La figlia del mutante – Zagor n.656 (marzo 2020)

Scritto da Francesco Benati

13 Mar, 2020

Con La figlia del mutante entra nel vivo la nuova storia di Zagor, edita sempre dalla Sergio Bonelli Editore, che vede lo Spirito con la Scure fronteggiare una sua vecchia nemica, ovvero Sophie Randall, figlia dell’ancor più vecchio nemico Skull, una creatura dagli spaventosi poteri mentali. Ai testi troviamo il curatore della serie Moreno Burattini, già autore della precedente avventura con Skull e Sophie, mentre ai disegni troviamo la premiata ditta degli Esposito Bros.

Zagor La figlia del mutante

La figlia del mutante – Zagor n.656 

Soggetto e sceneggiatura: Moreno Burattini

Disegni: Esposito Bros

Copertina: Alessandro Piccinelli

Riassunto dell’episodio precedente

Da anni detenuta in un manicomio criminale, Sophie Randall è chiusa in se stessa e giace in uno stato catatonico dal quale nulla sembra svegliarla. A farlo ci pensa l’apparizione, o forse una sua proiezione mentale, del padre Skull, il quale la esorta a portare a compimento la sua vendetta contro Zagor, reo di averlo sconfitto due volte in passato. Evadendo dal carcere in maniera sanguinosa grazie ai propri poteri mentali, Sophie parte verso Darkwood in cerca di vendetta. Nel frattempo, Zagor salva la bella miss Chloe da un gruppo di criminali e apprende della fuga di Sophie. 

Sinossi

Sophie, in marcia a tappe forzate verso Darkwood, comincia a seminare morte alle proprie spalle, iniziando pian piano a godere delle atrocità commesse a danno di persone più o meno inermi. Nel corso del viaggio si imbatte in diverse persone, alcune anche legate a Zagor in modo particolare, come le tre ragazze di Pleasant Point, il celebre trading post di Darkwood. Zagor e Cico sono all’inseguimento della donna, ma arrivano sempre troppo tardi per impedirle di uccidere nuovamente. Finché, l’incontro fortuito con miss Chloe, getta nuova luce sulla faccenda.

La saga del mutante, se così vogliamo chiamarla, è piuttosto particolare nella lunga continuity zagoriana. Se ci si pensa, si tratta di una di quelle saghe che vanno al di fuori del canone ufficiale, in quanto nessuna delle tre avventure che la compongono è uscita dalla magica penna di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, il creatore del personaggio.

La storia capostipite, disegnata da Franco Bignotti, è opera di Marcello Toninelli, lo sceneggiatore che ha letteralmente tenuto in piedi la serie quasi da solo durante gli anni ’80, mentre le due successive, come detto, sono di Moreno Burattini, anche se l’avventura del 2006 è disegnata da Marco Verni

Un aspetto curioso, se vogliamo, visto che in genere i ritorni richiesti a gran voce dai lettori sono quelli di Hellingen, Rakosi, Kandrax o Supermike. 

 

Esposito Bros - Zagor 656

 

Il giudizio sull’albo

Detto ciò, com’è questo albo?

Buono, pur con qualche aspetto che ho gradito poco.

In primis, la trama di base. 

Non che la storia sia brutta, intendiamoci, è che si tratta della classica caccia all’uomo, con l’unica eccezione che qui abbiamo una donna. Magari è un problema mio, ma quando si tratta dei ritorni dei vecchi personaggi ho sempre aspettative elevate e mi aspetto sempre delle storie intricatissime e con un colpo di scena ogni due pagine. 

In secundis, il calcare la mano sul sadismo di Sophie Randall. 

Per farla breve: inizialmente Sophie uccide per necessità, poi, dopo poco, scopre che la cosa le piace e quindi inizia ad ammazzare la gente per il puro gusto di farlo diventando una scheggia impazzita. 

Il punto è che questo viene espresso in maniera esplicita dalla stessa Sophie in più occasioni e poi anche da Zagor, miss Chloe e dagli altri compagni di viaggio. Insomma, diventa tutto piuttosto ridondante, per quanto mi riguarda.

Si parla comunque di gusti personali, quindi è possibile che ad altri la cosa non abbia fatto né caldo né freddo o, addirittura, che non se ne siano nemmeno accorti.

Contrariamente, invece, al sentire di diversi lettori zagoriani, a me lo splatter di questa vicenda non ha affatto turbato, anzi, è funzionale a mostrare la progressiva perdita di senno di Sophie (ecco, a proposito della già citata ridondanza, a me basterebbero queste scene per capire che la fanciulla è diventata una mina vagante, ma tant’è), senza contare che su Zagor, anche decenni or sono, ci sono state scene molto più sanguinose e violente di quelle che si vedono in questo albo.

Nel complesso, però, Burattini è stato bravo a gestire la fuga di Sophie Randall e a ideare alcune trovate per il suo viaggio, come quella degli uomini in cerca di una pistola, e la sua sceneggiatura raggiunge l’apice nella parte finale, quando Zagor interviene per salvare gli uomini che, ipnotizzati, si stanno per gettare da una rupe. 

Magari nessuno se ne è accorto, ma questa scena mette in mostra tutta l’umanità, per quanto eccezionale, di Zagor: egli non riesce a salvare tutti i minatori spinti al suicidio, infatti la maggior parte finisce sfracellata nel burrone. Pur essendo riuscito a bloccare (a suon di sganassoni) gli altri ipnotizzati, Zagor è comunque disperato per non aver potuto fare di più.

Una bella dimostrazione di umanità da parte di Burattini, al quale è stato rimproverato, spesso ingiustamente, di aver dato vita ad una specie di Zagor robot, quasi insensibile e al limite del superumano.

Zagor - Esposito Bros

 

I disegni degli Esposito Bros

Bene anche gli Esposito Bros. Alla loro quarta prova consecutiva nel giro di pochi anni, delle quali ben tre sulla serie regolare, gli Esposito sono ormai delle colonne portanti della serie e alle loro matite e ai loro pennelli sono state affidate alcune storie che prevedevano il ritorno sulle scene di diversi personaggi del passato più o meno recente di Zagor.

Questa volta l’impressione è che alcuni loro difetti recenti, tra i quali si annoverano alcune membra sproporzionate durante le più concitate scene d’azione, siano stati limati e quindi il lavoro generale si mostra più preciso e coerente.

In alcune scene, soprattutto quelle più movimentate, il loro Zagor paga un pegno fortissimo al Tarzan di Joe Kubert, di sicuro una delle rappresentazioni più riuscite dell’eroe di Edgar Rice Burroughs. Questo pagare pegno io lo vedo come un giusto e doveroso tributo ad un personaggio senza il quale Zagor non esisterebbe, non certo come un limite. 

Ottima anche la loro Sophie Randall, perfetta rappresentazione di una bellissima donna sul baratro della follia. 

Insomma, al netto di qualche difetto, che comunque non mi ha guastato la lettura, la parte centrale di questa storia risulta positiva. Il finale dovrebbe avvenire con il prossimo albo, il quale riporta in scena, a meno di un anno di distanza, il sakem dei Mohawk Tonka.

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