Il castello del vampiro – Zagor n.676 (novembre 2021)

Scritto da Francesco Benati

1 Dic, 2021

Qualche mese fa vi abbiamo presentato la recensione de Le notti di Londra, la storia doppia di Zagor scritta da Jacopo Rauch e Raffaele Della Monica ambientata a Londra, dove Zagor e Cico sono arrivati sulle tracce del barone Rakosi che vuole insidiare la bella Frida Lang. Ora arriva il seguito con la tripla Il castello del vampiro che si è conclusa da poche settimane. Ai testi abbiamo sempre Rauch, mentre i disegni sono affidati a Walter Venturi.

Squadra che vince non si cambia, si tende a dire. Tuttavia, anche se si cambia qualche componente si vince lo stesso se le basi sono buone. Questo è il caso della storia di Zagor di cui parliamo in questa sede.

 

 

Nell’avventura precedente, Zagor era giunto a Londra sulle tracce di Bela Rakosi, il quale ha catturato la vampira Ylenia Varga e ha preso possesso di Manfred facendone un proprio schiavo. Grazie ad una trappola, Manfred ha infettatto Frida Lang, la quale rischia di trasformarsi in una vampira sotto gli occhi di Zagor e dei suoi amici. L’unica soluzione è un lungo viaggio attraverso l’Europa per uccidere definitivamente Rakosi e impedire così la mutazione di Frida. 

Dopo una breve tappa a Vienna per prepararsi alla battaglia (oggi diremmo che hanno fatto un briefing) i nostri eroi partono alla volta dell’Ungheria per raggiungere il castello di Rakosi, ma le insidie sono in agguato: un gruppo di Farkaskoldòi, uomini trasformati in mostruosi lupi al soldo del vampiro, assalta il treno sul quale Zagor e i suoi amici stanno viaggiando, ferendo gravemente il colonnello Korasi e decimando la scorta. Ai nostri non rimane che proseguire a piedi, trovando un insospettabile supporto negli indipendentisti ungheresi.

 

 

Al sottoscritto le storie con protagonista il vampiro sono piaciute praticamente tutte e questa non fa eccezione: i suoi cinque albi rendono questa lunga saga, benché divisa in due parti, la storia più lunga con protagonista Bela Rakosi, nonché una delle più riuscite sotto ogni punto di vista. Dovendo stilare una mia personale classifica, questa si piazza direttamente al terzo posto dietro alla capostipite, la leggendaria Zagor contro il vampiro di Guido Nolitta e Gallieno Ferri, mentre al secondo posto troviamo Vampyr di Mauro Boselli e Raffaele Della Monica.

(lo spiego di nuovo nel caso servano i sottotitoli: si tratta di una mia personalissima classifica di gradimento, inoltre ritengo che tutte le storie con protagonisti i vampiri siano bellissime, perciò non intendo fare un torto a nessuno degli autori che negli anni si sono cimentati con questo filone)

 

 

Al di là delle mie opinioni sulla storia, analizzando più nel dettaglio l’evolversi della vicenda vediamo che si assiste al consueto moltiplicarsi di personaggi, molti dei quali vanno e vengono una volta esaurita la loro funzione narrativa, come di consueto nelle storie più recenti scritte da Jacopo Rauch, un autore che ormai ha trovato una propria voce all’interno dell’affollato panorama bonelliano. Quindi il colonnello Korasi esce di scena a un terzo della storia, poi subentrano gli ungheresi, i quali anche loro dopo un po’ esauriranno la loro funzione, e così via fino al gran finale. 

Finale che, a differenza di altre situazioni, non si rivela affatto veloce o affrettatto: a ben vedere, tutto lo scontro finale con il vampiro dura più di 40 pagine, 40 pagine di scontri e inseguimenti come non se ne vedevano da un sacco di tempo.

Ed è proprio il vampiro il protagonista principale della storia, perlomeno della conclusione: dopo essere rimasto a lungo nell’ombra, finalmente esce allo scoperto e si rivela essere più forte che mai: non si tratta di un’esagerazione, Rakosi non è mai stato così forte come in questa storia. In passato Zagor è sempre riuscito a combatterlo in qualche modo, mentre qui al primo scontro viene subito sconfitto e per la battaglia finale è necessario che scendano in campo ben quattro personaggi per poter fronteggiare il barone.

Infine, un grande plauso per il ruolo fondamentale che Rauch ha ritagliato per Cico in questa storia: Rauch si è sempre rivelato molto bravo ad utilizzare il pancione messicano, ma non l’aveva mai reso così decisivo per lo sviluppo di un racconto. Un Cico molto nolittiano, quindi, che sa essere divertente e pasticcione, ma capace anche di dimostrare un grande coraggio quando la situazione lo richiede.

 

 

Chiudiamo parlando dei disegni di Walter Venturi. Rispetto a Della Monica, quello di Venturi è uno Zagor più statuario e massiccio e con indosso il giaccone invernale diventa ancora più imponente, ma questo fa parte dello stile del disegnatore romano e nel complesso si può confermare che il personaggio sia pienamente rispettato. Analogo discorso per tutti i comprimari, compreso quel Bela Rakosi di cui tanto abbiamo parlato: benché la rappresentazione si differenzi, almeno in superficie, com’è ovvio che sia, da quella dei disegnatori che l’hanno preceduto, Venturi ha rappresentato degnamente il personaggio e va con merito ad aggiungersi alla lista dei disegnatori che hanno avuto l’onore di dare corpo e volto a uno dei più iconici nemici della saga di Zagor.

Personaggi a parte, Venturi ha svolto un ottimo lavoro in generale per quanto riguarda le inquadrature, il gioco di luci e ombre nelle scene notturne, praticamente tutto l’ultimo albo, con particolare riguardo all’espressività dei protagonisti per i quali sono bastati pochi tratti per fargli cambiare improvvisamente espressione. 

Certo, possiamo stare qui per ore a discutere se in quella vignetta il vampiro è troppo basso, se in quell’inquadratura il volto è deformato, se il seno di Ylenia Varga ha subìto una liposuzione rispetto a quando la disegna Della Monica, ma si tratta di pagliuzze inevitabili in un lavoro di ampio respiro come questo (284 pagine per migliaia di vignette) che non vanno a intaccare l’ottimo risultato portato a casa da Venturi con questa lunga saga.

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3 Commenti

  1. Trovo il tutto straordinario ma assolutamente questa versione del terzo millennio e patetica disegni scarsi sceneggiatura bocciata …dopo il 1972 ..trionfa la ria degli anni 80….qua da. Bocciate tutti …

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  2. Personalmente amavo le storie degli anni 80, erano semplici e più realistiche. Oggi sono molto confusionarie con troppi personaggi.

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    • Le storie degli anni settanta e ottanta per me erano molto divertenti ma conil passare del tempo non ci sono più le belle avventure di un tempo

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