I cosacchi dello Yukon – Maxi Zagor 33 (maggio 2018)

Scritto da Francesco Benati

16 Giu, 2018

Ecco la recensione di I cosacchi dello Yukon, recentissimo Maxi Zagor in edicola da un paio di settimane ed edito dalla Sergio Bonelli Editore. Ai testi troviamo Mirko Perniola e ai disegni il rodatissimo Marcello Mangiantini.

Doverosa premessa: il mio consiglio è, se non lo avete fatto, di recuperare il Maxi Terre fredde (trovate la recensione qui) di Jacopo Rauch e dei fratelli Di Vitto. I motivi sono essenzialmente due: il primo è che si tratta di un volume molto bello. Il secondo è che in quell’albo iniziava una breve trasferta che porterà lo Spirito con la Scure nell’estremo ovest degli Stati Uniti.
Ergo, prima di leggere questo Maxi sarebbe doveroso recuperare quello di gennaio perché è lì che inizia la saga. Per carità, questo volume è leggibile autonomamente, ma se volete sapere come mai Zagor si trova così lontano da Darkwood, beh, forse vi converrebbe leggere l’albo precedente.

 

 

I cosacchi dello Yukon – Maxi Zagor 33

Soggetto e Sceneggiatura: Mirko Perniola

Disegni: Marcello Mangiantini

Copertina: Alessandro Piccinelli

La decisione di posizionare questa breve trasferta nei Maxi si deve, sostanzialmente, a due fattori strettamente collegati: il primo è che pochi anni fa è terminata la più lunga trasferta zagoriana di sempre, quasi tre anni e mezzo e a breve ne uscirà un’altra, ambientata in Europa. Troppe trasferte, insomma, se si conta che un tempo erano molto più diluite nel tempo. Il secondo motivo, strettamente connesso al primo, è che, strano ma vero, non tutti amano le incursioni zagoriane fuori da Darkwood.

Perfettamente comprensibile, per certi aspetti anche giusta, la decisione di mettere questa breve trasferta al di fuori della serie regolare.
Veniamo ora a parlare di questo I cosacchi dello Yukon, corposo volume di quasi 300 pagine che si riallaccia a fatti realmente accaduti. Dovete sapere, infatti, che l’Alaska non è sempre stata degli USA, un tempo era dominio russo. Trattandosi di una landa fredda e desolata, alla lunga gli stessi russi se ne sono stufati e l’hanno venduta agli Stati Uniti per un tozzo di pane. Peccato che pochi anni dopo la cessione, in quelle terre siano state trovate immense ricchezze. Oltre al danno la beffa, insomma.

 

Zagor si imbatte nel principe Alexis, giovane nobile russo ormai cresciuto, con il quale ha vissuto una drammatica avventura scritta da Guido Nolitta e disegnata da Franco Donatelli degli anni ’70 intitolata Agli ordini dello zar. Alexis viene a sapere che la sua colonia natale è soggiogata da un terribile despota che la governa con il pugno di ferro ed è intenzionato a liberarla, pur senza voler riprendere il trono. Zagor, spalleggiato dal fido amico Cico, decide di unirsi ad Alexis nella sua lotta per liberare la colonia.

Facciamola breve: l’albo mi è piaciuto. La sceneggiatura di Mirko Perniola, già attivo da diversi anni, e con ottimi risultati, sulle pagine di Nathan Never, è precisa e scivola via senza il minimo intoppo. Nello specifico, Perniola si dimostra bravo, ma questo già lo sapevamo, nel gestire i tempi della storia. Pur dovendo rispettare una gabbia obbligata, se l’è cavata benissimo riuscendo a variare il ritmo del racconto alternando, nella migliore tradizione zagoriana, momenti d’azione ad altri più rilassati e senza cadere nella solita trappola del finale accelerato.

Applausi meritati, insomma. Non essendo una presenza fissa nella serie, a differenza che, ad esempio, sul Musone di casa Bonelli, Perniola può saggiamente fregiarsi del titolo di guest star di lusso.

 

Discorso analogo per i disegni di Marcello Mangiantini. Veterano della collana con quindici anni di militanza e migliaia di pagine pubblicate sul groppone, Mangiantini è uno di quei jolly cui puoi affidare praticamente tutto. Se escludiamo alcuni scivoloni, probabilmente dovuti alla velocità d’esecuzione (teniamo conto che il buon Marcello ha realizzato questo Maxi impiegando metà del tempo rispetto a un disegnatore normale), quella di Mangiantini è una prova più che dignitosa che contribuisce a mantenere stabile la sua buona media.

Dispiace solo che in diversi (meno di quanto possa sembrare a prima vista) abbiano espresso un parere negativo sul lavoro di Mangiantini solo e soltanto per una sua presunta lontananza dal modello dello storico Gallieno Ferri e non, invece, sul suo reale valore. D’accordo, non staremo celebrando il nuovo Toppi o il nuovo Micheluzzi, ma non si può negare l’abilità di Mangiantini.

 

 

Per quanto mi riguarda, per Mangiantini io ho una stima infinita. Non è un virtuoso del disegno o una rockstar del fumetto (ebbasta, che andavano bene a metà anni ’00, adesso hanno ampiamente rotto gli zebedei) che va a Lucca Comics con il codazzo di fan adoranti al seguito, bensì è uno di quei cari, onesti disegnatori di una volta che stavano chini sul tavolo da disegno a macinare pagine su pagine con costanza e dedizione. Forse non ha mai realizzato tavole così imponenti da lasciarmi a bocca aperta, ma, allo stesso tempo, non mi ha praticamente mai deluso.

Come si soleva dire negli anni ’90: massimo rispetto!

Tirando le somme, ci troviamo di fronte ad un buon Maxi Zagor che tiene alta la bandiera di questa collana, troppo a lungo trattata come una riserva indiana per le storie meno riuscite e che, da un paio d’anni a questa parte, ha saputo fornire alcune delle migliori storie dello Spirito con la Scure.
E voi cosa ne pensate? Venite a dircelo anche nel gruppo Facebook L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor)!
Per le recensione degli altri Maxi Zagor seguite i link qui sotto:

 

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