluto raccontare l’epopea di Lagarde e che Tex e Carson siano stati inseriti quasi per obbligo e che la loro presenza non sia poi così determinante ai fini dello svolgimento (certo, nello scontro finale servono a fare mucchio, ma al loro posto potevano esserci delle normali giubbe rosse e non sarebbe cambiato molto). Intendiamoci, questa non è la solita, annosa questione delle storie di Tex oppure con Tex (ovvero quelle storie dove il ranger è protagonista assoluto e quelle in cui invece è uno fra i tanti)  ma di quella che è la presenza di Tex all’interno di una storia, quanto emerge della sua figura e il ruolo chiave nella risoluzione della vicenda.

In questo caso la sensazione è che con qualche piccolo accorgimento la storia avrebbe funzionato benissimo anche senza la presenza di Tex.

 

Il gelo e la furia - Tex n.761

 

Lato disegni non possiamo che confermare quanto riportato nella recensione precedente: negli ultimi anni lo stile di Font risultava un po’ invecchiato, o perlomeno debitore della non più verde età del disegnatore spagnolo (classe 1946), mentre qui e anche nell’albo Fratello di sangue scritto da Giorgio Giusfredi il suo stile risulta più fresco, arioso, verrebbe da dire ringiovanito. L’ambientazione nevosa lo ha costretto ad alleggerire molto il suo tratteggio e a lavorare quasi in linea chiara. 

Ne viene fuori un lavoro in salita rispetto alle prove degli anni più recenti, nonché dimostrazione di come Font sia ancora a tutti gli effetti un maestro del fumetto europeo.

 

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1 commento

  1. Le copertine dei Tex disegnate da Claudio villa sono troppo triste e in penombra, lontane ormai da molto tempo da quelle belle immagine colorate e presentate, mentre questo non accade con gli altri Tex.
    Saluti

    Rispondi

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