Dollari insanguinati – Tex nn.782-783 (dicembre 2025 – gennaio 2026)

Scritto da Francesco Benati

4 Feb, 2026

Causa le festività natalizie e qualche intoppo inaspettato, ecco a voi la recensione di Dollari insanguinati, l’ultima storia di Tex mensile eccezionalmente in formato completo, quindi comprendendo anche la seconda parte I comancheros di Fort Harper uscita a inizio gennaio, sempre per la Sergio Bonelli Editore. Ai testi troviamo il veterano Pasquale Ruju e ai disegni l’altrettanto veterano Alfonso Font.

 

Dollari insanguinati – Tex nn.782-783

Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Alfonso Font

Copertine: Claudio Villa

In questa storia si intrecciano più vicende: innanzitutto quella di Vivien, bella donna in fuga assieme alla figlia dal suo ex compagno, un bandito di nome Hanger che vuole mettere le mani su di lei e sul cospicuo bottino dell’ultima rapina all’agenzia indiana. Proprio su questa rapina stanno indagano Tex e i suoi pards, per l’occasione al gran completo. I primi sospettati sono gli indiani Paiutes del capo Tateh, subentrato al precedente. A sua volta si innesta un altro binario, quello dell’indiano Nakash, testa calda desideroso di farsi valere in battaglia e per nulla tollerante nei confronti degli uomini bianchi.

 

 

A Ruju spetta, sia pure involontariamente, l’arduo compito di chiudere il 2025 e aprire il 2026 e lo fa con una storia che, pur con qualche momento interessante, si rivela essere, a parere di chi scrive, una delle meno riuscite in questa sua carriera texiana i cui albori risalgono a circa venti anni fa. Ruju mette in scena una storia noir, genere nel quale notoriamente eccelle, dove infila tutti gli elementi più caratteristici: il boss/gangster, la bella pupa in fuga con il bottino e con l’amante (il bandito Brendan, ovviamente ben più piacente del capo e destinato ad andare incontro a un triste finale), la guerra tra bande (in questo caso i comancheros del secondo albo e i Piutes). 

L’aspetto più problematico, se così vogliamo dire, è che a questa mistura manca un elemento fondamentale: Tex e i suoi pards, i quali sono presenti sulla scena, eppure è come se fossero assenti dato che la loro importanza sulla trama è minima. I veri protagonisti, cioè coloro che agiscono, sono Vivien, Hanger e Nakash, mentre Tex e i pards reagiscono alle loro azioni. Sono al traino, insomma.

Questo non sarebbe neppure un difetto in quanto tale se non fosse che ultimamente sono diverse le storie di Ruju che presentano un’impostazione simile (si pensi a La pattuglia scomparsa o L’orrendo massacro), mentre chi scrive ricorda benissimo che storie anche solo di alcuni anni fa avevano una struttura ben diversa, con Tex e i pards al centro delle vicende, seppur spalleggiati da comprimari di spessore. La conseguenza ovvia è che gli snodi di trama si possono indovinare con svariate pagine di anticipo e, sebbene la riconoscibilità sia la cifra stilistica di Tex, il gusto della lettura ne risente.

 

 

A questo punto si inserisce una nota personale: chi scrive per anni è stato felicissimo di vedere arrivare nelle edicole il Color Tex, prima singolo e poi doppio, il cartonato alla francese, prima singolo e poi doppio, il doppio Maxi, il Magazine, il Bis, eccetera. Tuttavia viene da chiedersi se questa overdose di uscite non stia danneggiando la collana nel suo insieme: a un numero di autori relativamente ristretto è stato chiesto di aumentare in maniera spropositata la produzione, ma è ovvio che se in passato venivano proposti dieci soggetti e ne venivano approvati cinque era plausibile che quei cinque fossero sufficienti a riempire la programmazione. Con l’aumento delle uscite è inevitabile che su dieci soggetti ne vengono approvati otto o nove perché sono necessari a riempire la programmazione. La conseguenza che possiamo ipotizzare è che soggetti che in precedenza sarebbero stati scartati ora vengano accettati per necessità e che gli sceneggiatori siano costretti a lavorare a ritmi molto più sostenuti. Un calo della resa complessiva, quindi, è più che plausibile.

 

 

Sul versante disegni, il discorso è altrettanto complesso: per quanto il rispetto per il maestro Font sia sempre immenso per tutto quello che ha fatto in quasi trent’anni di carriera texiana (per non parlare di tutto ciò che ha realizzato in precedenza), questa prova è una delle meno riuscite degli anni recenti. Sebbene il tocco del fuoriclasse ogni tanto si veda ancora, soprattutto nella rappresentazione di Vivien, è evidente la difficoltà nel reggere il giusto livello per tutte le 220 pagine della storia. La speranza, sia messo agli atti, è che si sia trattato di una difficoltà momentanea, magari è stata una storia disegnata di fretta a causa degli impellenti tempi di scadenza, ma anche qui si apre un nuovo fronte: Font è un disegnatore estremamente veloce per la media dei disegnatori di Tex, quindi si tratta di una risorsa insostituibile data la grande quantità di uscite targate ranger.

Una storia quindi poco convincente che chiude un’annata e ne apre un’altra in maniera tutt’altro che rosea. Confidiamo che sia solo un periodo di assestamento della serie e che non sia invece il mostrare la corda del proliferare delle uscite.

 

Ti potrebbero interessare

0 commenti

Verificato da MonsterInsights