Il condottiero di Calabria – Dampyr n.239 (febbraio 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

13 Feb, 2020

Harlan torna in visita in Italia e ancora una volta tra le pieghe della storia della nostra penisola gli autori di Dampyr inseriscono in modo sensato l’azione di personaggi ultra-umani come in questo caso il Maestro della Notte Vrana che abbiamo visto in azione per la prima volta ne La terra delle aquile, Speciale Dampyr 13 uscito nell’ottobre del 2017.

Ad ordire la trama abbiamo l’esperta penna di Claudio Falco (ormai il secondo sceneggiatore per numero di pagine nella ventennale storia editoriale di Dampyr alle spalle dello staccatissimo e irraggiungibile Mauro Boselli) che del resto era già stato soggettista e sceneggiatore dello Speciale Dampyr 13 di cui sopra.

 

 

Il Condottiero di Calabria – Dampyr n.239

Soggetto e sceneggiatura: Claudio Falco

Disegni: Francesco De Stena

Copertina: Enea Riboldi

Vale la pena ricordare per sommi capi che in quella occasione Harlan e soci avevano fatto conoscenza di due Maestri della Notta, Horvath, spietato e senza scrupoli e direi – con un aggettivo archetipico – gorkesco (il riferimento è a quel Gorka, primo Maestro della Notte affrontato e ucciso da Harlan nella sua prima avventura: un personaggio negativo, violento per cui non si può provare nessuna forma di empatia), e il Conte Vrana, un Maestro della Notte più riflessivo e misurato (se mai si possono usare questi termini per questi arcivampiri…), con aspetti quasi umani e quindi paragonabile a personaggi come Draka senior, Amber, Araxe… Ovviamente in quella occasione a lasciarci le penne fu Horvath, mentre il Conte Vrana sfruttò a proprio vantaggio i poteri del Dampyr per eliminare il rivale.

Ora passati degli anni, Falco recupera la pista ‘albanese’ spostando però il centro della vicenda in Calabria e in mezzo alla comunità Arbëreshë, ossia gli eredi degli albanesi giunti in Italia guidati dal condottiero militare Skandeberg nel 1461 e lì insediatisi con vincoli feudali.

 

La storia de Il condottiero di Calabria

Fatte queste premesse, forniamo ora una breve sinossi della vicenda o meglio degli elementi che compongono la vicenda senza cadere in inutili spoiler per chi non avesse ancora letto l’albo. La comunità Arbëreshë e in particolare la bella proprietaria terriera Sara Greco è minacciata dagli uomini della ‘Ndrangheta calabrese manovrati a distanza dal boss Salvatore Marasco, latitante in Germania ad Amburgo. Come già in passato il Conte d’Altafoglia, ossia il Conte Vrana, torna in aiuto del suo popolo e insieme al suo fidato non-morto Marnesh vuole mostrare al boss criminale che sul territorio degli italo-albanesi non può pensare di allungare la sua mano.

Come già successo nella vicenda dello speciale Dampyr 13, l’intervento di Harlan avrà quindi delle caratteristiche particolari: chi è il cattivo da sconfiggere? Vrana o il boss malavitoso? Chi fa più violenza agli altri uomini? Il braccio armato di Salvatore Marasco o Vrana che ha smesso da secoli di nutrirsi di sangue umano?

Un dilemma non da poco in cui tra l’altro l’agire di Dampyr e soci comporta per loro il rischio di venire considerati uomini di qualche altro capo criminale desideroso di imporre il proprio dominio sul territorio.

Vrana si conferma un personaggio interessante quasi malinconico che potrebbe essere riutilizzato nel futuro (chissà…) o nel passato; è altrettanto ben delineata la figura del suo fidato assistente non-morto Marnesh a cui viene concessa una libertà di azione e di pensiero sicuramente non comune (oltre a Tesla, mi vengono in mente immediatamente Bugsy Siegel o anche la più rapida presenza del Dio del Massacro in Dampyr 206).

Falco insomma continua a lavorare su storie autoconclusive che però hanno sempre la possibilità (o di fatto sono già pensate così) di portare a sviluppi ulteriori in una sorta di sotto-continuity falchiana ben individuabile nella macro-continuity dampyriana.

L’esordio di Francesco De Stena come disegnatore di Dampyr

Sul fronte dei disegni un plauso va a Francesco De Stena, che dopo la prova su Le Storie ne Il cuore di Lombroso (fumetto che ha inaugurato le recensioni del nostro blog), è stato arruolato nella banda di artisti di Dampyr, un gruppo che sempre di più unisce firme storiche e direi della prima ora (Majo, Luca Rossi e Genzianella) ad autori emergenti di già indubbio valore (penso agli ultimi tre Dampyr con Longo, Gualandris e appunto De Stena).

Le capacità di lavorare sul chiaroscuro così essenziale in una serie horror come Dampyr e nello stesso tempo la cura per il realismo storico del contesto richiede autori capaci e preparati da tanti punti di vista (non basta la tecnica, bisogna aver studiato la saga dell’ammazzavampiri, aver letto libri e guardato film della storia dell’horror e del fantasy o quantomeno essere disponibili nel seguire le references fornite ad aggiungere altro materiale proprio per rispettare la ricerca della verosimiglianza tipica di questa seria).

Se mi posso permettere, con tutti debiti distinguo del caso, l’Harlan di De Stena guarda a quello di Majo e prova a riprenderne la lezione. Non tutto funziona magari perfettamente (Kurjak in particolare), ma siamo su livelli molto alti e c’è da aspettarsi altre prove convincenti in futuro!

 

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