La giustizia di ‘Wandering’ Fitzy – Color Zagor 7 (agosto 2018)

Scritto da Francesco Benati

28 Lug, 2018

Contrariamente al solito, vi presentiamo la recensione del nuovo Color Zagor La giustizia di Wandering Fitzy, edito da Sergio Bonelli Editore, con qualche giorno d’anticipo. Abbiamo infatti avuto la possibilità di leggerlo in anteprima grazie all’incontro tenutosi giovedì 26 luglio al Bonelli Point del Mondadori Megastore in Via Marghera a Milano. A questo incontro erano presenti, fra gli altri, lo sceneggiatore Giorgio Giusfredi (a sua volta autore del nuovo albo di Dampyr Pianeta di sangue) e il disegnatore Mauro Laurenti.

La collana Color Zagor è stata varata nel 2013 e da allora ha ospitato prima annualmente e poi, dal 2017, semestralmente, un’avventura inedita e completa di Zagor realizzata a colori al posto del canonico bianco e nero. Peculiarità del Color Zagor, è stata quella di presentare un’avventura che puntasse i riflettori su un diverso comprimario del microcosmo zagoriano. Abbiamo avuto il capitano Fishleg, il vichingo Guthrum, Guitar Jim e tanti altri.

 

 

La giustizia di ‘Wandering’ Fitzy – Color Zagor 7

Soggetto e sceneggiatura: Giorgio Giusfredi

Disegni: Mauro Laurenti

Colori: GFB Comics

Copertina: Alessandro Piccinelli

Il Color estivo di quest’anno era particolarmente atteso perché il comprimario sarebbe stato Nathaniel Fitzgeraldson, in arte Wandering Fitzy, il maestro e mentore (e secondo padre) di Patrick Wilding quando ancora non si faceva chiamare Zagor.

Finora Fitzy è comparso in sole due storie e solamente in flashback (più qualche altra breve apparizione in sogno limitata a poche pagine o addirittura poche vignette): la prima è Zagor racconta di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, autentica pietra miliare della saga in cui viene raccontato il tragico passato di Zagor e gli eventi che lo hanno convinto a diventare un portatore di pace e giustizia; la seconda è La leggenda di Wandering Fitzy, una bella storia di Moreno Burattini, attualmente curatore della serie, comparsa su uno Speciale di circa venti anni fa.

Entrambe le storie sono state disegnate dal compianto Gallieno Ferri, il creatore grafico di Zagor, copertinista fino al 2016, anno della morte, e disegnatore di migliaia e migliaia di pagine del personaggio cui ha legato indissolubilmente il proprio nome e la propria carriera.

 

 

Il personaggio di Fitzy è forse il più importante fra i comprimari di Zagor, addirittura più del messicano Cico, perché è l’uomo che ha insegnato al futuro Spirito con la scure tutte le cose necessarie per renderlo la persona che è diventata e, cosa più importante, gli ha trasmesso il suo senso di giustizia, che è quello che anima Zagor ad ogni sua avventura.

Per queste ragioni, il Color Zagor dell’estate 2018 era particolarmente atteso dalla platea degli zagoriani.

A scriverlo è Giorgio Giusfredi, qui al suo esordio da solista. La sua prima avventura zagoriana, risalente al 2014, è Il signore dell’isola, storia non particolarmente lunga ambientata nelle isole Falkland e realizzata in coppia con Maurizio Colombo per i disegni di Gallieno Ferri. Giusfredi è redattore Bonelli a tempo pieno e collabora con Mauro Boselli a Tex e a Dampyr. L’anno scorso ha pubblicato ben tre storie dell’ammazzavampiri di casa Bonelli, con una quarta in uscita in questi giorni, mentre ha pubblicato una storia breve per il Color Tex autunnale. Un giovane autore, insomma, ma con tutte le carte in regola per fare bene.

Ai disegni, Mauro Laurenti, colonna portante di Zagor dai primissimi anni ’90 e recentemente rivisto nella bella storia Il ritorno di Blondie. A Laurenti spetta il non facile compito di riportare sulle scene Wandering Fitzy, personaggio che, a mia memoria, finora è stato ritratto sempre e solo da Gallieno Ferri.

 

 

Sinossi: Zagor rievoca con l’amico Cico e con Adah, una donna cieca, un’avventura che lo ha visto protagonista quando era ancora un ragazzo e viveva con Wandering Fitzy. Al centro di questa avventura c’è Percy, un ragazzo timido e sensibile nato con una malformazione alla bocca che gli ha fatto guadagnare il soprannome uomo che ride. Disprezzato e umiliato dai propri coetanei, Percy finisce coinvolto in un’accusa di omicidio perché alcuni uomini sono stati orrendamente mutilati e la mutilazione ricorda molto le fattezze del ragazzo. Il giovane Patrick Wilding e il suo mentore Fitzy non credono alla sua colpevolezza e decidono di intervenire per scovare il vero colpevole.

La trama generale vi ricorda qualcosa?

Io, già dopo una manciata di pagine, ho provato un tuffo al cuore da restarci secco sul posto: un adattamento de L’uomo che ride di Victor Hugo, per me il più grande autore mai esistito nell’universo, in salsa zagoriana? Non l’avrei mai creduto possibile, eppure era lì, si dipanava davanti ai miei occhi. Punto per punto, la trama del romanzo di Hugo viene rispettata quasi in toto, salvo qualche inevitabile variazione.

Se Percy è Gwynpaine e Adah è Dea, allora Giorgio Giusfredi è Victor Hugo?

Non proprio, però il senso di tragedia che aleggia sull’intera opera deve molto al lavoro del leggendario romanziere francese, il quale scrisse L’uomo che ride durante l’esilio ai tempi di Napoleone III.

Hugo a parte, Giusfredi si rivela bravissimo a coniugare l’adattamento di un romanzo certamente molto tragico, con le atmosfere di Darkwood e quello che emerge è un racconto drammatico e avventuroso nel pieno rispetto della tradizione zagoriana.

Ambientato nel periodo immediatamente precedente a Zagor racconta, questo Color presenta una struttura in cinque atti (compresi di prologo ed epilogo) che rientra perfettamente nelle 130 pagine dell’albo senza dare l’impressione di essere una storia affrettata o tirata via, come a volte succede nel caso dei Color. Giusfredi studia il ritmo del racconto con il misurino e la lunga palestra sotto lo sguardo severo di Mauro Boselli si fa notare. Il suo lavoro è preciso e correttamente studiato, ma cosa ancora più importante, ha centrato perfettamente la figura di Fitzy, il quale è presentato come uno Zagor più vecchio e saggio.

Le parole che Fitzy ripete sempre al giovane Patrick sono quelle che poi il futuro Zagor ripeterà a chiunque incontrerà e, con il passare delle pagine, il tema della storia verterà sempre più da quello del diverso a quello della giustizia.

La giustizia di Wandering Fitzy è quella che ferma le uccisioni, che soffoca le vendette personali e che ristabilisce la pace. Il dramma raccontato da Zagor nelle prime pagine dell’albo, in cui rievoca la propria vendetta contro gli Abenaki colpevoli di avergli ucciso i genitori, è emblematico: Zagor si vendica certamente di un torto, ma lo fa infliggendo a sua volta dei torti ancora più grandi. Zagor è diventato orfano per colpa degli Abenaki e del loro pastore Salomon Kinsky, ma quanti orfani ha creato Zagor con la propria vendetta? Forse qualcuno di loro in futuro vorrà vendicarsi a sua volta.

E se Zagor dovesse soccombere, poi saranno i suoi amici a vendicarlo. E così via, in un turbine infinito.

Wandering Fitzy, pur potendo uccidere il vero assassino, sceglie di risparmiarlo per fermare una possibile catena di uccisioni e lascia che sia la giustizia a fare il suo corso, anche se per fare questo perde l’amore della propria compagna.

Per questo non si può non fare i complimenti a Giorgio Giusfredi per il bellissimo albo che ha realizzato per tutti gli zagoriani, zagoriani che non potranno fare a meno di amare questo volume così come ho fatto io per tutto il tempo della lettura.

E magari si recupereranno L’uomo che ride di Hugo, che è cosa buona e giusta!

 

 

Applausi a scena aperta anche per Mauro Laurenti, il quale confeziona un buon lavoro dall’inizio alla fine, anche lui centrando appieno la figura di Fitzy e rispettando in pieno il canone ferriano, anche se, come lui stesso ha ammesso, ci ha messo del suo per rendere Fitzy un po’ più energico e autorevole di quanto non fosse già. Laurenti sa come farsi apprezzante anche senza mettere donne discinte in primo piano, pur non rinunciando a un’immagine un po’ piccante a metà albo: senso della narrazione, leggibilità completa e regia delle vignette praticamente perfetta. Abbiamo avuto ben due opere di Laurenti in questo 2018, speriamo di non dover aspettare anni e anni per avere qualcos’altro perché se ne sente già la mancanza.

Menzione d’onore anche per i colori, un po’ più vivaci del solito. Certo, i Color di casa Bonelli, purtroppo, si attengono quasi tutti alla rigira regola del il cielo è blu e l’erba è verde, ma qui è tutto grasso che cola, se consideriamo la piattezza dei primi numeri di questa collana.

Altro grande apprezzamento va alla superba copertina di Alessandro Piccinelli, sempre più a suo agio con le atmosfere dello Spirito con la Scure. Il suo Zagor ragazzino è semplicemente stupendo e l’accostamento tra lo Zagor adulto e Wandering Fitzy è geniale. A vederli insieme, sembra quasi che Wandering Fitzy sia una rappresentazione di Zagor in età maturo.

E, chissà, forse un giorno leggeremo una storia in cui Zagor avrà cinquant’anni e avrà un look molto simile a quello del suo vecchio mentore.

Dovendo concludere questa recensione, posso solo dire che questo è indubbiamente il miglior Color Zagor mai realizzato, a pari merito con L’antica maledizione, opera postuma di Gallieno Ferri. Si tratta di un Color che va a scavare a piene mani dell’essenza stessa dell’etica zagoriana e la ripropone in gran forma al pubblico moderno.

Un buon modo per ricordarci il motivo per il quale tutti noi amiamo Zagor e continueremo ad amarlo.

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1 commento

  1. Bellissima storia! Non era facile cimentarsi con questo tipo di storia e con un personaggio del genere. Eppure lo scetticismo iniziale è stato spazzato via da un racconto davvero bello e ben riuscito. Una lieta sorpresa! Personalmente mi erano piaciuti molto anche i primi due color. Ottima recensione in ogni caso.
    Ciao!

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