La furia di Makua – Tex n. 709

Scritto da Francesco Benati

1 Dic, 2019

Con La furia di Makua si conclude l’ultima storia di Tex, in attesa della prossima avventura che inizierà a dicembre. I testi sono di Pasquale Ruju e i disegni di Alfonso Font.

Riassuntone: questa storia si riallaccia a Mezzosangue, vecchia saga in due albi uscita nel 2012 ad opera dello stesso duo di autori. In quell’occasione, Tex si scontrava con un giovane mezzosangue Apache di nome Makua, il quale era diventato un pistolero dalla parte sbagliata della Legge. Resosi conto che il buon Makua non era affatto quella carogna che sembrava, il ranger lo ha graziato permettendogli di redimersi in galera. Tutt’altro che sfortunato, insomma, visto che la maggior parte degli avversari di Aquila della Notte sconta la propria pena spalando carbone nelle caldaie di Satanasso.

 

 

La furia di Makua – Tex n. 709

Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Alfonso Font

Copertina: Claudio Villa

Ora, Makua è di nuovo libero, ma la pace sembra essere ancora lontana per lui: uscito di prigione, Tex lo ha aiutato a ricongiungersi con una tribù composta da indiani di varie nazioni, un luogo dove il giovane può ricominciare una nuova vita, ma gli intrighi sembrano non finire mai. Mateo, un furibondo capo Apache, sta avviando una nuova ribellione e per farlo non esita a sterminare chiunque gli si opponga. Per fortuna Tex e Carson si mettono sulle sue tracce e cercano di fermarlo. Anche Makua, il quale si è visto il proprio tentativo di rinascita brutalmente stroncato a colpi di fucile, è in azione per riprendere a sparare.

Alla fine della recensione dell’albo precedente avevo lasciato un po’ in sospeso il giudizio, riservandomi di valutare meglio l’intera storia una volta che fosse finita.

Ecco, ora che l’ho letta tutta posso dire che la devo bocciare. 

Non è brutta, eh, intendiamoci, però mancano quei lampi di genio che sono abituato a leggere sulle pagine di Tex. 

Ruju, del quale sono da sempre un accanito estimatore, è andato sul sicuro proponendo una trama chiara, semplice e lineare, improntata sul classicismo più sfrenato (il sudovest, le ribellioni indiane, ecc.) e si è lanciato nella consueta buona gestione dei ritmi e dei tempi. Basti notare come il finale non sia affatto costipato in poche tavole, ma si dipani in più pagine permettendo alla storia di respirare. 

Ciononostante, il pathos sembra mancare e anche lo scontro finale non regala quel sussulto in più nel quale abbiamo sperato fino all’ultimo.

In special modo, la colpa di tutto questo la possiamo rintracciare nell’antagonista Mateo. 

 

 

Ridicolo e spocchioso oltre ogni limite, il capo ribelle non fa mai realmente paura, non è mai realmente un pericolo per i nostri eroi e, in definitiva, è un po’ un Cane Giallo, cattivo creato da GL Bonelli nella storia-capolavoro Gli eroi di Devil Pass, in tono minore.

Magari è un effetto involontario, oppure Ruju ha caratterizzato il personaggio proprio a questo scopo, per renderlo ciò che realmente è, ovvero un megalomane cui manca qualche rotella. Quale che sia la verità, in entrambi i casi Mateo non lascia il segno e difficilmente ci ricorderemo di lui negli anni a venire.

Fino a qui, però, avremmo anche potuto approvare la storia. In fondo, il ritmo e i dialoghi ci sono, Tex e Carson sono sempre in primo piano e così via. 

A trascinare l’avventura sul fondo ci pensano i disegni di Font.

 

 

Non sono mai stato un detrattore del celebre disegnatore spagnolo, anzi, ne ho sempre rimarcato i pregi (e, lo anticipo già, parlerò molto bene di lui per quanto riguarda la storia dell’ultimo Color Tex appena uscito), ma questa volta il pollice è verso. 

Forse è stata la velocità di lavorazione, forse non è entrato in sintonia con la trama oppure si tratta di una scelta stilistica ben precisa che io non sono stato in grado di capire appieno, però ammetto che questa volta non riesco a promuoverlo.

Personaggi piccoli, quasi stilizzati e caricaturali. Certo, si potrà dire che sono caratteristiche di Font sin dagli esordi, ma qui mi sembra tutto molto più accentuato, molto fuori dai soliti canoni di Tex.

Magari sono io che non lo so capire e altri invece hanno apprezzato il lavoro svolto, chi lo sa.

Per ora, posso solo riconoscere che questa doppia avventura non mi è piaciuta. 

Pazienza, so già che avrò modo di rifarmi sin dal prossimo albo, visto che si riforma la coppia composta da Claudio Nizzi e Lucio Filippucci per una storia, di nuovo, a base di indiani infuriati.

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